martedì 12 settembre 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (III)

Moltissimi sono i documentari e le biografie, in varie lingue, dedicati a Marie Curie (1867-1934), la grande scienziata polacca - naturalizzata francese - passata alla storia per aver scoperto il polonio e il radio e per aver isolato quest'ultimo allo stato elementare. Ella vinse per la prima scoperta il Nobel per la fisica nel 1902 - ex aequo con il marito Pierre Curie e con Henry Becquerel - e per la seconda il Nobel per la chimica nel 1911.

Tormentata fu la vita privata: dagli studi clandestini in gioventù, nella Polonia occupata dai russi al lavoro come domestica per mantenere la sorella; dagli studi a Parigi, vivendo in una soffitta, al matrimonio, interrotto troppo presto da un incidente.

Qualche gioia fu regalata, oltre che dai successi scientifici, dalla nascita delle due figlie. Il 12 settembre 1897 nacque Irene che divenne scienziata a sua volta e con il marito, Federico Joliot, scoprì la radioattività artificiale e vinse il Nobel nel 1935. La secondogenita Eva fu invece biografa della famiglia.

Ecco uno dei tanti documentari dedicati alla scienziata e alle sue scoperte ...


... che continua qui:


L'anno scorso è uscito un nuovo film: Marie Curie - the courage of knowledge di cui riporto il trailer in inglese, in attesa di vederlo intero in italiano.


In questo film è sottolineato un altro aspetto importante della vita privata della vedova Curie: la sua relazione adulterina con il matematico Paul Langevin che scatenò uno scandalo alimentato dai giornali antisemiti francesi (erano gli anni dell'Affaire Dreyfus). L'assegnazione del secondo Nobel mise tuttavia a tacere il tutto.

martedì 5 settembre 2017

AMPERE

Rileggendo biografie di scienziati illustri (attività assai più edificante che stare a sentire, non troppo pazientemente, gli autocompiacimenti dei sedicenti tali), ho avuto modo di riscoprire il grande André Marie Ampére

Questo nome, fino a qualche tempo fa, era sinonimo di incubi - dovuti al fatto che l'unità di misura dell'intensità di corrente elettrica si chiama ampere (simbolo: A) in onore di questo scienziato e costituisce una delle sette unità di misura del Sistema Internazionale delle misure.

André Marie Ampere nacque nel 1775. Figlio di un mercante, fu educato dal padre secondo i criteri dell'Emilio di Rousseau. Apprese il latino e lesse gli scritti di Eulero; studiò tutta l'Enciclopedia di Diderot e D'Alembert. 

Nel 1793, il padre fu ghigliottinato durante il Terrore; André Marie sprofondò in una forte apatia dalla quale si riprese dopo un anno applicandosi alla botanica e riscoprendo la fede cattolica. 

Si guadagnava da vivere insegnando matematica come precettore o in qualche liceo di provincia: si fece notare con alcuni scritti e fu chiamato a Parigi, presso il Politecnico, come docente di matematica e di chimica.

Come chimico diffuse la teoria atomica di Dalton; chiamò "cloro" il vecchio acido ossomuriatico (quel gas dal colore giallo verdognolo - in greco: chloros - che Scheele ottenne trattando l'acido muriatico, HCl, con la pirolusite); in una lettera a Berthollet, datata 1814, enunciò indipendentemente le stesse conclusioni di Avogadro in merito al fatto che volumi uguali di gas diversi, alle stesse condizioni di pressione e di temperatura, contengono lo stesso numero di molecole.

Si appassionò poi allo studio dell'elettricità: riprese l'esperienza di Oersted ed osservò come un filo percorso da corrente generi un campo magnetico; come due fili percorsi da correnti equiverse si attraggano e come due fili percorsi da correnti di verso opposto si respingano. Dopo essersi chiuso in casa per alcuni giorni a osservare e sperimentare, ne uscì con una memoria scritta in cui aveva posto le basi dell'elettrodinamica.

