giovedì 31 agosto 2023

31 - 8 = 23

Oggi, ultimo giorno di agosto e ultimo giorno dell'ormai vecchio anno scolastico. Tra poche ore inizia settembre e mi preparo ad una nuova avventura tra i banchi, nella quale confluisce qualche cosa della vecchia, insieme a tante idee e a tanti timori.

Mi lascio alle spalle tante cose: progetti personali ormai irrealizzabili, progetti realizzati e abbandonati perché non più rispondenti al mio sentire, ideali nei quali riconosco di non aver mai creduto abbastanza (forse perché più che credere in pubblico preferisco dubitare in solitudine), tante persone che avrebbero voluto impormi i loro ideali e i loro progetti per la mia vita - che il tempo, il caso o talvolta la mia determinazione hanno allontanato in un modo non sempre elegante ma definitivo (spero!).

Quello che mi auguro è di poter condividere con i miei discenti tutto il mio vivo stupore e la mia crescente meraviglia per la Natura e per il nostro Pianeta, per il mondo vivente e per la sua continua evoluzione, per i fenomeni sia del mondo macroscopico sia di quello microscopico. E di condividere soprattutto tanto il rigore e la fatica dello studio quanto la bellezza di conoscere e di scoprire. 

Concludo ricordando che i miei discenti vanno dai quattordici agli ...anta! A tutti auguro ogni bene in questa nuova avventura intellettuale (ma non solo) che presto torneremo a vivere insieme.

mercoledì 30 agosto 2023

Cercando l'oceano...

Guardando la televisione, ho potuto invidiare (e non poco) la bellezza delle acque che abbracciano Kiribati, arcipelago nell'Oceano Pacifico.


Immagino gli atolli, il caldo, la foresta intricata, una vita impegnativa a contatto con la natura, dove nuotare, pescare e vogare sono attività essenziali per poter sopravvivere. 


I documentaristi sottolineano che a causa del cambiamento climatico e dell'innalzamento del livello delle acque, questo Eden occupato da circa centomila persone rischia di essere completamente sommerso. Che fare? Costruire dighe per contenere l'avanzata delle acque? Alzare le case su palafitte? Trasferirsi altrove? 

Altrove mi sarei trasferito io, tanti anni fa. In realtà, il luogo dove abito non mi dispiace, anche se la mia vita di relazione, da trent'anni a questa parte, gravita attorno al centro di Belluno - che dista 12 chilometri da casa mia. Salvo la parentesi veneziana, ovviamente: ma quella, pur felice, si è chiusa tanti anni fa e non mi ha dato, come speravo, l'opportunità di andarmene. Solo di cambiare ambito culturale e tutto sommato non mi è dispiaciuto nemmeno questo.

In attesa dei risultati delle analisi di questi giorni, che saranno pubblicati on-line, proprio in queste ore guardavo i siti delle facoltà di Farmacia per vedere quando è stato calendarizzato il test di ammissione. Oggi, domani... non importa: il sogno è sfumato

Son troppo vecchio per cedere alla tentazione di iscrivermi, troppo giovane per sperare in un prossimo ritiro dal mondo del lavoro, troppo risoluto nel rifiutare posizioni come chimico (sono solo laureato in chimica e più per ripiego anche se con 110L: non ho mai voluto e non voglio esercitare quella professione), troppo deluso per sperare ancora.

E mi accontento di quello che ho: della casa lasciata dai nonni, dei miei libri, della mia solitudine (da difendere contro certi desideri di parenti e altri "cristiani"), della natura che riempie l'agognata quiete delle mie giornate. In fin dei conti, non serve naufragare in un'isola deserta: uno può anche costruirsela allargando i confini del cuore per far spazio ad un oceano di silenzio.


F. Battiato - Un oceano di silenzio

lunedì 28 agosto 2023

Fine agosto...

Anche il mese di agosto sta volgendo al termine, e mi rallegro osservando le ultime fioriture delle rose. Il resto del giardino è stato travolto dalle continue piogge di luglio, dai parassiti e da altre seccature sulle quali non mi dilungo.


Non tutte le piante di agapantus hanno emesso i loro fiori, quest'anno: vi offro solo lo scatto di questo.


Intanto mi ritiro sotto la tenda a leggere un libro sulla chimica nel XXI secolo, di cui vi dirò, mentre ripenso a un altro testo che ho divorato direttamente in libreria venerdì pomeriggio. Si tratta di un'opera di Marco Malvaldi, intitolata Perché studiare chimica (non) è difficile e pubblicata da Mondadori


L'autore, chimico e scrittore, racconta ai più giovani come atomi e molecole si incontrano negli oggetti che utilizziamo tutti i giorni, come la grafite che compone la mina di una matita, con le sue lasagne di atomi di carbonio - quegli stessi atomi che formano una complessa struttura 3D nel diamante; o che forse sarebbe meglio non incontrare mai, come la nitroglicerina o il KCN.

