sabato 30 luglio 2022

Il nemico invisibile, di D. Crawford

Coerentemente con i miei attuali e modesti interessi, in questo breve post tento di presentarvi un libro di Dorothy Crawford, "Il nemico invisibile - storia naturale dei virus". L'autrice, virologa, è stata docente di microbiologia medica all'Università di Edimburgo

La traduzione di P.E. Cicerone sulla prima edizione inglese è stata pubblicata per i tipi di Raffaello Cortina Editore nel 2002: a mio modesto parere, esso è un testo validissimo, anche a distanza di vent'anni e forse assai migliore di tanti altri che sono stati pubblicati dopo, in tempi più vicini a noi.

Una seconda edizione riveduta e ampliata - Viruses: the invisible enemy - è stata pubblicata nel novembre 2021 in lingua inglese da Oxford University Press.

Luglio 1967, Motaba River Valley (Zaire): i mercenari statunitensi hanno di fronte un nuovo nemico che li colpisce con disastrose emorragie. Non è un gas tossico, bensì un virus emerso dal cuore della foresta pluviale. I militari distruggono tutto con una bomba ad alto potenziale. Ma trent’anni più tardi lo stesso virus riemerge negli Stati Uniti. Solo la competenza e il coraggio di una squadra di medici riescono a domarlo. 

Questa non è che la trama di un film, Virus letale (1995), con Dustin Hofmann - nei panni del colonello e ricercatore medico Sam Daniels - e Morgan Freeman - nei panni del generale Ford. Essa tuttavia tratteggia la comparsa reale di uno dei virus più terrificanti, Ebola, un filoviridae che è causa di una grave febbre emorragica

Probabilmente è vero che l'utilizzo dei virus come arma batteriologica - tema di fondo del film di cui sopra - rappresenta oggi una delle più temibili minacce nei confronti dell'umanità. 

I virus entrano nel nostro corpo silenziosamente e ne invadono le cellule senza farsi notare. Uno di loro, quello del vaiolo, nel ventesimo secolo ha ucciso trecento milioni di persone. E oggi che abbiamo gli strumenti per opporci a questi antichi avversari (in primis i vaccini, accanto a qualche farmaco antivirale), ne emergono di "nuovi" - come ci è ormai noto, anche grazie all'esperienza della recente pandemia - minacciando di diffondersi a livello globale. 

L'autrice, verso la fine del testo (pp. 240-241), accenna sorprendentemente al monkeypox, che oggi è sbandierato in modo poco appropriato dai media ma che già allora era noto agli esperti di malattie infettive: ricordo che il testo della Crawford è del 2002 e in letteratura articoli sul tema si leggevano già a metà degli anni Novanta. 

Negli studi dell'OMS, citati dalla Crawford, gli autori sottolineavano come il reservoir del virus fosse costituito principalmente dai roditori e i più colpiti, in Africa, fossero i bambini.

Dietro suggerimento di un amico, colgo l'occasione per ricordare che: 

  • gli scoiattoli e altri roditori costituiscono il principale serbatoio naturale del monkeypox virus;
  • gli scimpanzé, in quanto primati che condividono il 94% del patrimonio con la nostra specie, come noi sono "vittime e non carnefici" (cfr. Pikaia il Portale dell'Evoluzione, Uomo e scimpanzè sono più lontani: 7 gennaio 2007, "Uomini e scimpanzè hanno un patrimonio genetico comune di circa il 94%, quindi presentano geni eclusivi di ciascuna specie per solo il 6%  del genoma. Questo è quanto asseriscono, in una ricerca congiunta, quattro gruppi di ricercatori di differenti università: la Bristol University, la University of Colorado, la University of Michigan e la Indiana University of Bloomington").
  • gli omosessuali sono stati tirati dentro questa storia in maniera ignobile - maniera che ricorda le colpevolizzazioni moraliste di quarant'anni fa, quando cominciava a diffondersi in maniera massiccia l'infezione da HIV.

I virus, questi nemici invisibili - donde il titolo del libro - si sono evoluti insieme alle specie che hanno portato alla nostra, Homo sapiens. Moltissimi di loro coesistono da tempo immemorabile con i nostri organismi, senza danno reciproco: tuttavia, basta una improvvisa mutazione per cambiare drasticamente le cose. 

Le deforestazioni, i cambiamenti dell’ecosistema, l’inquinamento, l'urbanizzazione selvaggia e la concentrazione forzata di individui (polli da batteria, suini di allevamento, esseri umani in grandi metropoli...) contribuiscono sempre più alla causa di questi ribelli, favorendo le mutazioni: eppure, sostiene l'autrice, il futuro non ci riserva solo scenari da incubo, perché i virus potrebbero anche rivelarsi in qualche modo amici. 

Come scrive nell’introduzione all'edizione italiana il professor Giampiero Carosi, emerito di Malattie infettive e tropicali all’Università di Brescia, la “tenzone fra virus e uomo” è destinata a continuare senza fine, dal momento che la lotta per la sopravvivenza è il motore stesso della vita.

Io, nell'opera che diedi alle stampe QUI con il professor Barbazza un paio d'anni fa, fui forse più drastico ma generalizzavo, estendendo l'affermazione a tutti i microbi (includendo batteri, protozoi, miceti) e preconizzando la loro inevitabile vittoria nella lotta con Homo: anche se la nostra specie dovesse estinguersi, essi continueranno ad esistere, almeno fino a quando esisterà la vita sul nostro pianeta, così per quanto la possiamo conoscere.

venerdì 29 luglio 2022

Chiarimenti...

Ieri sera, dopo una giornataccia - allietata tuttavia da una visita imprevista, nel pomeriggio - mi sono trovato a dover ribadire, sulla mia pagina facebook (ove sono presente con uno pseudonimo, volutamente, per non farmi rintracciare troppo facilmente), quanto segue: musica e religione cattolica non rientrano più tra i miei interessi già da qualche anno

Questo l'ho già detto qui più e più volte e, visto che c'è ancora chi non l'ha capito, mi trovo a scriverlo di nuovo ora e mi troverò a scriverlo ancora.

Con la musica ho chiuso quando ho deciso di studiare materie scientifiche (non purtroppo farmacia, che desideravo, ma chimica - che era più fattibile); quindi nel 2008, anche se di fatto ho continuato ad accompagnare all'armonio canti da messa e a trascrivere brani corali fino al 2013 (anno delle mie ultime apparizioni pubbliche: potrei dire che a casa mia ogni tanto strimpello ancora, ma non lo farò mai più fuori).