Al termine delle lezioni si ritirava a pregare il Santo Rosario nella penombra delle chiese parigine: la devozione e il raccoglimento colpirono particolarmente un suo allievo (e ospite), Federico Ozanam (1813-1853), che si convertì e fondò la Società San Vincenzo de' Paoli.

Ampere morì nel 1836 in povertà: aveva speso tutto ciò che possedeva in libri e strumenti scientifici.
Fu sepolto nel cimitero di Montmartre, dove riposa accanto al figlio Jean Jacques (1800-1864), filologo e glottologo.




sabato 2 settembre 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (II)

Studiando la storia della Chimica del 1700, per preparare una lezione da proporre fra qualche settimana, ho "scoperto" (nel senso che prima, personalmente, io lo ignoravo) che anche Marat (1743-1793), il rivoluzionario, fu in realtà uno scienziato (tutt'altro che rivoluzionario). Trovate la sua biografia completa QUI.

Figlio di un frate di origine sarda, che lasciò la tonaca e la religione cattolica per scappare a Ginevra e diventare calvinista, Jean Paul Marat era medico: studiò a Bordeaux e a Parigi, esercitò in Gran Bretagna e poi di nuovo in Francia.

Nella sua casa di Parigi allestì un laboratorio, dove compiva esperimenti di fisiologia e di ottica, che descrisse in un'opera del 1778: Scoperte sul fuoco, sull'elettricità e sulla luce

Marat sosteneva che il calore emesso dai corpi incandescenti, chiamato fluido igneo, fosse costituito da corpuscoli pesanti e trasparenti in movimento e il movimento era causa del calore stesso.

In scritti successivi difese la teoria del flogisto, polemizzando ai danni di Lavoisier, pur senza nominarlo esplicitamente.

Il contrasto tra i due è evidenziato in una scena di questo sceneggiato che cerca di ricostruire la vita del chimico francese: ma, si sa, una sceneggiatura non è una biografia, anche se le ambientazioni sono sbalorditive.



giovedì 31 agosto 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (I)



Dopo la "Storia della Chimica a fumetti" (opera anni '80 di Ghigliano - Novelli per i tipi di Milano Libri Edizioni) e le "Brutte scienze" di Nick Arnold con la "Caotica chimica" (ed. Salani: sotto, l'immagine di copertina), mi sono imbattuto stamani in un vecchio cartone animato che ha per protagonista Lavoisier, inserito in una serie dedicata ai grandi della scienza: "invenzioni e inventori".


La grafica ricorda i personaggi che Albert Barillé ha disegnato per "Esplorando il corpo umano", e anche le musiche. La sceneggiatura riprende, riadattandoli, alcuni aspetti della vita del chimico francese: gli studi sull'illuminazione pubblica, sulla combustione, sulla polvere da sparo, etc.


Mi piacerebbe sfogliare invece un libro, che non sono stato capace di trovare in versione italiana, dedicato sempre alla chimica da Ann Newmark e pubblicato nella collana Eyewitness Book da Dorling Kindersley.


Mi colpiscono le immagini, molto d'impatto (chissà perché la collana si chiama eyewitness, testimone oculare):


Belle anche le pagine dedicate a Lavoisier, da me riscoperte in questi giorni nei quali sto preparando il ciclo di lezioni divulgative per l'Università degli Adulti Anziani di Belluno:


martedì 29 agosto 2017

Pathways...


Sta per iniziare un nuovo anno scolastico e prima di andare in classe è meglio rivedere qualche argomento: rimango sempre affascinato dalla biochimica e dal ruolo degli enzimi

Ora, nell'affrontare questi argomenti, accanto all'enciclopedico Lehninger con i suoi "principi di biochimica", al Katzung e alla sua "farmacologia generale e clinica" e ad altri testi, trovo sempre utile avere con me degli schemi riassuntivi.

