venerdì 11 marzo 2016

CENNI DI STORIA DEL PROFUMO

Tapputi Belatekallim è considerata essere la prima profumiera della storia: era menzionata in una tavoletta cuneiforme risalente al II millennio a.C. e ritrovata in Mesopotamia. Ella usava fiori, olio, calamo con mirra, balsamo e papiro. Aggiungeva acqua e quindi distillava e filtrava più volte. Questa è la più antica testimonianza che possediamo di una preparazione cosmetica.


Scavi archeologici condotti nella valle del Giordano hanno portato alla luce boccette (in vetro, alabastro, ceramica) e strumenti (pettini e fermagli); già si impiegava l’henné per tingere i capelli. Le boccette erano usate per contenere profumi, formati da olio d’oliva ed erbe aromatiche: incenso, mirra, cinnamomo, aloe, giglio, nardo, melograno.
I profumi erano usati dagli israeliti per l’igiene personale, per profumare l’ambiente, per aromatizzare cibi e bevande (vino), per le cerimonie nel tempio (incenso: Ps 141,2) e per la sepoltura (mirra).
Profumo (= shemen) soave è il tuo nome (= shem) - Ct 1,3: il profumo è il nome olfattivo della persona, talmente importante che distingue la persona. Il profumo era importante quanto il nome.
Reach (= fragranza, che dà al profumo l’odore principale) conserva la stessa radice di ruach (= respiro, spirito, soffio vitale).
Con gli oli profumati si ungeva il capo di un ospite in segno di cortesia ma anche contro l’azione dei raggi solari, per idratare la pelle.

Oli profumati (di lavanda, ad esempio) erano usati anche dalle patrizie romane per il rito mattutino del bagno, durante il quale erano aiutate dalle schiave (cosmetae).

A Teofrasto dobbiamo il trattato: Gli odori, il primo manuale di profumeria antica (III sec. a.C.), ripreso da Plinio il Vecchio e da Ateneo di Nacrauti.

Il Rinascimento riscopre i fasti del mondo antico, dopo i secoli del Medioevo (durante i quali si intensificheranno i commerci con l'Oriente, da cui giungeranno in Europa nuove fragranze), e segnerà l’epoca d’oro del profumo. Celeberrimi erano i profumieri fiorentini alla corte di Caterina De’ Medici: Renato Bianco, detto René Le Florentin era il più famoso (anche per storie poco chiare di venefici).


Durante il Barocco e oltre, molte fragranze erano usate per profumare abiti, parrucche e ambienti. I profumieri italiani dominano ancora la scena europea: nel 1710, Giovanni Feminis inventa l’acqua di Colonia.

Generalmente un profumo era costituito da una miscela di alcool etilico e oli essenziali; le varie componenti forniscono (tuttora): 
  • note di testa, che si percepiscono subito (più volatili: agrumi); 
  • note di cuore, che costituiscono la parte caratterizzante (rosa, gelsomino, mughetto, pesca);
  • note di fondo, che emergono per ultime (un tempo si usavano resine naturali, oggi sostituite da ambroxan e cumarina).
    Nel 1868, il chimico inglese William Perkin sintetizzò la cumarina (dall’odore di fieno): gli odori cominciarono ad essere prodotti in laboratorio e poi su scala industriale.


Ernest Beaux, formulando Chanel n°5 per conto della stilista Cocò, inserì per la prima volta tra gli ingredienti un’aldeide sintetizzata interamente in laboratorio (non ricavata quindi da fonti naturali): il 2-metil-undecanale, composto ottenuto da Georges Darzens a partire da metil-nonil-chetone e cloracetato di etile e oggi prodotto anche per idroformilazione.

Da allora, la ricerca di molecole create in laboratorio e interessanti per la creazione di nuovi profumi non ha conosciuto battute d’arresto: essa abbraccia chimica organica (studio di composti naturali e vie di sintesi di nuovi composti), farmacologia e chimica industriale. 

Oltre al mercato del lusso (profumi di nicchia), la chimica delle fragranze interessa chi si occupa di cosmetici, di alimenti, di detergenti, di prodotti per l’igiene domestica e personale.