giovedì 22 giugno 2017

UN NUOVO LIBRO ...




Sabato prossimo sarà presentato il libro "Il consiglio racconta: 70 anni di storia della Cooperativa Agricola di Fiammoi", da me scritto su invito dell'attuale Presidente della Cooperativa, sig. Romano Fontana. 

La presentazione del volume è prevista dopo la Santa Messa, alle ore 10, nel contesto della cerimonia per l'importante anniversario, presso la sede della Cooperativa stessa in via Caduti 14 settembre 1944, civico 34 (nei pressi dell'Aeroporto di Belluno, ai capannoni che ospitano "La buona tavola" e l'adiacente macelleria).

La cooperativa fu fondata il 29 giugno 1947 per dare lavoro e provvedere al rilancio dell'agricoltura nella zona (a est di Belluno) dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Negli anni seguenti, la cooperativa provvederà allo sfalcio del campo di aviazione di Belluno e ad altri lavori simili; fieno e foraggio saranno destinati ai quadrupedi (in particolare ai muli) alloggiati presso le caserme degli alpini in città.

Grazie alla laboriosità dei membri e a coraggiosi investimenti, la Cooperativa edifica i due capannoni tuttora esistenti. Cessata l'attività di sfalcio, per mancato rinnovo del contratto, è tentata invano la strada dell'allevamento (di bovini da carne e di conigli). 

Pur di sopravvivere, la Cooperativa da agricola è divenuta "immobiliare": dopo gli opportuni aggiornamenti statutari, verso la fine degli anni Novanta riconverte la destinazione d'uso dei capannoni all'attuale impiego (servizi di macelleria e ristorazione), affittando i locali.


Con questo lavoro riprendo la mia attività di autore, iniziata nel lontano 2000 con "Passio Domini", continuata con "Bach e Mendelssohn" (2006) - note di libretto per un CD registrato da Dolomiti Symphonia - e con "Rinascite" (nel 2007, in collaborazione con Carla De Poli Casoni). 

Al 2008 risale invece il breve saggio dal titolo "Appunti per un'alfabetizzazione musicale" e l'elenco si conclude con "Etiche nei percorsi filosofici - un breve saggio per un pensiero forte sul rapporto paziente / personale sanitario" (scritto a più mani con Renzo Barbazza e Franco Pilotto e dato alle stampe nel 2012).

A breve seguiranno altri due lavori: uno interamente mio, dedicato alla Chimica, e un altro scritto a più mani, di argomento giuridico.

Nella foto, al termine della presentazione, ecco l'autore (io, a sx),
accanto a G. Lotto, R. Fontana e S. Cavallet.

sabato 10 giugno 2017

Friedrich Wohler

Immaginate un nobiluomo tedesco piuttosto irascibile che cede spesso a scatti d'ira anche violenti nei confronti dei suoi servitori.

Immaginate ora il suo maniscalco, fisicamente assai prestante, che stanco delle angherie del padrone (il nobiluomo di cui sopra), si ribella e, pigliata una frusta, lo mena a tal punto di farlo cadere, intontito, nel fango e nel letame. 

Dopo aver placato la furia, il maniscalco, resosi conto che, nella migliore delle ipotesi, avrebbe perso il lavoro, corre a casa dalla moglie incinta e presala con sé ripara presso la casa canonica di un parroco suo parente, a Escherscheim. 

Dopo qualche tempo, presso la casa canonica, la moglie diede alla luce un bambino. Era il 31 luglio 1800: in quel giorno nacque Friedrich Wohler.


Il piccolo Friedrich crebbe in un ambiente semplice e paesano. Lo zio parroco gli instillò la passione per le Scienze Naturali e per lo studio dei minerali; un amico del padre lo accolse nella sua biblioteca e gli permise di fare qualche esperienza di chimica. Costruì una pila voltaica con monete di rame che aveva collezionato; edificò un rudimentale forno a riverbero con l'aiuto della sorella.

I primi tentativi non furono alieni da incidenti: Friedrich si ustionò le dita con il fosforo bianco e per poco non fu ucciso dallo scoppio di un pallone contenente cloro gassoso. Sembra che la morte di un coetaneo, avvenuta durante questi giochi chimici, lo amareggiò talmente da indurlo a iscriversi a medicina.

La passione per la chimica non venne meno e fu ripreso dai suoi insegnanti i quali gli dissero che perdeva troppo tempo con inutili esperimenti.

Egli si laureò in medicina ad Heidelberg sotto la guida di Leopold Gmelin che gli consigliò benevolmente di lasciar stare la pratica clinica e di dedicarsi invece alla ricerca.

Gmelin scrisse una lettera di presentazione indirizzandola a Berzelius, il più celebre chimico del tempo e incoraggiò Friedrich a recarsi a Stoccolma - cosa che il giovane neo-dottore fece.

Berzelius lo accolse e rimproverò il giovane Friedrich nella scarsa cura profusa nell'esecuzione di un'analisi [nella foto sotto, dal web, qualche strumento usato da Berzelius nel suo laboratorio].


Friedrich rimase presso Berzelius per un anno e poi ritornò in Germania, dove cominciò la sua carriera di docente universitario. Nel 1836 fu professore a Gottinga: ivi rimase fino alla morte, avvenuta il 23 settembre 1882.

Strinse amicizia con vari colleghi, tra i quali Liebig, con il quale compì importanti studi sull'acido cianico e sull'acido fulminico, due composti con la stessa formula bruta ma diverse proprietà dovute alla diversa struttura della molecola. Per questi composti, Berzelius introdusse il termine "isomeri": formati dagli "stessi frammenti" legati tra loro in modo diverso.

I sali dell'acido cianico sono detti cianati; riscaldando il cianato di ammonio, Friedrich ottenne l'urea, il suo isomero. Il cianato di ammonio è un sale inorganico; l'urea è un composto organico, presente nell'urina dei mammiferi. Il nostro era riuscito a produrre una sostanza del mondo vivente senza bisogno di cellule e tessuti: inconsapevolmente, aveva dato una spallata al vitalismo, una teoria secondo per la quale le sostanze della vita possono essere prodotte solamente da esseri viventi.


Kolbe, suo allievo, produrrà l'acido acetico e poi l'acido salicilico, partendo dal carbone; Berthelot produrrà l'acetilene e poi il benzene e altri composti ancora.

Di fronte a queste scoperte, Friedrich - anzi, il professor Wohler - esclamò: "La chimica organica mi fa quasi ammattire, mi pare come una spaventosa foresta equatoriale, piena degli oggetti più misteriosi, nella quale si ha paura di entrare per il timore di non poterne più uscire".

Lasciò il mondo del carbonio e delle sue combinazioni per tornare a occuparsi di chimica minerale. Fu il primo ad isolare l'alluminio metallico (1827), il berillio e l'ittrio. La cecità gli impedì di isolare il vanadio. Le sue memorie furono raccolte da una delle quattro figlie.

Tra i suoi numerosi allievi, ricordiamo l'italiano Giorgio Spezia , Albert Niemann (che si laureò purificando la cocaina e sintetizzò per primo l'iprite) e Hugo Schiff, che spesso ripeteva ai suoi allievi: "Ricordatevi che voi discendete da Berzelius, perché Berzelius insegnava la chimica a Wohler e il vecchio Wohler la insegnava a me". Un sogno, avere insegnanti così!