Pagina dopo pagina, egli guida il lettore e gli fa percepire la bellezza degli studi chimici, che permettono di imparare ad osservare la realtà di cui siamo parte da un punto di vista privilegiato - anche se poi la vita di laboratorio e la ricerca non saranno necessariamente le attività che permetteranno al laureato in chimica di guadagnarsi da vivere. C'è chi fa il divulgatore, lo scrittore, l'insegnante, il politico...


Sopra le montagne, le nuvole si radunano e annunciano la pioggia imminente - e con essa il fresco: dai 33 °C di venerdì siamo passati ai 24 °C di oggi.


Il gatto si trastulla sul divano e non cede alla tentazione di miagolare per chiedere di passare un po' di tempo in giardino.


Francamente, meglio così per tutti: per lui, per noi che non dobbiamo vigilare troppo, per gli animali selvatici che possono sentirsi liberi di raccogliere le provviste per la stagione fredda o di prepararsi per la migrazione.


Mi affaccio alla finestra e scorgo, tra i rami dei noccioli, un giovane esemplare di ghiandaia...

... lo vedete adesso?

Alla prossima! E finite i compiti per le vacanze, che tra un paio di settimane ricomincia la scuola.

sabato 26 agosto 2023

Krakatoa: un breve video-racconto per i 140 anni


Krakatau, meglio conosciuto come Krakatoa, è un piccolo gruppo di isole nello Stretto della Sonda tra le isole di Sumatra e Giava; è uno dei siti vulcanici più famosi del mondo. Si tratta di una caldera per lo più sommersa, con tre isole esterne appartenenti al bordo; un nuovo cono, Anak Krakatau (il figlio di Krakatau), forma una nuova isola dal 1927 e rimane tuttora vulcanicamente molto attiva.


Il Krakatau esplose in modo spettacolare in una devastante eruzione pliniana iniziata a maggio e culminata tra il 26-27 agosto 1883. Sono passati ormai 140 anni. 

L'evento uccise più di 36.000 persone, principalmente a causa degli enormi tsunami innescati dall'eruzione che travolsero oltre 165 villaggi. 

L'eruzione è stata uno dei primi eventi di cronaca globale dopo che le linee telegrafiche avevano collegato i diversi continenti.

La narrazione dei fatti è stata oggetto di varie opere letterarie: ricordo i testi di Rupert Furneaux e, più recente, di Simon Winchester.


In particolare, dal libro di Furneaux ho tratto la seguente video - lezione: l'eruzione raccontata in dieci minuti (senza entrare troppo nei dettagli tecnici, non essendo io un vulcanologo), con qualche sottolineatura su come essa abbia influenzato anche la pittura di Munch e di Ashcroft alla fine dell'Ottocento.


All'evento fu dedicato anche un film drammatico, risalente al 1969, intitolato: "Krakatoa, est di Giava". Peccato però che il vulcano si trovi a ovest, nello stretto tra Sumatra e Giava

Immancabile l'happy end con il coraggioso capitano che guida la nave sull'onda dello tsunami generato dall'esplosione dell'isola, salvando la nave dall'affondamento. Nella realtà storica erano affondate tutte, anche a centinaia di chilometri di distanza, a causa dell'enorme quantità di energia veicolata dall'onda sismica.

Ecco il film completo, per chi volesse vederlo. Non è tanto diverso da quelli che passano in televisione ogni tanto, liberamente ispirati ai libri di Jules Verne e simili.

giovedì 24 agosto 2023

Un passaggio per Giava...

A proposito dello zolfo e dei suoi composti che si liberano in prossimità dei vulcani, in questa breve lezione esploriamo due vulcani nella parte orientale dell’isola di Giava.

Giava è una delle principali isole dell’arcipelago indonesiano: su di essa trova posto la capitale dell’Indonesia, Giakarta, e su di essa abita la maggior parte dei cittadini indonesiani, che convivono con numerosi vulcani attivi.

Kawah Ijen (a destra nella foto sopra) è un complesso vulcanico: il monte più alto di questo complesso è il Merapi, protagonista di importanti cicli eruttivi anche in tempi recenti.

Altri dettagli li vedremo guardando gli spezzoni dei documentari che completano la videolezione; terminiamo con alcune riprese del vulcano Bromo (a destra nella foto sopra).

Del Kawah Ijen ho detto ancora anche in vecchi post; del vulcano Bromo ho ricordato più volte come di esso conservi un omaggio che mi ha portato un caro amico. Ma di ciò potete leggere nel mio ultimo libro: "Incoscienze naturali", che trovate linkato a fianco. E preparatevi, che prima o poi vi faccio compito a sopresa.

lunedì 21 agosto 2023

Zolfo e solfuri tra Virgilio, vulcani ed Agordo

Ritorno a parlarvi dello zolfo, di cui ho scritto QUI, in altri post (che ivi sono richiamati) e soprattutto nel mio ultimo libro, "Incoscienze naturali" (link a fianco), e anche nel saggio dedicato alla catalisi - anzi alla "gattalisi", come ebbe a farmi notare il vecchio Lucio (non il lupo della Melevisione, ma un amico dei tempi dell'università).

