giovedì 30 settembre 2021

Per una filosofia di un atto fisiologico

QUI, ormai qualche tempo fa, avevo accennato all'intestino e a un paio di pubblicazioni divulgative ad esso dedicato, una del professor Moschetta e l'altra della dottoressa Enders

Pure il buon Dante, nel canto XXVIII dell'Inferno, gli dedica qualche verso (che riporto con un po' di parafrasi):

Eccolo invece rappresentato in una tavola anatomica risalente al Basso Medioevo (che sia opera di Guido da Vigevano?):

In questo post ritorno sul tema, assai cruciale per la nostra esistenza, stimolato da un confronto con un amico, afflitto dal seguente dilemma: "morire dal mal di pancia o dormire con la pancia gonfia? Che sia più nobile nell'animo soffrire le pene di una avversa stitichezza o piuttosto prendere un purgativo contro le coliche, e opponendosi con una bella scarica di diarrea por fine ad essa?". Il dilemma di costui, da scatologico, sembra diventar escatologico... 

Come è noto ai salutisti e non solo, le medicine naturali e quella tradizionale pongono l'accento sul rapporto intercorrente tra dieta e salute, che costituiscono un binomio inscindibile. "Il cibo sia la tua medicina e la tua medicina sia il cibo", scriveva Ippocrate.

Vorrei tuttavia aggiungere che l'uomo non è solo ciò che mangia, come voleva Feuerbach, ma è anche ciò che defeca - e quanto e quando e come. 

Un transito intestinale sereno e regolare è il pilastro dello star bene sia fisicamente sia nell'umore. E parlo per esperienza (mia e di chi condivide esperienze simili) più che per scienza (non sono medico e non voglio ne posso dare consigli, ricette, teriache o panacee). 

È da un po' che ho trovato un equilibrio personale, come posso verificare ogni giorno per via empirica nella posizione celebrata da Auguste Rodin nella sua opera più celebre. 

Faccio di tutto per mantenerlo, questo ritrovato equilibrio (dopo un agosto a... pensare!): dieta ferrea, acqua, un ciclo di fermenti due volte l'anno, in corrispondenza dei cambi di stagione (dall'inverno alla primavera e dall'estate all'autunno). 

Facendo pubblica ammenda, per stare davvero bene mi mancherebbe solo più movimento - in parole povere: dovrei camminare di più e aspirare a profili addominali meno curvilinei.

Intanto, in giro per il mondo, c'è chi continua a scrutare i segreti dell'intestino. Non più tardi dell'altro ieri, è comparso in letteratura - sul Journal of Physiology - un articolo dedicato alla formazione delle feci nel colon della Cavia, che potete comodamente consultare QUI. Esso è opera del professor Marcello Costa, docente di neurofisiologia, e del collega Nick Spencer, in forza alla Flinders University, in Australia.

I ricercatori evidenziano il complesso ruolo del sistema nervoso enterico, quello che molti chiamano il secondo cervello - e che, secondo la mia modesta e insignificante e sicuramente errata opinione, dovrebbe essere acclamato in realtà come il primo, almeno dal punto di vista evolutivo, visto che le prime reti di neuroni si sono sviluppate attorno alla cavità digerente di invertebrati come le idre e, solo in un successivo passo, si hanno la formazione di gangli e la cefalizzazione, come ebbi modo di accennare più compiutamente QUI, richiamando qualche articolo.

Oltre al sistema nervoso, un ruolo fondamentale gioca la morfologia del cieco - tanto diversa a seconda della dieta dell'animale e del suo posto nella scala dell'evoluzione: trovate QUI quella della Cavia - e probabilmente anche la varietà del microbiota che lo abita: non solo la cosiddetta flora batterica (termine desueto che ci riporta indietro di qualche decennio, quando i Naturalisti classificavano i batteri nel Regno vegetale), ma anche i miceti, i virioni e i protozoi.

Tra i vari microrganismi, l'Escherichia coli è un componente comune del microbiota umano e gli isolati mostrano ruoli probiotici, commensali e patogeni nell'ospite. 

I membri di E. coli usano spesso diversi tipi di chimica delle piccole molecole per regolare le interazioni intrabatteriche, intermicrobiche e ospite-batterico

Come il prof. Barbazza e io abbiamo scritto in una piccola pubblicazione lo scorso anno, che trovate QUI, non dimentichiamo che le cellule comunicano per mezzo di molecole.