Con la religione, come ambito culturale, ho posto la parola fine un po' più tardi: una volta conseguita la laurea magistrale in chimica (110L), la quale mi ha permesso di lasciare volentieri ad altri l'irc (che per alcuni, me incluso, mai avrei dovuto affrontare, visto che non sono rampollo di buona famiglia cattolica, come ebbe a dire una di quelle soavi campionesse di schietta cristianità e di cristiana schiettezza, di cui traboccano certe aule liturgiche che ho smesso di frequentare da molto tempo e di cui non sento affatto la mancanza) e di dedicarmi solo ed esclusivamente alle scienze naturali e, in particolare, ad alcuni aspetti della microbiologia.

Con la fede, come ambito di ricerca esistenziale, non ho ancora chiuso del tutto ma poco ci manca. Non sento il bisogno di appartenere a una chiesa pauperista, ambientalista, progressista, dove si frullano vangelo e marxismo; ma neanche a una chiesa moralista, che ricopre l'odore di stantio con nuvole d'incenso e che predica che i vaccini, opera del diavolo, comprometteranno il sistema immunitario e causeranno la dannazione eterna di quanti li hanno ricevuti. Anche qua un pasticcio di giovedì grasso e di venerdì santo che rifuggo a gambe levate. 

Ho riscoperto, negli ultimi anni, le mie radici e una laicità basata sui valori del pensiero liberale e sulla responsabilità individuale, senza bisogno di quei collettivismi che piacciono tanto a certi cristiani o ai socialisti di varie correnti, dai quali prendo le distanze. 

Aborrisco quanti decidano cosa debbano fare gli altri, troppo spesso senza dare per primi l'esempio: armiamoci e partite, siamo sempre là. E senza tener conto del sentire altrui, delle aspirazioni, delle capacità, degli interessi - ma solo della necessità.

Credo l'amicizia (per me un valore assoluto che condivido con persone dai percorsi esistenziali simili al mio) e l'amore (non la famiglia, non la comunità, non la patria...), senza sentire il bisogno di mettere firme in comune o in un registro parrocchiale - e su questo principio, per me inderogabile, ho interrotto un paio di relazioni in passato.

Non voglio commenti e non pretendo approvazione, ma esigo rispetto: qui, sui social network, su twitter, su facebook e soprattutto nella vita reale. 

Non trovo giusto dover star ancora male per capitoli della mia vita che considero chiusi, che non ho più intenzione di riaprire e che nessuno - nessuno! - ha il diritto di mettere in discussione in relazione alla mia esistenza e alle mie scelte personali - neanche per necessità professionali: sono un insegnante di scienze, non uno gigolò che si vende al miglior offerente.

Se non siete d'accordo, non mi importa; ma per cortesia cancellatemi dall'elenco dei vostri contatti e non lasciate commenti - che modero e mi riservo di non pubblicare. Grazie.


Buon fine settimana.

lunedì 25 luglio 2022

La diagnosi

- Dottore, allora?

- Lei è la madre?

- Sì.

- Venga, parliamo un attimo di là.

- Ma sta bene?

- Ascolti, noi abbiamo fatto tutti gli esami a suo figlio ed è venuto fuori che qualcosa c’è.

- Oh, cielo!

- Signora, non voglio girarci tanto attorno. Gli abbiamo trovato un sogno.

- No…

- Temo di sì. È ancora piccolo, ma purtroppo non è operabile.

- Un sogno…

- Mi dispiace.

- Ma… ma è un bambino, com’è possibile?

- Non è raro che succeda così presto. Le cause possono essere diverse. Magari ha letto qualcosa, ha visto qualcosa in tv, su internet o magari una conversazione con gli amichetti… in famiglia avete casi di sognatori?

- Dio santo… non so… io… ho un fratello attore di teatro. Dice che è quello?

- Al momento non possiamo escludere niente. Certo che con uno zio attore…

- E adesso?

- Adesso possono succedere due cose: nell’80% dei casi quando lo prendiamo così presto il sogno tende ad atrofizzarsi e morire durante la crescita. Ma c’è un 20% di possibilità di degenerazione.

- Ma è solo un piccolo sogno.

- Adesso è piccolo, ma il sogno può crescere, autoalimentarsi e degenerare fino all’età adulta. A quel punto i rischi sono molto concreti. Potrebbe essere il suo grande sogno. E in quel caso è terminale.

- …

- Lo so, è difficile, ma è importante che lei sappia. Un giorno, suo figlio potrebbe volerlo inseguire questo sogno.

- Dottore, la prego…

- Io le sto solo descrivendo un possibile quadro clinico a cui deve prepararsi. Il sogno potrebbe svilupparsi e lei deve essere in grado di cogliere i campanelli d’allarme. L'insorgere di un interesse, un hobby che diventa passione e che malauguratamente lo scopre talentuoso. Un domani la passione si trasforma in lavoro e a quel punto è troppo tardi.

Vede, il sogno colpisce gli organi vitali, prima il cuore e il cervello, e potrebbe finire per condannarlo a un’esistenza miserabile fatta di rinunce e delusioni.

- Ma può conviverci, giusto?

- Se fosse nato da un’altra parte magari le direi di sì. Ci sono nazioni, poche a dire il vero, in cui si può vivere dignitosamente anche con un sogno. Purtroppo dobbiamo essere realisti, da noi la società non fornisce gli strumenti adeguati per convivere coi propri sogni. Consideri che potrebbe diventare scrittore, fotografo, pittore, musicista, ballerino o addirittura potrebbe voler aprire un'attività sua. E questo, capisce bene, lo condannerebbe a una vita da cittadino di serie b.

- E non si può fare niente?

- Fortunatamente al giorno d’oggi esistono molte terapie per trattare i sognatori precoci. La scuola, l’università e il mondo del lavoro aiutano. Ma il grosso lo dovete fare in casa, in famiglia. Crescetelo concreto, questo ragazzo. Realista. Parlategli di affitto, mutuo, priorità, usate voi stessi come esempio, educatelo alla sensatezza, al piacere della rinuncia, al senso del dovere, sminuite le sue ambizioni, fatelo diventare grande più in fretta che potete. In questo modo ci sono ottime possibilità che il sogno regredisca spontaneamente.

- E se mi diventa fumettista?

- Non è il caso di pensare subito allo scenario più drammatico.

- Dottore?

- Cosa?

- E se fosse… voglio dire, se trovasse il modo di essere felice anche così?

- Signora, non lo dica neanche per scherzo. In questo paese, di sogno, si muore.

(Nicolò Targhetta)

... arrestiamo i sogni e condanniamoli a restare in un cassetto!

venerdì 22 luglio 2022

Dalla terra alla terapia: un agronomo scopre gli antibiotici

Il 22 luglio 1888 a Pryluka (allora facente parte dell'impero russo e oggi in territorio ucraino) nacque Selman Waksman, da una famiglia ebraica. 