Zolfo: in latino sulphur, da cui il simbolo S. Interessante è l'etimologia: forse una parola composta da sal (= sale, in latino) + pyr (= fuoco, in greco), per sottolineare il fatto che si trova spesso vicino ai vulcani oppure che è combustibile, proprietà che è ricordata anche nell'antico nome inglese: brimstone. Qualcuno invece fa risalire l'origine del termine all'arabo sufra (= giallo).

Come ricordato in precedenza, lo zolfo è associato al regno dei morti. Virgilio pone l'ingresso dell'Ade presso il lago Averno, dal "tetro alito" (Eneide, VI, 291) che così descrive:


E qualche verso sotto, ecco la descrizione del terremoto - frequente nella zona dei Campi Flegrei, come possiamo leggere anche nelle notizie di cronaca in questi giorni:


Itene lunge: andatevene lontano! E lasciamo la letteratura latina ai passi di Proserpina per ricordare brevemente la pioggia di zolfo e di fuoco che distrusse Sodoma (magistralmente dipinta da John Martin) e lo stagno di zolfo che attende il falso profeta e la bestia nell'Apocalisse di Giovanni.


Lo zolfo si combina con l'idrogeno per formare l'idrogeno solforato, H2S, un gas velenoso, dall'odore di uova guaste, che in acqua si solubilizza per dare soluzioni a pH inferiore a 7: è noto anche come acido solfidrico

Lo zolfo si combina con l'ossigeno per formare anidride solforosa, SO2, e anidride solforica, SO3. In particolare, l'anidride solforosa si forma per combustione dello zolfo (che brucia con fiamma blu) ed è emessa anche dall'attività vulcanica. Nell'industria, essa è ossidata ad anidride solforica, necessaria alla fabbricazione dell'acido solforico. La reazione avviene in massicci reattori d'acciaio in presenza di un catalizzatore.

Lo zolfo si combina con i metalli e i semimetalli per formare solfuri. Molti minerali di interesse economico sono solfuri: argentite (solfuro di argento), bornite, calcopirite (solfuri dai quali si ricava il rame), cinabro (solfuro di mercurio), galena (solfuro di piombo), orpimento (solfuro di arsenico), pirite (solfuro di ferro), sfalerite (solfuro di zinco), stibina (solfuro di antimonio), etc.


I campioni che vedete nella fotografia sono stati da me acquistati presso la 32esima rassegna di minerali e di fossili che ha avuto luogo ad Agordo, domenica 13 agosto '23. Cercavo un campione di olivina, che ho trovato insieme a quanto vedete sopra e ad altre cose, che poi ho acquistato con l'idea di arricchire le mie lezioni e dar corso a un redivivo interesse - per il quale ero assai canzonato da ragazzino...


I solfuri si formano in filoni idrotermali: sopra vedete uno scorcio del cratere di Vulcano e riconoscete i depositi gialli di zolfo - con il quale possono depositarsi anche solfuri di arsenico, di mercurio o di altri elementi.
Solitamente i solfuri sono lucenti, teneri e hanno elevata densità: eccezioni alla regola sono i già citati solfuri di arsenico (opachi) o di cobalto (maggiore durezza).

I solfuri possono essere preparati in laboratorio per reazione dello zolfo elementare con un metallo in polvere: a scopo didattico torna utile la preparazione di FeS, per mostrare che il composto, una volta formato, ha proprietà diverse rispetto agli elementi che lo formano. Ne ho parlato QUI.

Nell'industria, acquista una notevole importanza la sintesi dei solfuri di fosforo, utilizzati nella fabbricazione dei fiammiferi.

Composti organici dello zolfo suscitano spesso sensazioni olfattive particolari: pensiamo all'aglio, alla cipolla, ai cavoli, alla senape, al rafano.


I solfobatteri, o batteri solforiduttori, sono organismi procarioti unicellulari anaerobi obbligati (vivono in assenza di ossigeno) che utilizzano come accettori di elettroni composti dello zolfo in alto stato di ossidazione (solfati, anidride solforosa) per produrre idrogeno solforato e acqua. Alcune specie sono corresponsabili del fenomeno noto come biocorrosione.

Chiudo il post riproponendo un vecchio video dove qualcuno ha catturato e montato alla meno peggio qualche spezzone di una mia lezione sullo zolfo, tenuta all'Università degli anziani - adulti di Belluno il 21 dicembre 2015.