Quello che vedete nella figura sovrastante non è un quadro astratto e nemmeno la mappa di una metropoli: le linee rappresentano le vie metaboliche, ossia la successione delle trasformazioni che subiscono gli alimenti all'interno dell'organismo per ottenere energia (sotto forma di ATP) e per sintetizzare le molecole necessarie alla vita. 

Quella rappresentazione è stata pubblicata dalla Roche; in internet se ne trovano di analoghe, edite da altri (es. Sigma - Aldrich).


Buono studio a tutti e buon inizio anno scolastico!


lunedì 21 agosto 2017

La recensione di oggi...


Pubblico qui sotto la recensione dell'ultimo libro da me scritto, comparsa oggi sul Gazzettino di Belluno a firma di Daniele Collavino - che ringrazio per il bel articolo. Clikkate per ingrandire e buona lettura!


PS: trovate una recensione del libro anche QUI, sul sito nazionale dell'Aics. 

mercoledì 16 agosto 2017

120 anni di "acetilazioni speciali" ...

La storia dell’acido acetilsalicilico comincia nel 1853, quando il chimico francese Charles Frederic Gerhardt registrò il brevetto nel suo paese per la reazione dell’acido salicilico con il cloruro di acetile.

Il composto fu “re-inventato” dal tedesco Felix Hoffmann (allievo di Adolf von Baeyer) il 10 agosto 1897: egli lavorava presso i laboratori della Bayer, industria che produceva coloranti. 


Utilizzando il laboratorio dello stabilimento di Leverkusen, egli cercava il modo di trattare l’acido salicilico, assunto dal padre come antidolorifico, al fine di renderlo meno irritante per la mucosa gastrica. Ci riuscì facendo reagire l’acido salicilico con anidride acetica. 

Il 21 agosto 1897 ripeté la medesima reazione sulla morfina, ottenendo la diacetilmorfina, un antidolorifico ancora più potente che la Bayer commercerà con il nome di “eroina”.


Anche l’acido acetilsalicilico fu commerciato dalla Bayer, a partire dal 1899, con il nome di aspirina: “a” sta per “acetil”, “spir” sta per “spirea” (un genere di piante ricco di acido salicilico, un tempo coltivato nei giardini delle case contadine anche per i grappoli di fiorellini bianchi, tanto gradevoli alla vista) e “ina” era la desinenza data ai farmaci.

Il cespuglio di spirea nel mio giardino, coperto di brina.

L’acido salicilico deve il suo nome al fatto che si trova nella corteccia del salice: già Ippocrate aveva osservato i cervi strisciare le corna ferite - dopo le battaglie amorose - su quest’albero. Fu necessario attendere tuttavia i progressi della chimica nel XIX secolo per avere a disposizione la sostanza pura, ricavata da Leroux e da Piria (il chimico che gli diede il nome attuale).


Industrialmente, l’acido salicilico si ottiene per reazione del fenolo con anidride carbonica, sotto pressione e in ambiente alcalino: la sintesi fu perfezionata da Kolbe nel 1859. L’acido salicilico è poi trattato con anidride acetica per ottenere acido acetilsalicilico e acido acetico.

Esiste una disputa sul nome dell’ideatore di questo processo. Nel 1949, Arthur Eichengrun, direttore del laboratorio dove lavorava Hoffmann, pubblicò un articolo in cui sosteneva di essere colui che aveva pianificato e diretto la sintesi e di essere il responsabile dei primi test clinici. Infine dichiarò che il ruolo di Hoffmann sarebbe stato ristretto all'iniziale sintesi di laboratorio, basandosi sul progetto da lui ideato.


La versione di Eichengrün fu ignorata dagli storici e dai chimici fino al 1999, quando Walter Sneader, del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche della Università di Strathclyde a Glasgow, esaminò il caso, arrivando alla conclusione che ad Eichengrün andasse il merito della scoperta. La Bayer riconfermò la paternità della scoperta ad Hoffmann.