Mentre E. coli è considerato un organismo modello ben studiato in biologia, gran parte del suo arsenale chimico è stato definito solo più recentemente e molto resta da esplorare.

QUI Alexandra Gatsios, Chung Sub King e Jason Crowford descrivono i sistemi di segnalazione chimica in E. coli nel contesto del più ampio campo del metabolismo all'interfaccia ospite-batteri e il ruolo di questa segnalazione nella modulazione della malattia a carico del grosso intestino.

A proposito di Australia, di batteri e di malattie a carico del tubo digerente: si è pensato a lungo che lo stress (anzi: il distress) fosse la causa principale delle ulcere gastriche

Barry Marshall aveva tuttavia una teoria diversa. Sospettava che le ulcere fossero causate da un batterio, l'Helicobacter pylori, che un collega Robin Warren aveva scoperto nei pazienti con ulcera gastrica (e che Giulio Bizzozero aveva scoperto un secolo prima nella mucosa gastrica del cane, come giustamente gli stessi autori ricordano). Marshall non fu in grado di dimostrare la correlazione batterio-ulcera e la sua teoria incontrò resistenza nella comunità scientifica, arroccata sulle posizioni della Tradizione. 

Di fronte a tale opposizione, Marshall decise di sperimentare su se stesso, come fecero molti grandi pionieri della medicina e della fisiologia. Dopo aver bevuto uno shottino di Helicobacter pylori in una soluzione di brodo, ha contratto una grave infezione. Ciò fu sufficiente per dimostrare che la sua teoria era corretta; trattò l'infezione con gli antibiotici per debellare il patogeno e nel 2005 condivise con Warren il premio Nobel per la Medicina. Vedremo lunedì 4 ottobre chi lo vincerà nel 2021.

domenica 26 settembre 2021

La Perla (delle Dolomiti) e i suoi musei...

Buongiorno a tutti e buon inizio settimana! In questo post propongo qualche scatto (qualcuno lo ha definito addirittura un fotoromanzo - ma non ci sono dialoghi e trame) per raccontarvi un sabato pomeriggio a Cortina d'Ampezzo, la perla delle Dolomiti.


Qualcuno riconosce il profilo della persona che cammina sul marciapiede, in basso a destra? Non importa, riveleremo il suo volto tra qualche scatto!


Eccomi davanti alla sede del Museo Paleontologico, intitolato al naturalista ampezzano Rinaldo Zardini (1902-1988): tra collezioni di farfalle e coleotteri, fossili e diorami che ricostruiscono gli ambienti del Triassico (con tanto di sauri in scala), possiamo imparare che il paesaggio delle Dolomiti era ben diverso da quello che conosciamo oggi.


Quelle che noi ammiriamo come montagne, nel mesozoico erano in realtà fondali di un mare tropicale, il mare di Tetide, come testimoniano i fossili di molluschi, dei coralli e dei vegetali - raccolti, catalogati ed esposti in modo ordinato per la gioia del Naturalista visitatore.


L'attività degli organismi costruttori, che per milioni di anni hanno precipitato depositi di carbonati, poi sollevati dalla spinta delle forze endogene ed esposti all'azione erosiva di quelle esogene, ha condotto alla formazione dei maestosi massicci che attualmente circondano Cortina. 


Il paesaggio è incantevole e ricordo che esso è il prodotto dell'incontro della Natura e della presenza dell'Uomo - che con le sue attività (agricoltura, industria, turismo...) modella, trasforma, arricchisce (e qualche volta deturpa) la Natura stessa.

Le attività tradizionali degli antichi abitatori delle vallate ampezzane sono raccontate nel Museo Etnografico, presso il quale ho potuto osservare - oltre a strumenti di lavoro e costumi tradizionali - anche modelli delle abitazioni e campioni di legname con cui erano costruite.

Visitando il Museo di Arte Moderna, scopro una rassegna di autori contemporanei dedicata ai Paesaggi d'Italia.


Resto affascinato dall'isola di San Giorgio, a Venezia, dipinta da De Chirico in un modo che mi ha sorpreso...


... ma il professor Tramontin (ecco chi era il misterioso camminatore!) era più attratto dalle colline toscane.


Ammiratene i colori in autunno e in primavera, catturati in questi due dipinti...