Alla prossima!

venerdì 18 agosto 2023

Minerali a Firenze

Visto il mio rinnovato interesse di queste settimane per rocce e minerali, riprendo in questo post l'abstract di un articolo della dottoressa Alba Scarpellini: "Le collezioni mineralogiche del Museo di Storia naturale dell'Università di Firenze dalle origini a oggi".

Il Museo di Storia Naturale di Firenze dispone di circa 50.000 campioni di minerali, pochi rispetto ai grandi musei come il Museum d'Histoire Naturelle di Parigi, il Natural History di Londra e lo Smithsonian di Washington, ma pur sempre tanti, così da essere in prima fila in Italia. Ma non è solo nel numero l'importanza delle collezioni fiorentine, quanto nel loro significato storico (cinque secoli e mezzo) e scientifico (circa 2.800 su circa 4.000 specie conosciute). 

Proprio per far conoscere il significato storico e scientifico di queste collezioni ci siamo proposti di tracciare il cammino che nel corso di oltre cinque secoli ha portato all'attuale consistenza, purtroppo solo in piccola parte esposta per il godimento del pubblico e l'istruzione degli studenti. 

Infatti circa cinque secoli e mezzo intercorrono fra le ciotole con l’incisione LAURMED (Lorenzo de' Medici detto il Magnifico) presenti nel tesoro mediceo già alla metà del XV secolo e gli ultimi ritrovamenti di meteoriti, frutto di una spedizione scientifica nel deserto libico. 

Un significato storico, oltre che scientifico, caratterizza le nostre collezioni, iniziate col mecenatismo dei Medici e irrobustite dalla sensibilità naturalistica degli Asburgo Lorena, una sensibilità che si è inserita nella tradizione scientifica fiorentina di Galileo e di Stenone ed è continuata fino ai giorni nostri.

PS: peccato che ogni volta che ci sono andato, per qualche motivo non sono riuscito a visitare il museo e con esso anche queste collezioni. Ritenterò, sicuramente sarò altrettanto sfortunato.

mercoledì 16 agosto 2023

Dalle Dolomiti agli Appalachi...


Ho trascorso il pomeriggio di domenica scorsa in un piacevole quanto raro giro con mio fratello, cosa che capita molto raramente. Tra le tappe del giro, Agordo: sopra vedete qualche scatto dello scorso anno - all'Agner, alla villa Crotta - De' Manzoni e a un merlo che saltella in un prato. 

Presso il palazzetto dello sport era stata allestita la mostra - mercato di fossili e minerali e ne ho approfittato per aggiornare la mia personale collezione, scegliendo materiali utili anche per la didattica. Ma di questo vi dirò in un post apposito più avanti.


In questo post voglio parlarvi invece dell'ultima tappa, all'Indian Village di Valmorel, in comune di Limana (BL). Si tratta di un piccolo ma importante museo antropologico che raccoglie materiale concernente la storia e la vita dei nativi nordamericani: sia pubblicazioni sia oggetti di uso quotidiano, con i materiali di partenza per la loro realizzazione (aghi di porcospino, cortecce, pellami, etc) attraverso una paziente lavorazione a mano.


Ringrazio Alessandro, curatore e factotum del museo, per le numerose spiegazioni, senza le quali sarebbe stato impossibile cogliere il senso del molto materiale proposto, senza cadere in facili errori di valutazione, suffragati da una parte dal cinema e da certi fumetti, dall'altra da passioni politiche che poco hanno a che vedere con l'antropologia e la passione per lo studio scientifico di questo argomento vastissimo - come anche di tutti gli altri.

Il luogo è frequentato anche dai discendenti dei nativi, che ogni anno vengono dal di là dell'Atlantico per vedere testimonianze delle loro tradizioni e per raccontarle in spettacoli e serate a tema a un pubblico di veri interessati che anche qua da noi non manca. 

Ma voi... lo sapevate???

Le Blue Ridge Mountains si estendono per 550 miglia da nord a sud: l'area comprende oltre 34.000 miglia quadrate di montagne, foreste, laghi, fiumi e cascate in otto stati.

Le Blue Ridge Mountains fanno parte della molto più ampia catena montuosa degli Appalachi - che i locali leggono senza l'acca, come se nella nostra lingua fosse scritto: Appalaci

Il nome dell'intera catena montuosa riprende quello di una tribù di nativi che abitavano la zona meridionale di quei monti: i primi cartografi spagnoli, giunti agli inizi del XVI secolo, così annotarono e così è rimasto fino a oggi. 

Nella rappresentazione sopra stante, grazie ai colori vedete come gli Appalachi siano suddivisi in macro-aree. Le Blue Ridge Mountains a loro volta presentano numerose sottodivisioni, tra le quali ricordiamo le Great Smoky Mountains, le Black Mountains, le Craggy Mountains e altre ancora. Essa ospita le montagne più alte a est del fiume Mississippi, con oltre venti picchi nella sola Carolina del Nord che misurano oltre 6.000 piedi di altezza.