Perché l'aspirina "funziona"? Fu scoperto in tempi assai recenti dal chimico londinese John Vane, che per questo vinse il premio Nobel per la medicina nel 1982. Questa molecola blocca la produzione di prostaglandine e trombossani inibendo le ciclossigenasi (COX), due enzimi coinvolti nel metabolismo dell'acido arachidonico.

martedì 8 agosto 2017

Arcobaleno... elettrico!


Uno scatto buono (forse) per far pubblicità all'ENEL !!!

Cadola di Ponte nelle Alpi, 6 agosto 2017


domenica 6 agosto 2017

Ludwigshafen in cartolina...

Ludwighafen am Rhein è oggi una delle più importanti città industriali del mondo, sede della BASF, nota multinazionale della chimica.

Questo insediamento urbano nacque nel 1843 per iniziativa di Ludwig I di Baviera - il sovrano al quale dobbiamo l'Oktoberfest, festeggiata per la prima volta in occasione delle sue nozze. 

Il nome della città, che significa "porto di Ludwig", evidenzia da un lato l'importanza strategica (poi accresciuta con l'intensificarsi dei commerci lungo il Reno e con la realizzazione di una fitta rete di strade e ferrovie) e dall'altra ricorda il nome del fondatore - da non confondere con quello di Ludwig II, il costruttore dei fiabeschi castelli e del teatro di Bayreuth.

Nel 1848 la città fu devastata dai moti rivoluzionari e rimase un villaggio di pescatori fino al 1865, quando si insediò la BASF. Da allora il volto della città mutò. Sede dei più importanti complessi chimici della Germania (ove nacquero i primi impianti per la sintesi catalitica dell'acido solforico, dell'acido nitrico, dell'indaco, dell'ammoniaca, del metanolo, dello stirene, di molte materie plastiche, etc), fu bombardata durante la Prima Guerra Mondiale; nel 1921 il sobborgo di Oppau fu teatro di uno spaventoso incidente (l'esplosione di un deposito di nitrato di ammonio rase al suolo lo stabilimento e il botto fu udito a Monaco di Baviera). 

Rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, Ludwigshafen è stata ricostruita secondo gusti estetici in vigore negli anni Cinquanta e Sessanta. Anche gli stabilimenti industriali hanno conosciuto una modernizzazione: dalla lavorazione del carbone fossile si è passati alla raffinazione del petrolio, alla produzione di materie plastiche e di innumerevoli altri composti.

Una serie di cartoline d'epoca mostra la skyline con il Reno e le ciminiere dai neri fumi catramosi: non che la situazione "ambientale" sia ideale anche oggi... ma quei fumi avevano un fascino forse degno di un romanzo distopico di Verne (a me personalmente evoca certe descrizioni degne de "i 500 milioni della vecchia Begùm").







giovedì 3 agosto 2017

DOBEREINER, CHI ERA COSTUI ?


Johann Wolfgang Dobereiner fu un celebre chimico tedesco, nato il 13 dicembre 1780 a  Bug bei Hof, in Baviera.

Figlio di un cocchiere, Döbereiner ebbe poche opportunità di istruzione formale; egli fu apprendista di un farmacista, lesse molto, e assistette a lezioni di scienze naturali.

Nel 1810 diventò docente presso l'Università di Jena, ove rimase fino alla morte, avvenuta il 24 marzo 1849.

Notevoli furono i suoi lavori in chimica quantitativa: stabilì i pesi equivalenti di molti elementi (zinco, manganese, nichel, ecc.) e fu tra i precursori dell'uso dei metodi elettrogravimetrici nelle determinazioni analitiche.

Durante le sue ricerche, a partire dal 1817, Döbereiner scoprì degli andamenti ricorrenti in alcune proprietà di gruppi selezionati di elementi. Tali andamenti osservati lo condussero alla formulazione della legge delle triadi (triadi di Dobereiner), uno dei primi tentativi moderni di classificazione chimica - tentativo ripreso poi da Mendeleev e da altri autori.