... o in quest'altro, forse più evocativo ma egualmente coinvolgente.


Con uno sguardo alla collezione Rimoldi, che raccoglie opere di grandi autori italiani del Novecento (non sempre illuminate in modo efficace), termina la nostra visita al museo.


Alzando lo sguardo, resto scherzosamente perplesso...


... infatti scorgo un'anomalia che potete notare nella foto sotto. I cerchi olimpici non erano cinque? Com'è che il simbolo delle Olimpiadi (che Cortina ospiterà nuovamente nel 2026, tra meno di cinque anni, dopo la storica edizione del 1956) è diventato quello dell'Audi?


Lascio la Perla con questo interrogativo - senza però prendermi troppo sul serio, eh! - e rimiro ancora una volta le montagne...


... e il sole che scende dietro le Tofane. Tramonto con Tramontin.


Ed ecco l'enrosadira - termine ladino utilizzato per indicare il tingersi di rosa delle rocce, al sorgere e al calar del sole. La spiegazione del fenomeno non è affatto semplice e implicherebbe la considerazione di una serie di parametri che coinvolgono l'inclinazione dei raggi solari, una selezione di frequenze, le condizioni atmosferiche e la natura cristallina dei minerali di cui sono fatte le rocce carbonatiche.


Senza prodigarmi in spiegazioni che appesantirebbero inutilmente il post, passo oltre e scorgo, sulla via del ritorno, una strana costruzione che spunta sulla destra, tra gli alberi.


Si tratta del mitico trampolino delle già ricordate Olimpiadi del 1956, che catturo in uno scatto furtivo mentre Simone guida e l'auto sfreccia lungo la valle del Boite.


Proseguendo, ecco il Pelmo - sua maestà dolomitica - visto da San Vito di Cadore...


... e la Chiesa di San Martino a Valle di Cadore, che rischia di franare insieme a tutto il colle sul quale è stata costruita. Le Dolomiti sono incantevoli ma assai fragili, come testimoniano i fenomeni franosi, le alluvioni e - recentemente - le conseguenze di Vaia, la tempesta che ha afflitto la zona agli inizi di novembre 2018, di cui dissi QUI.


Giunti a Pieve di Cadore, dopo aver cenato in pizzeria, abbiamo fatto due passi per dare uno sguardo ai resti di una villa romana, con il pavimento a mosaico e - sotto - i cunicoli per far passare i fumi caldi (antenati dei nostri riscaldamenti a pavimento).


Nella piazza centrale del paese, senz'anima viva, fa bella mostra la statua che il Cadore ha dedicato al suo figlio più illustre: il grande pittore Tiziano Vecellio - noto semplicemente come Tiziano.


Ecco uno scatto in notturna di quella che è ritenuta essere la sua casa natale - oggi museo da visitare.


Qui finisce il sabato pomeriggio tra i monti, concepito originariamente per visitare una mostra dedicata a Dolomieu e sviluppatosi in modo felice, con la complicità del meteo favorevole e - soprattutto - del professor Tramontin


Alla prossima!

sabato 25 settembre 2021

Il prof. Avato a Belluno: "Covid, Etica, Medicina, Diritto..."

Ecco un appuntamento da segnare in agenda e da prenotare, vista la capienza limitata della sala (40 posti) e le norme Covid: l'accesso è gratuito ma riservato ai possessori di Green Pass. Per eventuali prenotazioni fate riferimento ai recapiti indicati sul manifesto.


A presto!

venerdì 24 settembre 2021

Un ritorno...

E fu così che ieri, 23 settembre, sono tornato a calcare le vie (qualcuno mi ha detto: con passo da bersagliere, cosa che non va bene nella città degli alpini) di Bassano del Grappa, a quasi due anni dall'ultima volta. Il viaggio precedente lo avevo raccontato QUI.


A Bassano mi son recato ancora per lavoro e non vi racconto i dettagli di questo aspetto. In questo post mi limito a mostrare qualche scatto che ho rubato nei tempi morti.


Attendendo di entrare nel museo dedicato ad Ernest Hemingway (1899-1961), presso villa Ca' Erizzo, guardavo la Brenta - con un pizzico di malinconia - mentre il pensiero correva a Across the river and into the trees.