La catena degli Appalachi è attraversata da un lungo sentiero percorribile a piedi, l'Appalachian Trail. Esso è stato raccontato in opere letterarie, come "La signora degli Appalachi. Grandma Gatewood" - di Montgomery Ben (ed. Terre di Mezzo) o "A walk into the woods" di William "Bill" Bryson, dal quale è stato tratto anche un film con Robert Redford, Nick Nolte ed Emma Thompson. Da leggere, magari scegliendo come musica d'atmosfera Appalachian Spring di Aaron Copland. Senza farsi ingannare dal titolo, però!

lunedì 14 agosto 2023

La furia delle montagne

Stamattina alle 10 e un quarto, su Sky cinema action, trasmetteranno Dante's Peak - la furia della montagna, un film drammatico del 1997 che - nella finzione - racconta la storia di un vulcanologo, Harry Dalton - impersonato da Pierce Brosnan

Sofferente per la morte della compagna durante una campagna di studi in Colombia (con un riferimento a quanto accaduto nel 1993 nel cratere del vulcano Galeras, ove persero la vita nove persone), lo studioso è inviato a Dante's Peak, un paesino ai piedi di un vulcano quiescente da diverse migliaia di anni.

Alcuni segni fanno presagire un prossimo risveglio: scosse sismiche, acidificazione delle acque di un lago, emissioni di anidride solforosa, apertura di crepe nel suolo, aumento della temperatura dei terreni, animali morti sia nei boschi sia nelle acque. L'allarme, lanciato dallo studioso, resta inascoltato: quando l'eruzione comincia, è troppo tardi e nell'abitato si scatena il panico.

Gli effetti speciali con cui sono realizzate le scene catastrofiche meritano una particolare sottolineatura, trattandosi di un film di 26 anni fa: non c'erano di certo i mezzi tecnologici di cui il cinema dispone oggi, ma le scene sono costruite con vera maestria ed efficacia. La trama è abbastanza prevedibile e non mancano anche gli errori e le incongruenze, che possiamo leggere QUI. Sempre di un film si tratta.

La scena dell'auto inseguita dal flusso piroclastico ricorda molto una celeberrima foto scattata durante l'eruzione del vulcano Pinatubo, nelle Filippine, avvenuta nel giugno 1991: sopra la finzione, sotto la tremenda realtà.


Secondo i commentatori più esperti, la sceneggiatura del film, pur attingendo alle descrizioni di vari eventi vulcanici avvenuti nel mondo tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, s'ispirerebbe largamente alla catastrofica eruzione del Monte Sant'Elena, accaduta il 18 maggio 1980, durante la quale collassò una parte della montagna, dando origine a una nube ardente che portò distruzione per decine e decine di chilometri. Eccone uno scatto.


Tornando al film, il passaggio più toccante vede una bambina in lacrime mentre stringe il suo gattino, indicato dalla freccia, seduta sotto una veranda: di fronte a lei tutti corrono impazziti e nessuno se ne cura, nella più totale indifferenza.


L'indifferenza: è questo alla fine il vero male da temere, non le eruzioni o le altre catastrofi naturali. Il dannunziano "me ne frego" si contrappone al milaniano "I care". E qui rispetto la volontà di ciascuno: di pensare come meglio gli aggrada, di agire coerentemente o meno col suo pensiero, di cambiare canale o di passare ad un altro sito web.

sabato 12 agosto 2023

Le catene di Prometeo

In questi giorni, avrete visto sicuramente in qualche telegiornale le spettacolari eruzioni di Stromboli, la più orientale delle Isole Eolie, il faro del Tirreno - il cui cratere brilla ogni notte di una luce arancione.


L'intero arcipelago delle Eolie forma un arco vulcanico: oltre a Stromboli, Basiluzzo, Salina, Filicudi, Alicudi, Lipari e Vulcano mostrano segni di manifestazioni endogene che prima o poi andrò a vedere dal vivo, ripercorrendo le orme di Spallanzani e di Mercalli. Quest'ultimo osservò, documentò e descrisse l'eruzione del 1888, parlando per la prima volta di eruzione vulcaniana.

Più che (o meglio: oltre a) Stromboli, dopo le letture di questi giorni, vorrei visitare Vulcano. Come ricorda il nome, l'isola è - secondo il mito - una dimora dell'antica divinità del fuoco e delle arti metallurgiche. Scriveva Virgilio, nell'ottavo libro dell'Eneide (VIII,422):

"Questa è la casa, ove quaggiù s'adopra / Volcano, onde da lui Volcania è detta"

Vulcano per i romani; Efesto per i greci: la divinità abita gli antri di queste montagne di fuoco dove, con l'aiuto dei ciclopi, forgia armi e manufatti - non ultimo quell'aureo trono che imprigionò sua madre Era, per vendicarsi del fatto che lo fece cadere dall'Olimpo nel mare perché troppo brutto per dimorare tra gli dei.

