mercoledì 26 febbraio 2020

FAI DA TE? ANCHE NO.


Apro il post con un'immagine d'impatto, anche se volutamente esagerata, per lanciare un messaggio importantissimo: non fidatevi delle ricette dei disinfettanti fai da te. Infatti:
  • o funzionano solo per un tempo limitato (l'acqua ossigenata, che rientra nelle ricette circolanti in questi giorni sul web, si decompone rapidamente in acqua e ossigeno);
  • o funzionano (forse) solo per il covid19 ma lasciano campo libero ad altri patogeni (l'etanolo ha azione batteriostatica ma non battericida; e poi ci sono anche funghi, protozoi ed elminti...);
  • o suscitano sensibilizzazione cutanea ad alcune componenti (specie quelle contenenti cloro elettrolitico).
Se volete un presidio medico-chirurgico sicuro ed efficace, rivolgetevi al vostro farmacista di fiducia. 

E nulla può sostituire un corretto lavaggio delle mani con acqua tiepida e un detergente adatto, formulato da persone competenti, che rispetti la cute e la sua naturale fisiologia.


lunedì 24 febbraio 2020

E avanti col coronavirus...

In questi giorni, i media focalizzano la loro attenzione sul coronavirus. Non si sente quasi più parlare di clima, di global warming, di Greta, delle tensioni in Medio Oriente, del ragazzo incarcerato in Egitto, del referendum del 29 marzo. Pure il prete a messa invita a pregare per le persone infette, mentre il "papa" si preoccupa notoriamente di altri temi. 

Eccolo qua, il coronavirus al microscopio elettronico, in una foto che mi ha passato una collega - ma che si può trovare tranquillamente su wikipedia e altre fonti aperte.


Qualcuno potrebbe scambiare questi oggetti per cellule, sbagliando di grosso: colgo l'occasione per ricordare che i virus non sono esseri viventi ma invece sono materia vivente

Essi sono formati da un acido nucleico (DNA o RNA) conservato in un capside, una struttura proteica che protegge il materiale genetico e che permette al virus di aderire alle cellule ospiti.

Un virus non si nutre, non respira e non elimina sostanze di scarto, come fanno i viventi; egli si duplica invece sfruttando le strutture della cellula ospite, come mostra sotto un'animazione destinata ai fanciulli che trovo assai efficace per capire il principio di funzionamento di questi oggetti - alcuni dei quali così pericolosi per la nostra salute.


Anche il coronavirus contiene RNA e mi piace pensare che probabilmente Barillé - l'autore dell'animazione sopra riportata - lo avrebbe rappresentato più o meno così: 


Il coronavirus deve il suo nome al fatto che, osservando l'immagine ottenuta al microscopio elettronico, l'involucro esterno ricorda (vagamente) una corona. 


Certamente non si può ritenere essere il re dei virus e nemmeno l'imperatore: anzi, chiudo con un'ultima rappresentazione (fantasiosa) dei virus data da Barillé, che sembra una riedizione del celeberrimo "Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo.


D'altronde, nel video, il capo-virus incitava gli altri all'attacco esclamando a più riprese:


PS: scusate il modo disimpegnato con cui ho trattato l'argomento, ma credo che da un lato sia necessario stemperare la paura, pur mantenendo alta l'attenzione per quanto sta accadendo. 

I media, che forse hanno come priorità il commercio dei prodotti editoriali, a mio modesto avviso, non stanno aiutando noi cittadini ad informarci e a prendere le preoccupazioni con la giusta misura, ma seminano tanto panico. 

Cerchiamo di "essere parte della soluzione e non del problema"(per citare la virologa Ilaria Capua che si è espressa recentemente a più riprese sul coronavirus, come ha fatto QUI) informandoci su fonti sicure, come i siti del Ministero della Salute, della Prefettura, del Comune (il sindaco è sempre il primo garante della salute dei suoi cittadini) e del professor Burioni, al quale potete accedere clikkando QUI.