Fermo, come il colonnello che aspettava la fine là, nel punto ove fu ferito anni prima, così io attendevo l'arrivo della mia ... no, non della mia fine, ma della mia allegra brigata in visita al museo, che potete scorgere in lontananza in fondo al viale.


Nella cappella attigua alla villa, scopro la tomba monumentale del maestro Gaetano Mares (1793-1862) - il direttore d'orchestra che, al Teatro La Fenice di Venezia, diresse le prime esecuzioni assolute di importanti lavori verdiani, quali Ernani, Attila, Rigoletto e La traviata.


Al termine della visita, seguendo le vie parallele al corso del fiume, giungo nella cittadina di cui già dissi in altro post richiamato in apertura.


Il famoso ponte, progettato da Palladio, è stato restituito alla sua bellezza da un recente restauro e ho così l'occasione di vederlo spogliato dalle impalcature che lo avvolgevano due anni fa.


Il tricolore italiano sventola festoso e vittorioso, salutando i numerosi passanti.


Ecco uno scatto dal centro...


... e poi un altro ancora, che mostra quel salice e gli ombrelloni bianchi sotto i quali poi pranzerò. Al di là del fiume e tra gli alberi.


La Madonna, tra i santi Francesco e Antonio, dipinta da Guido Cadorin (lo stesso pittore veneziano che ha affrescato il presbiterio della chiesa del paese ove abito), sembra vegliare sui viandanti, all'inizio del ponte.


Ecco come appare nei pressi del negozio di Nardini...


... oppure visto dall'Ostaria Ca' Brando - dove ho consumato velocemente un pasto ristoratore.


Torno per un ultimo saluto ad Hemingway - che lascio presso il suo museo, seduto al suo tavolo da lavoro mentre, intento a dialogare con due trofei di caccia, sprofonda nella solitudine bagnata qua e là da un goccetto -  non di grappa locale, però.


E come è meglio morire nel periodo felice della giovinezza non ancora disillusa, andarsene in un bagliore di luce, che avere il corpo consunto e vecchio e le illusioni disperse. 

(EH, lettera ai genitori, 18 ottobre 1918)

mercoledì 22 settembre 2021

Per guardare l'orologio al buio...

Super-LumiNova è un marchio con il quale vengono commercializzati pigmenti fotoluminescenti o postluminescenti a base di alluminato di stronzio. Tali composti sono non radioattivi e non tossici, adatti per l'illuminazione di quadranti di orologi, lancette, ghiere e altre parti che devono essere visualizzate al buio. Questa soluzione tecnologica offre una luminosità fino a dieci volte superiore rispetto ai precedenti materiali a base di solfuro di zinco.

Super-LumiNova si basa sui pigmenti LumiNova, inventati nel 1993 da Nemoto in Giappone come sostituto sicuro delle vernici luminose a base di radio. 

La Ditta Nemoto & Co. è stata fondata nel dicembre 1941 come azienda di lavorazione di vernici luminose e fornisce vernici all'industria dell'orologeria da oltre 70 anni.

Oltre ad essere utilizzato negli orologi, Super-LumiNova è anche commercializzato per l'applicazione su:

  • Strumenti: scale, quadranti, marcature, indicatori ecc.
  • Scale: incisioni, serigrafie
  • Strumenti e contrassegni aeronautici
  • Gioielleria
  • Pannelli, segnaletica, segnaletica di sicurezza e di emergenza
  • Messaggi mirati
  • Varie altre parti

Questi tipi di pigmenti fosforescenti, spesso chiamati lume, funzionano come una batteria leggera. Dopo una sufficiente attivazione della luce solare o artificiale, si illuminano al buio per ore. I segni più grandi sono visibili per tutta la notte. 

Questo processo di attivazione e successiva emissione di luce può essere ripetuto più volte e il materiale non subisce alcun invecchiamento pratico. 

I pigmenti a base di alluminato di stronzio devono essere protetti dal contatto con l'acqua o dall'umidità, poiché ciò degrada la qualità di emissione della luce. Per questo sono ottimi da usare in orologi a perfetta tenuta.

Precedentemente ad essi, erano impiegati dispositivi a base di trizio, denominati "sorgente luminosa al trizio gassoso" (GTLS), che sono un'alternativa ai pigmenti post-incandescenza

GTLS hanno il vantaggio di essere autoalimentati e di produrre una luminosità costante che non sbiadisce durante la notte. Tuttavia, sono radioattivi e hanno un'emivita di poco più di 12 anni. Ciò significa che l'intensità della sorgente luminosa alimentata al trizio diminuirà gradualmente, diventando generalmente troppo debole per essere utile dopo 20-30 anni.