Emigrato negli Stati Uniti nel 1910, si laureò in agraria (1915) e in biologia (1918), conseguendo una specializzazione in microbiologia dei suoli.

Dopo che Koch dimostrò che la tubercolosi è causata da un batterio (micobacterium tubercolosis), cominciò la ricerca di una cura. 

Nel 1939, Waksman e collaboratori iniziarono a sondare come i batteri residenti nei suoli combattano tale patogeno. 

Essi trovarono che la crescita del micobacterium era impedita da un altro microorganismo, lo Streptomices griseus

Albert Schatz, studente di dottorato, isolò la streptomicina, una sostanza prodotta da questo batterio, nel 1943, in seguito usata come efficace arma contro la tubercolosi.

Tra i primi a sperimentarla, in Italia, ci fu anche mio nonno paterno, che trascorse molti mesi del 1949 in un sanatorio.

Intanto, i ricercatori della Rutgers University (New Jersey), guidati da Waksman, isolarono anche altre molecole dal potere antibatterico: actinomicina, clavicina, griseina, neomicina, etc.

Per la scoperta della streptomicina egli ottenne il Premio Nobel per la Medicina nel 1952. Schatz cercò di rivendicare il merito della scoperta o almeno una parte del riconoscimento: il re di Svezia riconobbe il suo ruolo di assistente e nulla più.

Waksman si è interessato anche del ruolo dei batteri negli ecosistemi marini, nel ciclo dell'azoto e nel ciclo dei nutrienti, con particolare attenzione al ruolo del rame e alla degradazione di sostanze come l'acido alginico e la cellulosa.

Morì il 16 agosto 1973.

giovedì 21 luglio 2022

Ricordando Russell

"Trova più gusto in un dissenso intelligente che in un consenso passivo, perché, se apprezzi l'intelligenza come dovresti, nel primo caso vi è una più profonda consonanza con le tue posizioni che non nel secondo.

Così scriveva il filosofo Bertrand Russell (1872-1970) sul New York Times Magazine del 16 dicembre 1951, in un articolo dal titolo dal titolo: "La migliore risposta al fanatismo: il liberalismo". 

La proposizione riportata in apertura del post costituisce l'ottava esortazione di un arguto decalogo liberale, testo che è stato poi incluso nella Autobiografia di Bertrand Russell, Vol. 3, 1944-1967.

Come si evince dalla lettura, l'intero decalogo mostra l'acutezza della mente e l'argutezza della penna del suo Autore, e rivela una certa agiatezza nel presentare le sue idee per nulla convenzionali.

Di Russell, il 18 maggio scorso, abbiamo festeggiato (assai in sordina) i centocinquant'anni della nascita: filosofo e logico, matematico e saggista, pacifista e studioso di etica.

Di ascendenza aristocratica, tenuto a battesimo nella fede anglicana dal grande John Stuart Mill, rimase presto orfano dei genitori e fu cresciuto dai nonni. 

Infanzia e adolescenza furono assai infelici e fu salvato dall'attuare propositi suicidi solo dal desiderio di studiare matematica e filosofia, che si realizzò con gli studi universitari e una vita dedicata alla ricerca e alla scrittura. 

Le sue posizioni pacifiste durante la Grande Guerra gli costarono la cattedra al Trinity College in Cambridge (1916) e sei mesi di carcere (1918). 

Ritornò a Cambridge solo nel 1944. Prese posizione contro i regimi totalitari di Hitler e di Stalin, ripercorrendone le radici filosofiche attraverso uno studio della filosofia di Rousseau, di Hegel e di Marx

Dopo la Seconda Guerra mondiale si espresse contro gli armamenti nucleari e contro la guerra in Vietnam. Vinse il Nobel per la Letteratura nel 1950. 

Affrontò, nella sua riflessione, molte tematiche riguardanti morale e religione (l'ultima, per la depenalizzazione dell'omosessualità in Inghilterra); si dichiarò ateo e antireligioso

"Non sono cristiano: in primo luogo, perché non credo in Dio e nell'immortalità; e in secondo luogo, perché Cristo, per me, non è stato altro che un uomo eccezionale" (B. Russell, Perché non sono cristiano).

Nel video sopra possiamo sentire dalla voce medesima di Russell la posizione da lui mantenuta in merito alla religione e al cristianesimo in particolare, da cui si discostò all'età di 18 anni, preferendo un cammino volta alla ricerca e alla conoscenza attraverso la filosofia e la matematica.

Nel video seguente possiamo sentire (in italiano, stavolta) le parole del suo testamento - parole di amore per la vita, di fermento di passione e di compassione - tratto dal primo volume dell'Autobiografia.

Dopo la sua morte, alla ragguardevole età di 98 anni, per sua espressa volontà la sua salma fu cremata, senza funerali, e le ceneri furono sparse tra le colline del Galles.

PS: non credo che morirò a 98 anni e non nutro in merito ambizione alcuna; ma desidererei anch'io che dopo la mia dipartita le mie spoglie mortali fossero cremate, senza funerali, e che le ceneri fossero sparse nella Laguna di Venezia...

martedì 19 luglio 2022

La febbre del Nilo occidentale

La mattina di domenica scorsa, 17 luglio 2022, verso le 9:13, l'agenzia di stampa ANSA ha diffuso la seguente notizia: Morto un anziano in Veneto colpito dal West Nile, il virus torna a far paura. Un altro ricoverato, su un terzo paziente in corso accertamenti.

Infezioni da West Nile Virus (che chiamerò d'ora in poi: wnv) non sono nuove nel Nord Est, area paludosa con una importante proliferazione di zanzare, a cui avevo dedicato uno speciale QUI. Sono stati registrati casi anche gli scorsi anni. Cinque morti nel 2020, nessuno nel 2021, e sabato invece un decesso di un signore ultraottantenne, la notizia del quale è stata data domenica. Ecco una mappa (ecdc) relativa alla distribuzione dei casi negli anni 2011-2018.

Immagine ecdc

Nel libro "Le malattie tropicali" (Piccin editore, Padova, 1967, p. 199), il professor Francesco Canova così descriveva la malattia causata da wnv

  • La febbre del Nilo occidentale fu osservata per la prima volta in Egitto e nel Sudan e poi riscontrata anche in Uganda, Tanganica, Sud Africa e Israele. 
  • Le scimmie e i piccioni costituirebbero i serbatoi del virus, mentre l'artropodo vettore sarebbe rappresentato da alcune specie di zanzare e particolarmente dal Culex univittatus. 
  • La malattia ha una durata di 4-5 giorni ed è caratterizzata da cefalea, dolori articolari e muscolari, adenopatia diffusa, splenomegalia di modico grado, esantema morbilliforme.