Nel mito, gli sbuffi dei mantici e il calore del fuoco della fucina del dio fabbro si manifestano nelle pozze di fango bollente, nelle fumarole, nelle emanazioni di zolfo e dei suoi composti - anidride solforosa e acido solfidrico, col suo puzzo di uova guaste che impregna i vestiti e annerisce i monili d'argento.

Con un pensiero alla tragedia di EschiloPrometeo incatenato, nella sua dimora, il dio Efesto avrebbe forgiato le catene per imprigionare a una roccia della Scizia il ribelle Prometeo, sotto l’occhio vigile di Cratos, il Potere, e Bia, la Forza. D'altronde, potere (religioso, politico, economico) e forza (militare) costituiscono i vincoli che bloccano il libero cammino individuale nella conoscenza e nel progresso lungo tutta la storia del genere umano. 

Nel dipinto di Dirk van Baburen, del 1623, la scena rappresenta il reo messo in catene sotto lo sguardo vigile e compiaciuto del giovane Ermes, mentre Efesto assume le sembianze di un vecchio fabbro intento a lavorare nel suo antro.

Prometeo viene punito per avere dapprima aiutato Zeus contro i Titani ribelli, di cui faceva parte, e poi per essere passato dalla parte degli uomini ai quali donò il fuoco rubato agli dei: "amò i mortali oltre misura" - scrive Eschilo. Alle creature di Prometeo dedicò un lavoro Beethoven, che tra il 1800 e il 1801 compose le musiche per la coreografia di Salvatore Viganò.

Tornando al dramma di Eschilo, il momento drammatico del supplizio è stato immortalato da diversi pittori: i cento volti di Prometeo è il titolo di una mostra sul tema, tenutasi a Milano nel 2016. Tra questi, ecco Salvator Rosa, pittore di cui ricorrono i 350 anni dalla morte, avvenuta il 15 marzo 1673. Dalla sua opera riprendo alcuni dettagli, accostandoli ad altre rappresentazioni del tema.

Osservate, sopra a sinistra, la smorfia di sofferenza, di dolore e di orrore mentre l'aquila - simbolo della vendetta di Zeus - si avvicina per squarciargli il ventre.

Ed ecco, a destra, la fiaccola con cui Prometeo ha commesso il suo delitto, sotto il piede stretto nella morsa del ceppo.

L'aquila fa scempio dei visceri: in primo piano il fegato, destinato a rigenerarsi nella notte per essere nutrire nuovamente la vendetta di Zeus l'indomani; e così per giorni, mesi, anni, finché Ercole non verrà a liberare il Titano spezzandone le catene.

La rappresentazione, cruda e violenta, tradisce la profonda conoscenza dell'anatomia umana da parte del pittore: osservate i tendini, i muscoli, gli intestini. 

Questa è la punizione che spetta a chi ha osato sfidare gli dei, non solo nel mito ma anche nella storia: gli dei, le famiglie e le patrie, secondo le mode di ogni tempo. 

In questo dipinto di Mattia Preti è raffigurato Ercole mentre libera l'esausto Prometeo, dopo aver invocato Apollo e aver colpito l'aquila con una freccia: ma Prometeo dovrà alla fine accettare la volontà di Zeus e donerà la sua immortalità al centauro Chirone

A proposito di amore per gli uomini, l'ultimo mio pensiero, tra improbabili parallelismi e divergenze, è a Cristo, che ha liberato Adamo imprigionato negli inferi: anche lui e la sua discendenza dovranno alla fine accettare la volontà di Dio - "che ha tanto amato il mondo da dare il figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16).

Et vitam venturi saeculi, Amen: l'ultimo verso del vecchio Simbolo niceno-costantinopolitano è illustrato ancora da Beethoven con una grande fuga sinfonico - corale. Non credo tuttavia che all'uomo moderno - creatura di Prometeo (ricorderete sicuramente il dialogo "Protagora" di Platone...) o discendente di Adamo? - interessi poi molto di Prometeo e degli antichi miti, come alla chiesa del uattanciù interessa poco o nulla della vita eterna: e allora chiudo il post e lascio ciascuno alle sue faccende, progettando finalmente il mio viaggio verso il Meridione.

giovedì 10 agosto 2023

Le Perseidi, tra miti, poesia e odierna prosa

Nel post di oggi riprendo in parte il testo dell'amico e collega di matematica, prof. dott. ing. Simone Tramontin, pubblicato sull'edizione odierna de "Il Gazzettino di Belluno" - che potete leggere integralmente nella foto sottostante. 