Il trizio è stato utilizzato su quasi tutti gli orologi svizzeri come gli orologi Rolex, dal 1960 al 1998 - quando è stato vietato; e anche nell'originale orologio subacqueo Panerai Luminor Radiomir.

Le sostanze a base di trizio hanno cessato di essere utilizzate da Omega SA nel 1997. Prima del trizio erano usate vernici al radio, che furono causa di avvelenamenti e tumori in chi le maneggiava. 

Le ragazze che nelle industrie americane dipingevano lancette e quadranti di orologi e altimetri, intingevano il pennellino nella vernici e ne assottigliavano la punta portandolo alle labbra. Finirono per ammalarsi di terribili tumori ossei che sfigurarono il volto in modo orribile, prima di condurle alla morte. Alla fine degli anni '60, il radio è stato gradualmente eliminato e sostituito con alternative molto più sicure, come detto sopra.

Oggigiorno, un altro materiale luminescente usato allo scopo è la Lumibrite (alluminato di stronzio drogato con europio e disprosio), una vernice luminosa utilizzata su alcuni modelli di orologi Seiko, Citizen, Lorus e Pulsar. Questo è un nuovo tipo di vernice luminescente, introdotto dal 1995, che brilla più a lungo rispetto alla precedente generazione di vernici luminescenti ed è ecologica (non radioattiva).

lunedì 20 settembre 2021

La contesa del Vanadio...

Nel 1801, il chimico spagnolo Andrés Manuel del Río (1764-1849) scoprì l'unico elemento chimico portato alla luce in Messico. Ma ci sono voluti 30 anni prima che gli venisse attribuito il merito di aver trovato il vanadio, un metallo di transizione che oggi occupa la casella numero 23 sulla tavola periodica.

Del Río stava lavorando come professore di mineralogia presso l'istituto minerario di Città del Messico quando ha trovato il metallo in un campione di minerale di piombo proveniente da Zimapán, in Messico. 

Lo chiamò erythronium, dall'antica parola greca erythros, che significa rosso, ispirandosi al colore di alcuni suoi sali - come il minerale vanadinite.

In seguito inviò il campione a Parigi, dove il chimico Hippolyte-Victor Collet-Descotils concluse erroneamente che si trattava di cromo e non di un nuovo metallo, come aveva affermato del Río.

Nel 1830, il chimico Nils Gabriel Sefström riscoprì l'elemento in un minerale di ferro proveniente dalla Svezia. Lo chiamò "vanadio" in onore di Vanadys, la dea nordica dell'amore e della bellezza. 

Poco dopo, il chimico tedesco Friedrich Wöhler analizzò l'eritronio di del Río e confermò che conteneva vanadio. Ma del Río non ha mai ricevuto il giusto credito per la sua scoperta mentre era in vita. 

La resistenza del vanadio al calore e alla corrosione ha portato al suo utilizzo nell'artiglieria della Prima Guerra Mondiale e nel motore della Ford - Modello T

Oggi il vanadio viene utilizzato nelle leghe che costruiscono strumenti (es. le chiavi dei meccanici), motori e macchinari.

Del Río visse a Filadelfia per un periodo dopo che gli spagnoli furono espulsi dal Messico in seguito alla Guerra d'indipendenza, ma tornò nel paese nel 1834. 

È l'autore di Elementos de Orictognosía, il primo libro di testo di mineralogia pubblicato nelle Americhe. 

Ogni anno, la Società Chimica Messicana conferisce un premio nel suo nome ai chimici che hanno dato contributi straordinari alla Scienza.

Fonte: QUI.

sabato 18 settembre 2021

Prima settimana: andata!

Commento alla prima settimana di scuola: 

Οἱ μαθηταὶ μετὰ σπουδῆς ἐργάζονται

(anche se è doveroso precisare che il concetto di "lavoro" faceva a pugni con quello di "studio" nella Grecia antica: il lavoro è servile, mentre lo studio è liberale. Intendiamo il verbo come "essere attivo" e tutto va a posto - o quasi, in un dannato paese dove scemo è chi legge).