Come ha fatto il virus, dall'Africa orientale, ad arrivare fin qui da noi (o quasi)? Tale patogeno interessa prima di tutto la fauna avicola e quindi, probabilmente, il passaggio ha coinvolto gli uccelli migratori sulle rotte Africa-Europa e i passeriformi di casa nostra, via zanzara (non tutte le zanzare, come ricorda anche il professor Canova; ma non altri artropodi). Occasionalmente, wnv infetta anche l'uomo, i cavalli e più raramente altri mammiferi, i rettili e gli anfibi.

Immagine originale del blogger

Una persona infettata attraverso la puntura di una zanzara può risultare asintomatica se ha un buon fisico; più rilevante e pericolosa potrebbe farsi la situazione per chi ha altre patologie e/o è anziano (encefalite da flavivirus, fatale in un caso su dieci).

Che cosa facciamo per evitare questa novità (che, a ben guardare, tanto novità poi non è...): qualcuno, semplicisticamente, potrebbe ipotizzare di impedire agli uccelli di migrare o alle zanzare di esistere per  fermare la circolazione di wnv

Oppure non sarebbe meglio trovare un vaccino per wnv, che ancora non è disponibile per l'uomo - ma è in fase di studio? D'altronde, chi è infetto - anche se asintomatico - non può donare il sangue e ciò potrebbe costituire un problema serio, visto il periodo particolare.

Nel frattempo, qualcun altro si allarma (e mi importuna al limite della sopportazione) interrogandosi delle sorti dei massimi sistemi: Draghi, Macron, Putin... come se il mondo naturale dipendesse dall'esistenza di queste persone. Potranno cadere i governi, le coalizioni, la NATO, l'Italia, l'Ucraina e che altro ne so: ma gli uccelli continueranno a migrare, le zanzare a pungere e i virus ad esistere e a mutare (senza aspettare che la Pangea si fratturi e si ricomponga ancora, per buona pace di qualche altro visionario che mi riempie la casella di e-mail o whatsapp di messaggi e di idee ballerine).

Punture sulla mia nuca... mannaggia alle zanzare!

Intanto, come possiamo leggere QUI, in un articolo di Nomagugu B. Ncube e collaboratori, negli ultimi dieci anni è stato notato un precipitoso aumento del numero di infezioni da flavivirus, gruppo a cui appartiene wnv assieme al virus della febbre gialla (che dà il nome all'insieme, flavus = giallo, in latino), al virus zika, al virus dengue, al virus della TBE, a quello dell'encefalite giapponese, al famigerato HCV, etc. 

Nonostante questi focolai, i protocolli di trattamento per gli individui infetti rimangono ambigui. Numerosi studi hanno identificato NITD008 come un potente inibitore dei flavivirus; tuttavia, i test clinici sono stati respinti a causa di effetti tossici indesiderati. 

È stato esplorato il panorama di legame di NITD008 nel complesso con cinque flavivirus dannosi nei siti attivi della RNA polimerasi RNA-dipendente

Immagine dall'articolo citato in fondo

È stato sviluppato un modello farmacoforo "tutto in uno" per la progettazione di piccole molecole che possano inibire un ampio spettro di flavivirus. Questo approccio del modello farmacoforo funge da solida pietra angolare, assistendo così gli esperti di medicinal chemistry nella composizione di inibitori multifunzionali che elimineranno (speriamo presto!) la resistenza crociata e la tossicità e miglioreranno l'aderenza del paziente.

FONTE: Appl Biochem Biotechnol 185, 799–814 (2018). https://doi.org/10.1007/s12010-017-2690-2

domenica 17 luglio 2022

Poulenc, tra martiri e reazioni...

Il 14 luglio è una data che impariamo a ricordare associandola alla presa della Bastiglia, nel 1789, e all'inizio della Rivoluzione Francese


Sui social, altri ricordano la morte di Lady Oscar (sopra) e l'ultima puntata di una serie animata giapponese ambientata nella Francia pre-rivoluzionaria, andata in onda nel nostro paese dal 1982; altri ancora ricordano invece taluni eventi del calcio nostrano che ci riportano al 2006 e sui quali qui soprassiedo.


L'altra sera ho seguito con piacere, in televisione, il programma curato dal professor Barbero e dedicato alla presa della Bastiglia e alla rivoluzione che ne seguì, fino al Terrore, alla morte di Marat, alla decapitazione di Danton e di Robespierre.


Mi piacerebbe vederne un altro, francamente, ma dedicato stavolta al martirio di suor Teresa di Sant'Agostino (al secolo Marta Maddalena Claudina) Lidoine, di tredici consorelle e di due laiche, vergini del Carmelo di Compiègne, che proprio durante la rivoluzione francese furono condannate a morte per avere fedelmente osservato la disciplina monastica (abolita con la dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino), offrendosi come vittime per ottenere il dono della pace per la Chiesa e per la Francia. 


Arrestate e messe in catene il 24 giugno 1794, ebbero la forza di comunicare anche agli altri la loro gioia e la loro fede con la preghiera e con il canto. 
Condannate a morte per la loro fedeltà alla Chiesa e alla vita consacrata e per la loro devozione verso i sacri Cuori di Gesù e Maria, furono ghigliottinate a Parigi la sera del 17 luglio 1794, mentre cantavano gli inni di compieta e dopo aver rinnovato i voti nelle mani di suor Teresa di Sant'Agostino, priora della comunità e ultima ad essere ghigliottinata. 

Il boia esclamò che il popolo non aveva bisogno di "sorelle" ed ella rispose ispirata: "... ma ha bisogno di martiri e questo è un ruolo che ci possiamo assumere". Non aveva bisogno di sorelle, quel popolo, come non ebbe bisogno di scienziati un paio di mesi prima, quando a finire sotto la lama del Terrore toccò a Lavoisier.

Suor Marie de l'Incarnation (Françoise-Geneviève Philippe, 1761-1836), unica sorella sfuggita, raccontò i fatti ne La Relation du martyre des seize carmélites de Compiègne, testo del quale esiste un'edizione critica del manoscritto originale (con commenti e note di William Bush, Paris, Cerf, 1993).

Le martiri carmelitane furono beatificate da San Pio X il 27 maggio 1906.

Il racconto di Suor Marie ispirò successivamente la scrittrice Gertrud von Le Fort, autrice di La dernière à l'échafaud (1937) e il grande Georges Bernanos, per i Dialogues des carmélites (1949), suo canto del cigno, nato come sceneggiatura per un film che sarà realizzato anni dopo la sua morte.  