L'incipit - che riproduco - ci ricorda come in queste notti, nuvole permettendo, possiamo ammirare le Perseidi, sciame meteorico studiato nel 1862 da Giovanni Virginio Schiapparelli (astronomo e dott. ing. pure lui) che ne individuò l'origine nei frammenti della coda della cometa Swift-Tuttle

Il nome di Perseidi ci riporta ai numerosi figli di Perseo, l'eroe greco che sconfisse Medusa. Così lo raffigura Cellini, nella scultura bronzea che a Firenze si trova sotto la loggia dei Lanzi, da me fotografata a fine maggio.

La mitologia romana ci riconduce invece al seme di Priapo, divinità della fecondità dei campi affetta da una disfunzione erettile chiamata priapismo in suo onore; e l'amore per la letteratura italiana ci riporta a Pascoli e al suo X agosto (che non si legge "per agosto", come abbiamo udito anche recentemente, grazie!).

(immagine e fotocomposizione dal web)

Lasciamo spazio ora alla penna di Tramontin, che pur nella prosa dei suoi pixel giornalistici ci propone un esordio assai poetico...

Sogni, desideri, speranze. Stanotte, sguardo puntato al cielo, a caccia di stelle cadenti, le “lacrime di San Lorenzo”. Inquinamento luminoso permettendo. I cieli italiani sono diventati luminosissimi e dagli anni ‘90 ormai la luce delle città sta cancellando le stelle. Ma ai sognatori bellunesi andrà comunque decisamente molto meglio che ai sognatori di altre città: Belluno rimane ancora l’unica provincia del Veneto dalla quale si riesce ad ammirare in tutta la sua bellezza la Via Lattea. [...] Il cielo naturale così com’era non lo conosciamo più da tempo; ma la notte di San Lorenzo può regalare ancora speranze a chi guarderà, proprio dalle Dolomiti, le stelle cadenti. Che, beninteso, non sono stelle: se non altro perché, cadessero davvero stelle, il cielo a quest’ora sarebbe già vuoto. Sono semplici meteoroidi, originati da un'antica cometa che, entrando nell'atmosfera, si incendiano, mostrandosi come scie luminose. Ma non per questo meno affascinanti. Da stasera al 13 agosto il picco delle Perseidi (la replica, a novembre: le Leonidi). Spettacolo garantito: a patto di scegliere un buon posto dal quale osservarle, evitando di mettere a rischio i sogni per colpa dell’inquinamento luminoso. [...]

martedì 8 agosto 2023

Acidi carbossilici: nuove reazioni

Gli acidi carbossilici costituiscono una classe di composti organici nei quali si riconosce la presenza del gruppo funzionale -COOH.

Il gruppo carbossilico dona lo ione H+ con formazione dell'anione carbossilato -COO-, comportandosi quindi da acido debole. 

Per reazione con una base, l'acido carbossilico forma un sale: i sali di sodio o di potassio degli acidi carbossilici a catena lunga sono detti saponi.

Per reazione con un alcool, l'acido carbossilico forma un estere, di cui avevo detto ampiamente QUI.

Il gruppo -COOH è legato a un atomo di idrogeno H per formare l'acido formico, HCOOH. Questo composto è il più semplice degli acidi carbossilici, chiamato acido metanoico secondo la IUPAC.

Il gruppo -COOH è legato al radicale metile CH3 nell'acido acetico, la cui formula risulta essere pertanto CH3COOH, chiamato acido etanoico secondo la IUPAC.

Il gruppo -COOH è legato a una catena R, con un numero superiore di atomi di carbonio negli acidi grassi, la cui formula generale può essere rappresentata genericamente come R-COOH.

Gli acidi carbossilici alifatici, catene di atomi di carbonio con un acido carbossilico a un'estremità, sono ovunque. Spesso i loro nomi derivano dalle fonti dalle quali sono stati ricavati per la prima volta: acido capronico, acido oleico, acido palmitico, acido stearico, acido miristico, etc. 

La catena può essere satura o insatura. Per addizione catalitica di idrogeno, dagli acidi insaturi si ottengono acidi saturi: è quanto si fa nella sintesi industriale delle margarine da più di un secolo. 

La catena satura ha tuttavia solo due atomi di carbonio che possono reagire: quello nel gruppo carbossilico e quello adiacente. 

Jin-Quan Yu e i colleghi di Scripps Research e Bristol Myers Squibb hanno progettato una reazione che raddoppia il numero di carboni reattivi in ​​queste molecole a quattro, trasformando le molecole in versatili building blocks utili ai chimici organici sintetici. 

Con un catalizzatore al palladio e uno dei due ligandi piridina-piridone, il team ha riferito di poter eseguire una deidrogenazione (quindi: poter togliere idrogeno e formare un doppio legame C=C) in una fase che attacca selettivamente il legame C–H a due atomi di carbonio lontano dal gruppo carbossilico invece del carbonio adiacente (il carbonio in alfa al carbonile) tradizionalmente più reattivo (Science, 2021, DOI:10.1126/science.abl3939).