Se non sapete cosa fare chiusi in casa, in questi giorni, leggete il libro "Virus e batteri" di Michele La Placa (ed. Il mulino). Troverete un sacco di informazioni interessanti, anche sul coronavirus che nel 2003 è stato responsabile della SARS (foto sopra). In quell'epidemia trovò la morte l'infettivologo italiano Carlo Urbani (1956-2003), poco più che quarantaseienne. Un documentario sulla sua opera di medico lo trovate QUI.

giovedì 20 febbraio 2020

Fiori e montagne di febbraio

In questi giorni, le temperature in Val Belluna sembrano mettere fretta alla primavera, tanto che i noccioli e le betulle sono già in fiore - per la"gioia" delle mie allergie. 

Ecco il fiore maschile del nocciolo, carico di polline:


Ed ecco il fiore femminile, più timido:


Già: maschi e femmine anche le piante, come scriveva Linneo nel Preludia sponsaliorum plantarum (osservazione che gli costò una condanna per libertinaggio, al tempo pronunciata dalla chiesa svedese: non puzzava troppo da prete, lui, che era discendente di una famiglia di pastori luterani).


Stamattina, la S'ciara era illuminata da una luce vivida e la neve appariva come una cascata di zucchero a velo sullo strudel di mele che ho mangiato ieri a pranzo, presso il Rifugio Col di Roanza.


Qui il paesaggio è quasi selvaggio, anche se di fatto siamo solo a una manciata di chilometri dal centro cittadino. 


Ho notato anche un sentiero che parte dal parcheggio dietro il rifugio e porta al Settimo Alpini: da percorrere presto, come alternativa al lungo trekking dalla Caiada o al classico sentiero da Case Bortot.


Di sera, il cielo pareva minaccioso: eccolo, preso dal punto panoramico davanti alle Poste centrali di Belluno.


Confrontate questo scatto con un altro, come il seguente, sempre catturato dallo stesso punto il dieci febbraio.


Le luci della sera, in questi giorni, sono fantastiche e mi diletto ad abusare della fotocamera del cellulare (sono troppo pigro per tenere la Nikon a portata di mano). 

Ecco il Monte Serva, col suo profilo caratteristico. Il rifugio dove ho mangiato ieri fornisce anche un buon punto di partenza per camminare fino in cima ad esso.


Ed ora guardate la seguente proposta di confronto:


Anche in questo mio vecchio scatto (sotto) vedete il profilo del Monte Serva (con la S'ciara a sinistra): sopra lo stesso profilo montuoso  sembra essere stato dipinto anche da Giovanni Bellini (1433?-1516) nella sua Madonna con San Giovanni Battista, conservata alla National Gallery di Londra. Trovate il dettaglio guardando alla destra dll'osservatore, accanto alla testa della Madonna.


Almeno, a me piace pensare che Bellini abbia dipinto il Serva: d'altronde, da Venezia, in questo periodo, le montagne a nord si ammirano in tutto il loro splendore, anche grazie al particolare fenomeno noto come "stravedamento". Per inciso, si vedono assai nitidamente anche stando sull'Appennino emiliano. 

A Zuanne Belin non è certamente servito salire a Cividàl di Belluno per trarre ispirazione: gli è bastato guardare verso Nord.


S'ciara e Serva sono anche al centro di questa foto, scattata da Mestre in una giornata di foschia, ormai quattro anni fa, in altri e lontani tempi che lascio cadere nel buio dei ricordi da dimenticare.

sabato 15 febbraio 2020

MILLE BACI E POI ALTRI CENTO...

Ieri, giorno di San Valentino, festa degli innamorati, abbiamo visto trionfare il web di baci d'ogni sorta, come quello celeberrimo tra Paolo e Francesca, dipinto nel 1819 da Ingres.


Immancabile quello di Hayez, nella sua triplice versione, romantica o risorgimentale che sia, qualche anno fa confrontabile a Milano, QUI


Oppure il mitico bacio di Klimt, altra icona dell'innamoramento, usato anche nei motivi per la carta da parati.


Personalmente trovo molto più passionale il bacio immortalato in questa foto che circolava nel web qualche anno fa, una sorta di addio della moglie al marito condannato a un lungo periodo di detenzione.