Dai dialoghi, il musicista Francis Poulenc trasse ispirazione - dietro suggerimento dell'editore Ricordi - per la sua opera I dialoghi delle Carmelitane (1957), e su di essi il padre domenicano Raymond Leopold Bruckberger costruì il suo film, con lo stesso titolo, nel 1960.

Il video sopra riportato riproduce il finale dell'opera di Poulenc: si ode il canto dell'antifona Salve Regina, mentre una ad una le suore cadono ghigliottinate (e in orchestra risuonano le cadute della lama, se prestate attenzione le potete distinguere nitidamente).

Poulenc (1899-1963), figlio di una pianista e di un farmacista, seguì le orme materne e infatti lo ricordiamo come compositore, dedito a vari generi musicali. 

Il padre Emil (1855-1917) fu invece tra i fondatori di una grande azienda che poi divenne la Rhone-Poulenc (1928); dalla collaborazione di Rhone-Poulenc con la Montecatini si sviluppò la storia di Farmitalia (fino agli anni Settanta) e, per fusione con la tedesca Hoechst (1999), nacque la Aventis.

I chimici ricorderanno l'idroformilazione Rhone-Poulenc, un esempio classico di catalisi bifasica: il catalizzatore a base di rodio è solubilizzato in acqua con fosfine solfonate, nella prima fase, dove gorgogliano i reagenti (olefina, idrogeno, CO) e avviene la sintesi; il prodotto di reazione insolubile e meno denso viene a galla, formando la seconda fase.

sabato 16 luglio 2022

La scuola, ossia il futuro di una nazione

"La scuola italiana fa schifo" - è uno slogan che ha accompagnato gli esami di stato in questo 2022. E poi, al termine, scorrendo i titoli dei giornali leggiamo: cento di qua, lodi di là... Ma come? - mi chiedo. La generazione dad non era stata definita essere persa, sgrammaticata, ignorante, illetterata, impreparata...??? Più di qualcosa non mi torna.

La scuola italiana è bella. Lasciatemelo scrivere. Nonostante, per certi versi, faccia oggettivamente schifo. Ma prima di tutto è bella perché si studiano Dante e Manzoni, Boccaccio e Pirandello, Seneca e Lucrezio, la filosofia e la storia dell'arte; la matematica e il diritto...

Soprattutto, è bella perché ci sono persone straordinarie a renderla bella (e sarà sempre così), a cominciare dagli studenti: qualcuno dotato, qualcun altro settoriale; qualcuno che si diplomerà a fatica, qualcun altro che "... fermati, è presto per il Nobel" (o per diventare un killer seriale); qualcuno che arriverà sistematicamente in ritardo, qualcun altro che non arriverà proprio. E poi ci sono quelli già troppo avanti. Non importa: è perché ci siete voi, ragazzi, che la scuola italiana è bella

E poi ci sono quei docenti, che nonostante la burocrazia, le riunioni, i collegi, i consigli, i dipartimenti, mille sigle di imparare, da ricordare e da gestire (eh già, PDP non vuol dire Paperon De Paperoni; e  BES non è una frazione di Belluno) ...

... nonostante ci sia lo scolaro addormentato, quello che bestemmia di continuo, quello che risponde male, quello lancia banchi, quello che non ha mai il quaderno (e se ce l'ha, è bianco intonso), quello che tira giù il muro a capocciate, quello che "posso andare in bagno" ogni tre minuti, quello che torna e puzza di fumo (non necessariamente di tabacco), quello che "pacca il rientro", quello che chiacchiera con il compagno e che se lo riprendi continua imperterrito e ne coinvolge pure un altro... ecco, nonostante questo e molto altro, ci sono docenti che ci mettono il cuore, accanto alla loro cultura, alla dedizione, al loro impegno e al loro tempo. Perché quei docenti fanno solo diciotto ore alla settimana e hanno tre mesi di vacanza d'estate, non dimentichiamo i luoghi comuni alimentati dal populismo imperante sui media - e qua, dalle mie parti, ben carburato dalle ombre nelle osterie.

Si. I docenti ci mettono prima di tutto il cuore: per i ragazzi, perché questi docenti guardano oltre quelle acconciature sbarazzine, oltre i jeans strappati, i rasta, i brillantini, i telefoni nascosti chissà come; guardano e vedono in loro il futuro, il domani di una nazione che ormai non crede più,  non solo in quei vecchi ideali che hanno chiesto in un ieri lontano (ma quanto?) tributi di lacrime e di sangue e che pur piacerebbero ancora a certuni passatisti; ma nemmeno nei valori fondanti il progresso e la civiltà - forse perché illusa e disillusa dalla propaganda menzognera di chi predicava come imminente l'alba dell'avvenire sotto il sole dell'uguaglianzaRubrum vexillum triumphandum est...


La scuola italiana fa schifo. Torniamo brevemente su quell'espressione cruda, un po' ignorante, certamente arrogante - che pur cela una qualche ombra di amara verità

Perché fa schifo? Forse perché c'è ancora troppo "stato", perché ci sono ministri che danno spettacolo sui soliti media, perché c'è chi critica la scuola gentiliana oppure c'è chi la esalta all'inverosimile - quando tra Gentile e noi ci sono stati ministri su ministri, modifiche su modifiche e tentativi più o meno felici di riforme; ci sono stati una guerra, un referendum, una Costituzione e una quindicina di lustri di storia repubblicana

E c'è chi crede che la scuola debba solo avviare al lavoro, debba indirizzare alle attività pratiche e debba ospitare corsi di tutto e di niente. Quante volte sentiamo dire: "questo lo dovrebbero insegnare a scuola...". Ma a proposito non si parla di latino, di greco, di filosofia e di matematica, ovviamente. O di arte, di musica, di scienze naturali...

E forse perché ci sono taluni genitori (non tutti, ben s'intenda) che dovrebbero fare i genitori e non insegnare agli insegnanti come istruire i loro eredi (pensino invece loro ad educarli, cotali eredi, che l'educazione si impara prima di tutto a casa) e a come trattare i figli degli altri - che notoriamente sono sempre peggiori dei loro santi pargoli. 

E poi perché ci sono certi ex docenti - pensionati che non sanno fare i pensionati e si ostinano a mettere voti e pagelle a tutto e a tutti (e qualcuno dovrebbe far notare loro che, oltre un certo limite, la loro attività valutativa potrebbe diventare oggetto di interesse di avvocati e magistrati): agli studenti di ieri, agli insegnanti di oggi, ad alunni e genitori. E anche ai moderni programmi: quali, che non esistono più da ormai dodici anni, sostituiti dalle indicazioni ministeriali?