(clikkate per ingrandire)

Secondo questa legge gli elementi chimicamente simili sono raggruppati in gruppi di tre (per es., zolfo, selenio, tellurio) e il peso equivalente di uno dei tre risulta uguale alla media aritmetica degli altri due. Dobereiner considerava i pesi equivalenti, ma simili considerazioni possono essere formulate tenendo conto della densità oppure del numero atomico.

Fu attivo anche nel campo della chimica organica in cui scoprì la composizione dell'acido ossalico e isolò il furfurolo.


Compì importanti studî pionieristici di catalisi; in particolare, le ricerche sull'azione catalitica del platino nelle reazioni tra gas (l’osservazione più importante porta la data del 3 agosto 1823 e concerne l’accensione spontanea di una miscela di idrogeno e ossigeno assorbiti sul platino) lo portarono, tra l'altro, alla ideazione della lampada che porta il suo nome. 


Fu autorevole e battagliero fautore dell'insegnamento della chimica sperimentale: le sue lezioni erano seguite assiduamente dall’amico Goethe, che si ispirò alla teoria delle affinità per redigere il celebre romanzo “Le affinità elettive”.


lunedì 31 luglio 2017

LEVI

Il 31 luglio 1919 nacque, a Torino, il chimico e scrittore Primo Levi, figlio di Cesare e di Ester Luzzatti. 


Allievo del liceo classico "Massimo D'Azeglio" dal 1934, si diplomò nel 1937 per iscriversi al corso di laurea in Chimica nell'università della sua città natale. Si laureò nel 1941 e sul diploma di laurea è precisata la sua appartenenza: "di razza ebraica".

Il padre, con il quale Levi ebbe un rapporto non sempre sereno, si era ammalato di tumore. Per aiutare la famiglia, Primo accettò un impiego semiclandestino presso una cava, con l'incarico di analizzare i minerali e gli scarti di lavorazione per individuare la possibilità di estrarre del nichel - come ricorda nell'omonimo capitolo de "Il sistema periodico". Nel medesimo periodo compone i primi tentativi letterari, due novelle confluite sempre nella medesima pubblicazione.

Nel 1942, Levi fu a Milano, al lavoro presso una ditta farmaceutica. Si avvicinò agli ambienti antifascisti e si impegnò nella lotta partigiana, trasferendosi in Val d'Aosta. 

Alla fine del 1943 è arrestato e riconosciuto come ebreo. Alla fine di febbraio dell'anno successivo è inviato al campo di Auschwitz III, dove fu impiegato, assieme ai compagni di prigionia, per costruire un nuovo stabilimento della IG-Farben, che avrebbe dovuto produrre gomma e carburanti.


"Non un solo chilogrammo di gomma uscì dalla Buna", ricordò Levi in "Se questo è un uomo", il celeberrimo testo che testimonia la sua esperienza di internato. Grazie alle competenze di chimico e a un severissimo esame, brillantemente superato, egli trascorse il rigido inverno 1944-1945 lavorando al caldo nel laboratorio dello stabilimento.

Il campo di Auschwitz fu liberato il 27 gennaio 1945: per Levi inizia il viaggio di ritorno attraverso l'Europa orientale, raccontato poi ne "La tregua". 

Rientrò a Torino, riabbracciò familiari e amici, cercò un impiego e, dopo varie esperienze, lo trovò presso una fabbrica di vernici, ove rimase fino al pensionamento. 


Scrisse nel frattempo il suo "libro liberatore" che diede alle stampe presso l'editore De Silva, con poca fortuna. Il successo come scrittore arriverà dieci anni dopo, nel 1956, e da allora sarà un crescendo continuo di successi.

Levi morì l'11 aprile di trent'anni fa, cadendo nella tromba delle scale del palazzo ove abitava. Suicidio? Incidente? Non si può dire. 