E tra un bacio e l'altro, non potevo non offrire un ultimo pensiero a EBV, il virus di Epstein Barr o Herpesvirus 4, associato alla malattia del bacio (mononucleosi infettiva) e ad altre patologie. 


Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.

lunedì 10 febbraio 2020

Mirella e Mimì...


Mirella Freni (1935-2020) canta "La boheme" (Milano, Scala, 1965).
Regia di F. Zeffirelli, direzione d'orchestra di H. von Karajan.

venerdì 7 febbraio 2020

Cosa vuoi fare da grande?

Una delle domande che ponevo spesso ai bambini, nel breve periodo in cui ho insegnato alla scuola dell'infanzia, è un classico: "Cosa vuoi fare da grande?". Ed ecco allora avanzare stuoli di aspiranti e immancabili calciatori, di soldati, di poliziotti, di pompieri, di escavatoristi... qualche maestro/a e, tra le bambine, molte parrucchiere.

Tra i calciatori, un bambino di allora sembra stia riuscendo a realizzare il suo sogno, in un club della serie maggiore, e glielo auguro di cuore: però preferisco ricordarlo con il grembiule lungo, quasi come una gonnella, dove si sarebbe inciampato chiunque, tranne lui quando aveva tra i piedi un pallone.

Probabilmente, quando hanno posto a me la stessa domanda, da bambino, avrei risposto che mi sarebbe piaciuto fare il medico; da preadolescente, scolaretto di scuola media, il professore di scienze (e in effetti è quello che attualmente faccio); da adolescente, il direttore d'orchestra (e per fortuna che ho abbandonato gli studi musicali prima di imbarcarmi in strade irte di tante seccature e poche gratificazioni, per la gioia di chi si ostina a invitarmi a suonare, a parlare di musica, a imbrattare pentagrammi - cose che non faccio più per la mia serenità) oppure l'antropologo (e da qui discende il momentaneo interesse per lo studio delle religioni, oggi accantonato del tutto a tal punto che mi infastidisco a sentirne parlare). 

Tante idee, tanti tentennamenti, troppi condizionamenti (e tutti negativi) e molti rimpianti: ora si saprei rispondere con convinzione a questa domanda, tanto cruciale per l'esistenza di ciascuno di noi. Ma la risposta rimane un flatus vocis, senza la possibilità di concretizzare. 

Almeno posso corrispondere rifiutandomi di fare quel che non voglio fare (e che qualche volta altri si aspetterebbero che facessi: a costoro non lesino un "vaffa" che modulo nell'intensità a secondo del mio altalenante umore): di certo, col senno di poi, non tornerei a far nulla di quel che ho fatto finora, a parte scrivere. Ma questa è una passione, non una professione.


domenica 2 febbraio 2020

LA NEUROESTETICA DI BARBAZZA A PONTE NELLE ALPI

Ieri sera ho partecipato a un'interessante serata organizzata dal professor Renzo Barbazza presso lo Spazio Piteco, in viale Cadore a Ponte nelle Alpi (BL).

Il professore, già docente di anatomia umana normale, noto patologo e medico legale, nel 1985 ha conseguito una tesi di specialità in Anatomia patologica, dedicata allo studio dei corpuscoli di Pacini.


Appassionato studioso di neuroscienze, ha presentato alcune ipotesi che muovono dagli approfondimenti sui testi di Kandell e di Semir Zeki.


All'intervento di Barbazza è seguita l'ampia relazione del professor Tison, dedicata al Paleolitico e ai manufatti rinvenuti nelle grotte in diverse località europee (e non solo), con qualche considerazione sull'arte contemporanea.


Ha concluso la serata l'intervento di Lucia Farinazzo, la quale ha illustrato ai presenti le modalità di compilazione delle schede dell'Atlante dei manufatti del genere Homo concepito molti anni or sono dallo stesso Barbazza: questo perché il gruppo di lavoro è alla ricerca di volontari che collaborino per completare l'opera in tempi ragionevolmente brevi.