E poi ci sono psichiatri, psicologi, filosofi, giornalisti, scrittori, imprenditori e tutti coloro che sulla scuola ne sanno di più di chi la vive quotidianamente e di chi, nonostante tutto, la manda avanti, lavorando in silenzio, con passione e spirito di abnegazione. 

Per carità: a ciascuno sia accordata l'opportunità di esprimere la propria opinione su qualsivoglia argomento, anche se l'opinione non sempre è condivisibile, spesso nei modi e talvolta anche nei contenuti. 

Alla fine, si richiede solo un po' di rispetto - da parte di tutti - per il lavoro di chi nel futuro di una nazione crede ancora e cerca di costruirlo insieme a quelle persone in formazione che di fatto sono il futuro, senza bisogno di urli o di slogan amplificati dagli schermi di televisori o di pc o dalle pagine di quei giornali (non tutti) che, persa la vocazione di informare, restano solo un prodotto da vendere.

lunedì 11 luglio 2022

Nel blu dipinto di blu... indaco!

Ieri, 10 luglio, abbozzando la presentazione per alcune lezioni che dovrò tenere in autunno, ho riordinato i materiali sulla storia dei coloranti di sintesi, argomento che amavo particolarmente da studente. 

Ho riscoperto così che proprio il 10 luglio 1897 la BASF iniziò la produzione dell'indaco sintetico, che sostituì quello di origine naturale.


Diverse sono le vie per ottenere l'indaco in laboratorio, a seconda del materiale di partenza:  acido nitro-cinnamico, o-nitrobenzaldeide oppure acido antranilico (ottenibili per ossidazione dal 2-nitrotoluene), N-fenilglicina, etc.


La prima sintesi, perfezionata da Baeyer, partiva da acido cinnamico, dal quale si otteneva l'acido 2-nitro-cinnamico; questo era purificato e trattato con bromo, per bromurare il doppio legame della catena laterale. 

Trattando il dibromoderivato con una base, si formava il composto con il triplo legame rappresentato nella figura; previa decarbossilazione, si giunge al cuproderivato (2), dimerizzato e ridotto a indaco. 

La sintesi, elegante e laboriosa, geniale per un chimico del XIX secolo, è tuttavia impraticabile industrialmente. Piuttosto impraticabile su grande scala risulta anche la sintesi da acido fenilacetico, vista la natura dei reagenti impiegati, specie negli ultimi passaggi (stagno, cloruro ferrico, tricloruro di fosforo, cloruro di acetile).


Baeyer trova un'altra via, partendo da 2-nitrotoluene, da cui si possono ricavare l'acido antranilico o la o-nitrobenzaldeide



La sintesi qua sembra tecnicamente più semplice: basta agitare energicamente o-nitrobenzaldeide e idrossido di sodio in soluzione acquosa, gocciolando a poco a poco l'acetone (sintesi di Baeyer-Drewson). 

Solo che nel 1882, l'idrossido di sodio e l'acetone non erano disponibili in grandissime quantità sul mercato: per avere il primo (ottenuto al tempo con la reazione di Gossage) bisognerà attendere il processo cloro-soda di Breuer, industrializzato per la prima volta a Griesheim nel 1890; per avere il secondo, a meno di non voler distillare quintali di castagne matte o di acetati metallici, bisognerà attendere l'avvento dell'industria petrolchimica, negli anni Venti del secolo XX, con l'idratazione del propilene e successiva ossidazione. Oggi invece gli ingredienti per realizzare la ricetta ci sono tutti...

La via industriale attuata dalla BASF per la prima sintesi industriale fu perfezionata da Karl Heumann: per reazione di anilina con acido cloroacetico si ottiene la fenilglicina, salificata come sale di potassio. Per trattamento con sodio ammiduro e idrossidi di potassio e di sodio, si ha l'indaco.

Lascio perdere i dettagli del meccanismo di reazione che ho raccontato a un esame dato una dozzina di anni fa (proprio in luglio). Ammiriamo invece l'etichetta che presentava il prodotto e il solido blu, solubilizzato in acqua in forma ridotta e precipitato sul tessuto da tingere per ossidazione all'aria.

Tra i coloranti al tino (vat dyes), l'indaco rimane sempre il n° 1. Esso divenne familiare al grande pubblico grazie alla moda dei jeans, nati da un'intuizione geniale di Levi Strauss, che li concepì come pantaloni da lavoro per contadini, meccanici e minatori. Poi si diffusero oltreoaceano presso i giovani; sbarcati con i soldati yankees alla fine della seconda guerra mondiale, divennero la divisa dei contestatori alla fine degli anni Sessanta e un pantalone di uso comune dagli anni Ottanta in poi: anche stinti, strappati, usurati in vari modi.


A me personalmente non ha mai attirato tanto, come indumento. Preferivo, da giovane, il velluto; da adulto le braghe della tuta o i pantaloni tecnici. Non ho mai provato i pantaloni in pelle e ormai non ho più l'età. A cerimonie non vado, quindi ho risolto il problema dell'abbigliamento adatto. 

No, non indosserò i blue-jeans nemmeno per festeggiare i 125 anni dell'indaco sintetico (e anche dell'aspirina, sua coetanea, tra qualche settimana: QUI). Magari potrei vestirmi da Tuareg...


Bene! Siamo giunti alla fine del post. E la conclusione mi pare d'obbligo, nel blu dipinto di blu.


Domenico Modugno, Volare...

giovedì 7 luglio 2022

Il tabacco è come amore...

Per fuggire il caldo del pomeriggio, me ne sto nel mio studio a scrivere: ma la sera godo il fresco passeggiando in giardino e curando le piante. Poi volgo lo sguardo a ponente e contemplo le luci del tramonto.

Il sole scende dietro al monte Serva e le nubi si addensano minacciando pioggia, che cadrà la notte.

Tra le piante, ecco "quella del tabacco", con il suo magico fiore a trombetta, dal colore intenso...

... chiaramente coltivo la pianta solo ad uso ornamentale: non ho mai fumato e non ho intenzione di cominciare, anche se ogni tanto invidio chi lo fa. Almeno quando è nervoso, si accende una cicca e via; quando deve ingannare l'attesa... idem; quando è dispiaciuto... idem; quando ha problemi catartici, idem; e così via. 

Io ripiego sul caffè - e ovviamente ho, in vaso, due esemplari di Coffea arabica che prosperano sul davanzale del garage. Ma torniamo ad ammirare il colore intenso dei fiori di Nicotiana.

La pianta del tabacco fu portata dall'America; Jean Nicot (da cui il nome) la presentò alla corte di Francia nel 1559 esaltandone le virtù. Fu coltivata come pianta ornamentale e poi per ricavarne il tabacco da fiuto, da mastico e da fumo - abitudine quest'ultima che trovò l'aperta condanna da parte delle autorità religiose europee, cattoliche e riformate.