Questo genera composti con doppi legami reattivi che i chimici possono utilizzare per costruire una pletora di strutture cicliche e acicliche, inclusi farmaci e altri composti bioattivi. 

Yu afferma che questa reazione può essenzialmente "creare farmaci dal sapone". I chimici hanno a lungo sognato di usare gli acidi alifatici, la spina dorsale essenziale di molti saponi, come reagente chimico.

Il gruppo ha sintetizzato oltre 80 composti in due varianti della reazione, ciascuna utilizzando un diverso ligando: 

  • la prima variante, con un ligando piridina-piridone più semplice, produce selettivamente acidi carbossilici α,β-insaturi (in figura). 
  • La seconda variante, con un altro ligando comprendente un gruppo isometilico a ponte tra gli anelli piridinico e piridone, dà alchiliden-butenolidi. Il gruppo ha anche incorporato i frammenti del butenolide in composti più complessi, come un precursore del farmaco per l'asma Seratrodast.

I doppi legami, che sono più reattivi dei singoli legami, sono il punto di partenza per molte reazioni sintetiche organiche. "Una volta ottenuto un doppio legame, ora sei connesso a molte reazioni", afferma Yu. I ricercatori possono quindi aggiungere gruppi funzionali attraverso questo nuovo doppio legame, consentendo l'accesso a quattro atomi di carbonio sulla molecola: il carbossile più i successivi tre atomi di carbonio sulla catena.

"Questa ricerca rappresenta un enorme passo avanti nella reattività degli acidi carbossilici liberi", afferma Manuel van Gemmeren, un chimico organico dell'Università di Münster. 

"Il design dei due ligandi era intelligente e la capacità di selezionare tra acidi carbossilici e altri carbonili nella molecola è insolita e molto utile", afferma Nuno Maulide, un chimico organico dell'Università di Vienna. I butenolidi sono elementi costitutivi efficaci per la sintesi di molecole bioattive, "e questo mezzo rapido e selettivo per assemblarli potrebbe essere un punto di svolta per molte campagne di sintesi", afferma Julian G. West, un chimico organico della Rice University.

Yu ha lavorato su questa reazione per 20 anni, dice. "Ora posso dire che questa non è fantascienza", dice. "È realtà."

lunedì 7 agosto 2023

Verso quale meta?

Adesso che sono a casa, mi sveglio sempre presto, ma resto in pigiama per un po'. Faccio colazione con calma e poi mi vesto; e nel mentre faccio colazione mi tiene un po' di compagnia la televisione accesa e sintonizzata sull'ennesima replica degli episodi della sesta serie di Dr. House

In uno di questi episodi (il 13, se non ricordo male), intitolato "Verso la meta", la narrazione principale si intreccia con storie minori ed è su una di queste che soffermo la mia attenzione in questo post. 

Durante le ore di ambulatorio, House è alle prese con un ragazzo-soldato che vuole ottenere un certificato per essere esonerato dal servizio militare, in quanto avrebbe già finito il periodo di ferma, ma è stato comunque scelto per il successivo invio di contingenti in Medio Oriente; la moglie è rimasta incinta e non vuole che suo figlio cresca senza un padre. 

House gli dice scherzosamente di scappare in Canada o di spararsi a un piede; il militare lo prende alla lettera, rimettendoci inutilmente il quinto dito del piede destro. Inutilmente: il dottore lo informa, infatti, che l'esercito accetta anche chi ha perso un dito, basta che sia in grado di camminare e di correre. 

Il ragazzo decide così di far espandere l'infezione e di farsi amputare l'intero piede destro pur di non tornare in guerra e la puntata termina con House che osserva il paziente dopo l'intervento mentre si muove in carrozzina per i corridoi dell'ospedale. 

Come ho già avuto modo di ricordare più volte, nel personaggio House c'è quella dose sovrabbondante di stronzaggine (mista a tante altre cose) che sentirei il bisogno di avere e purtroppo non ho - come non ho la laurea in medicina e il posto da dirigente medico, ma questi non credo di averli mai desiderati. Avrei preferito altra laurea, rispetto a quella in medicina e a quelle che ho conseguito, come è noto ai miei lettori abituali e a chi mi conosce bene.

A riguardo della scelta del soldato: forse fuggire in Canada sarebbe stato meglio che rimetterci un piede. Certo, ha anteposto la famiglia alla patria e ha agito di conseguenza. Credo che scelte simili interroghino molti uomini in pericolo di chiamata alle armi e avvengano anche oggi in tanti angoli del mondo - non ultimo il fronte russo-ucraino. Ne scrissi QUI. Non c'è serie tv che basti a raccontare la tragedia di veri drammi personali calpestati dalla solita menzogna... dulce et decorum...