Nel 1604, re Giacomo I d'Inghilterra, scrisse A counterblast to Tobacco, un libercolo contro il tabacco, definito come "spiacevole abitudine per l'occhio, ripugnante per il naso, deleteria per il cervello, rovinosa per i polmoni, le cui nere e fetide esalazioni ricordano le profondità senza fine del pozzo dello Stige".

L'anno successivo, Tobias Hume (1569-1645), soldato di ventura e virtuoso della viola da gamba, compose un'ode al tabacco su testo di autore anonimo, che leggete nel riquadro seguente.

Dell'ode di Hume ci è pervenuta anche la notazione e per questo il brano è spesso eseguito dai cultori della musica antica - che però sovente si accompagnano con il liuto anziché con la viola da gamba, come nel video seguente.

Non tutti, qualche registrazione si trova anche con questo strumento dal sapore rinascimentale di cui captain Hume era maestro. Ecco ad esempio Francisco Manalich:

Il tabacco trova il suo posto nella storia della chimica per alcuni motivi

- dalla Nicotiana si estrae la nicotina, di cui dissi QUI, unico alcaloide (tra i più noti) a presentarsi puro allo stato liquido e non in forma solida cristallina;

- la nicotina, se pura, è particolarmente tossica; nel 1851 il chimico e medico belga Jean Servais Stas (1813-1891) fu il primo a dimostrarne l'uso come veleno, facendo condannare alla ghigliottina il conte Hyppolite Visart de Bocarmé (1818-1851), colpevole di aver assassinato il fratellastro per ereditarne i beni. Fu la prima volta che si riuscì a dimostrare scientificamente l'impiego di alcaloidi in medicina legale. Per saperne di più leggete QUI.

- Le coltivazioni di Nicotiana sono soggette a diverse parassitosi e in particolare a una malattia di origine virale, nota come mosaico del tabacco. Lo studio di questo virus ha permesso di chiarirne la struttura e di trasferire le conoscenze acquisite anche sui virus che colpiscono l'uomo e gli animali, tanto da meritare a Wendell M. Stanley (1904-1971) il premio Nobel per la Chimica

Concludo il post proponendo il frammento di una terza esecuzione del brano di Hume - la mia preferita: stavolta l'esecutore è l'austriaco Georg Kroneis (voce e viola da gamba in pizzicato). A me fa innamorare... 


... d'altronde, il tabacco è come amore!

mercoledì 6 luglio 2022

Quali cieli sulle paludi morali e sulle malarie dell'anima?

Oggi, 6 luglio, spesso in televisione passavano il vecchio film "Cielo sulla palude", realizzato nel 1949 per la regia di Augusto Genina (1892-1957). 

Dopo alcune pellicole di propaganda a tema bellico e un silenzio durato sette anni, il regista romano ritornò dietro alla macchina da presa per un tentativo neorealista dal sapore melodrammatico - che tuttavia piaceva ai nonni e a mia nonna in particolare, che ogni anno lo guardava e anche con un certo trasporto.

L'imminenza del Giubileo del 1950 ha certamente condizionato il regista nella scelta del soggetto: il martirio di Maria Teresa Goretti (1890-1902), canonizzata da Papa Pio XII proprio il 24 giugno dell'anno giubilare. 

La devozione nei confronti della santa fu propagandata dai padri Passionisti, ma le virtù eroiche furono additate come esempio alle giovani anche da forze laiche e spesso dalle venature anticattoliche, almeno negli anni precedenti alla rivoluzione dei costumi portata dal Sessantotto.

La trama del film è incentrata sulla storia della famiglia del mezzadro Luigi Goretti, originaria di un paesino delle Marche e costretta a spostarsi nell'Agro Pontino per cercare lavoro. La famiglia sarà ospite dei coloni Serenelli. 

Il padre contrae la malaria e muore; la vedova e la prole continuano a lavorare; i bambini non frequentano la scuola ma sfidano il fango e le zanzare per recarsi in parrocchia per la messa e il catechismo.

Alessandro, il figlio più giovane della famiglia Serenelli, prova un interesse per Maria Teresa che manifesta dapprima con qualche gentilezza. Poi l'approccio si fa sempre più violento; tenta lo stupro, la ragazza reagisce e lui la ferisce con un punteruolo. Condotta in ospedale, muore di setticemia dopo un intervento chirurgico d'urgenza - sebbene anch'ella mostri i segni della malaria in fase avanzata.

Serenelli viene portato via dai carabinieri. Condannato a 30 anni di carcere, ne sconterà 27 e terminerà i suoi giorni come terziario francescano.

Che dire? Denutrizione, malaria, mancanza d'igiene, assenza di educazione e di istruzione - che non fosse quella religiosa

E c'è chi continua a dire che si stava meglio quando si stava peggio, quando si risparmiava acqua perché non c'erano sciacquoni del wc da tirare ad ogni minzione, quando i campi erano solo quelli da coltivare e non quelli per giocare, quando i pantaloni si passavano di fratello in fratello e si rammendavano all'inverosimile (anche se un rattoppo nuovo faceva più grande lo sbrego vecchio), quando non si comperavano scarpe perché si andava scalzi - ma le ragazze dovevano avere il velo per entrare in chiesa e il fazzoletto per coprire il capo fuori casa, altrimenti erano subito additate come poco di buono

Senza nulla togliere alla purezza di qualche anima pia che ci sarà stata allora - come c'è oggi e ci sarà in futuro, come fiori di loto in mezzo alle paludi morali così difficili da bonificare, dove imperversano malarie spirituali ben peggiori di quelle causate dal plasmodio, devo dire che apprezzo molto il benessere, il nostro mondo materiale, la pulizia di cui possiamo godere noi, le case luminose e confortevoli, con il bagno e l'acqua corrente che certamente dobbiamo usare con criterio, come con criterio dobbiamo disporre di tante altre cose che la modernità ci dà. 

Per buona pace dei passatisti, non si stava meglio quando si stava peggio, tanto spiritualmente quanto materialmente. E chi afferma il contrario, è solo una povera anima che predica la miseria per gli altri, non certo per sé. 

martedì 5 luglio 2022

Lo sghembo quadrilatero della chimica...

In un articolo apparso su Ecoscienza n° 4/2016, il ricercatore dott. Diego Marazza PhD, dell'università di Bologna, presenta il quadrilatero della chimica nella Pianura Padana. Ne riprendo alcune sottolineature, che mi saranno utili per alcune lezioni che devo fare in autunno.


Il quadrilatero della chimica non rappresenta una esclusiva designazione storico-geografica, ma anche un multi-polo produttivo, integrato attraverso gasdotti e oleodotti, collegamenti di servizio via nave, strade e proprietà industriali comuni. 

Esso è anche un particolare modello di distribuzione di attività industriali che abbracciano alcuni settori della chimica, altri comparti manifatturieri e attività logistiche organizzate in distretti che partecipano - con il petrolchimico - attività produttive, rapporti di fornitura e gestione ambientale.

Il modello di riferimento generale dell'industria petrolchimica si basa sulla lavorazione di derivati del petrolio, quali virgin nafta e/o gasoli, secondo un principio a cascata: i prodotti ottenuti dalla raffinazione del greggio infatti sono destinati alla produzione di energia come carburanti e oli combustibili, mentre i prodotti dell'industria petrolchimica sono utilizzati come materiali. 

Il modello è quindi basato su grandi capacità produttive, sul basso costo delle materie prime derivanti dalla vicinanza degli impianti di raffinazione e sul basso valore aggiunto per unità di prodotto. 

Gli impianti petrolchimici si presentano per questo come grandi agglomerati industriali organizzati in più cicli produttivi, spesso interconnessi tra loro, dove viene realizzata un'economia di scala. 

Oltre a frazioni di petrolio si può impiegare anche metano, che nel quadrilatero è oggigiorno una fonte di idrogeno ed energia; un tempo è stato fonte anche di materie prime (da metano ad acetilene e da questo: butadiene per la gomma, cloruro di vinile per il PVC, acetaldeide per altri composti detti "acetici"). 

Alla base della trasformazione delle frazioni della distillazione ci sono alcune reazioni o processi di base ricorrenti. Di particolare importanza per il quadrilatero sono lo steam-cracking, il reforming, e, per il metano, lo steam reforming


Lo steam cracking, la piroscissione degli idrocarburi attraverso il vapore, è un processo che trasforma gli idrocarburi saturi ad alto peso molecolare in idrocarburi insaturi a basso peso molecolare. 

Per questa industria si tratta di un processo vitale che richiede molta energia, al fine di riscaldare la carica (virgin nafta mista a vapore acqueo) a 900°C per una frazione di secondo e successivamente raffreddarla progressivamente a temperature sempre più basse (fino a -135°C), al fine di condensare e frazionare i vari idrocarburi insaturi che si formano.

A Marghera – dove il vecchio impianto è stato fermato poco tempo fa – caldaie, forni e soprattutto la locale centrale termoelettrica di 348 MWt, ora pianificata a 240 MWt, sono la fonte di questa energia. 

Da questo processo si ottengono etilene, la frazione C4 (buteni, butano, isobutene, butadiene), la cosiddetta benzina di pirolisi o benzina di cracking (BK) e olio di cracking (fuel oil cracking o FOK); quest'ultimo era di particolare importanza a Marghera perché costituiva il combustibile che forniva una parte dell'energia per il processo. 

Il reforming permette l'aromatizzazione della benzina di cracking con catalizzatori (a base di platino o di altri metalli nobili) per ottenere BTX (benzene, toluene, xileni) e in misura minore etilbenzene, ciclopentano e ciclopentadiene

Infine lo steam reforming è un processo di produzione dell'idrogeno per cui ad alte temperature, in presenza di catalizzatori (nichel), il vapore d'acqua reagisce con il metano. 


L'idrogeno è utilizzato per alimentare molteplici processi dei petrolchimici; il più importante è la sintesi di ammoniaca per la produzione di fertilizzanti


Altre reazioni sono utilizzate per scopi specifici, come la produzione di nerofumo per il trattamento in difetto di ossigeno ad alta temperatura di frazioni pesanti provenienti dal cracking catalitico in raffineria. 

Questi sono i processi primari per la produzione dei building blocks - i "mattoni di base" - che poi, una volta combinati tra loro, formano gli "intermedi".
 
Gli intermedi non sono destinati al mercato degli utenti finali, ma sono impiegati come base di partenza per la sintesi di altre molecole, a loro volta base per la manifattura di una gamma estesa di materiali di sintesi e relativi mercati. 

Ad esempio, etilene e propilene (monomeri) - fino a qualche settimana fa prodotti a Marghera - sono utilizzati per realizzare rispettivamente il polietilene e il polipropilene (polimeri) a Ferrara. Questi materiali sono ottenuti attraverso reazioni di polimerizzazione che avvengono, normalmente, in reattori a pressione in presenza di catalizzatori e calore.

Da essi saranno poi ricavati i prodotti finiti: il flacone per il detersivo, la scatola per conservare gli alimenti, lo spazzolino da denti, il sifone per il lavandino del bagno, la vaschetta per i panni da lavare, paletta e secchiello per giocare in spiaggia, etc.

In questa vecchia carta tematica delle risorse minerarie e industriali dell'Emilia Romagna (presa da un Atlante De Agostini degli anni Settanta), le macchie verdi rappresentano i giacimenti di metano.

Il metano costituisce una delle materie prime più importanti della moderna industria chimica, insieme all'aria, all'acqua, al petrolio e al sale marino. 

Dal metano si ricava l'idrogeno, come sopra abbiamo ricordato; e l'idrogeno si combina con l'azoto (prelevato dall'aria, separato dall'ossigeno e dagli altri gas) per formare ammoniaca, con la quale si preparano concimi: urea, solfato di ammonio, nitrato di ammonio.

Come già detto, dal petrolio, attraverso la piroscissione, si ottengono l'etilene (necessario alla produzione di materie plastiche come il polietilene e il polistirene) e il propilene (necessario alla produzione del polipropilene isotattico, il moplen del Carosello e del boom economico). 

Uno dei primi impianti italiani per la produzione di olefine fu costruito a Ferrara negli anni Cinquanta, ed è mostrato nella seconda foto del post. Questo poi fu chiuso e i monomeri necessari furono forniti attraverso una pipe-line da Marghera. E ora che ha chiuso anche Marghera? Brutti scenari si paventano nei prossimi mesi... Priolo è lontana, troppo lontana... e al di là dell'Adriatico? A Rijeka, ad esempio?

Intanto, capita spesso che mio fratello, spinto dalla sua passione per i mezzi di trasporto a quattro ruote e di locomozione a quattro zampe, si muova in giro per l'Italia settentrionale ad appuntamenti a tema. Quando passa per Ferrara è solito mandarmi la vista del petrolchimico dalla strada, che vedete sopra. Uno scatto particolarmente riuscito è stato da me pubblicato in un mio (ormai vecchio) libro, dove ho toccato queste tematiche, che potete trovare QUI.