Di Levi rimane la testimonianza e rimangono i libri, quelli scritti da lui, quelli da lui amati e quelli detestati, specie da liceale (basta leggere le prime pagine de "Il sistema periodico"...). Tra tutti, il Gattermann: un trattato di Chimica Organica pratica, una sorta di libro di "cucina" con le "ricette" per nitrare il benzene o produrre il violetto di metile, che Levi studiò in tedesco e ritrovò al di là della recinzione del campo di Auschwitz. Un libro che gli salvò la vita due volte: prima, perché per studiarlo dovette imparare il tedesco; poi perché gli argomenti di quel libro costituirono l'oggetto dell'esame a cui fu sottoposto per essere associato al laboratorio della Buna. 

(Nota: foto dal web)

venerdì 28 luglio 2017

Mr. Tupper e gli happy parties ...

110 anni fa, il 28 luglio 1907, nacque Earl Tupper, l'inventore dei contenitori Tupperware. Impiegato presso la Du Pont, nota azienda chimica, egli scroccava il polietilene di scarto, lo lavorava e modellava tazze, piatti e stoviglie. 

(foto dal web)

Più tardi, nel 1938, fondò la Tupperware Plastics Company e cominciò la distribuzione dei suoi prodotti, introducendo il metodo di vendita noto come "home party" per mostrare i prodotti ai suoi (meglio sarebbe dire: alle sue) clienti, con le (fantozzianamente famigerate) dimostrazioni organizzate dalla padrona di casa alla quale ella invita le amiche per gustare un buffet tra un oggetto e l'altro.


Venduta l'azienda nel 1958 per 16 milioni di dollari, Tupper divorziò dalla moglie, rinunciò alla cittadinanza a stelle e strisce (per non pagare le tasse) e si trasferì in Costa Rica, dove morì il 5 ottobre 1983, all'età di 76 anni.

Fonti: QUI.

lunedì 24 luglio 2017

Al di de le noze a Sospiròi...

La mostra "Al dì de le noze: abiti, oggetti, arredi, consuetudini e rituali del matrimonio tradizionale", che nel maggio 2015 fu allestita nella Casa Cadore di Sospirolo per ospitare le creazioni di fine sartoria per il giorno delle nozze, è ora pubblicata in un libro con dvd, che arricchisce il cartaceo con interviste e altri documenti multimediali.


Il libro, curato da Attilia Troian, edito da Momenti Aics e stampato dalla Tipografia Tiziano, riporta, in un catalogo fotografico, le numerose testimonianze materiali legate al giorno delle nozze: bomboniere, liste di dote, certificati, messali, foto ricordo degli sposi e del loro tradizionale viaggio di nozze. 

I vestiti, maschili e femminili, cuciti interamente a mano, sono dei veri e propri capolavori di sartoria: le donne, trovando nel cucito un’alternativa al faticoso lavoro nei campi, si dilettavano "gareggiando" a chi confezionava il vestito migliore.

La presentazione del libro, è avvenuta sabato 22 luglio alle ore 17 presso il Centro Civico di Sospirolo, con la proiezione di un interessato filmato di Doriano Dalla Piazza, edito da Video 90 e allegato al volume.



Dopo la presentazione del libro, alla presenza di Luigi Fant, maestro sartore di fama internazionale, i numerosi presenti si sono trasferiti nei locali della vecchia osteria Cadore per assaggiare il menù tipico che la gente della Val Belluna - e in particolare quella delle contrade sospirolesi - consumava in occasione della celebrazione delle nozze: patate lesse, erbe cotte, brodo di gallina, formaggi, salumi, dolci... e l'immancabile fisarmonica che accompagna l'esecuzione di un repertorio ad hoc!


venerdì 21 luglio 2017

Piccola storia di un amore tragico...


Stamattina vi auguro il buongiorno narrandovi la triste storia di due innamorati, novelli Paolo e Francesca, folgorati dall'amore. 

I due incauti amanti si sono appartati in un luogo decisamente poco opportuno - una cabina di distribuzione - e il resto lo fece l'elettricità.

Aggiungo che i due amanti non appartenevano alla specie umana, ma ai molluschi terrestri della famiglia dei Limacidi.

Come si è conclusa la vicenda? Non di certo con il "Coro dei morti di Federico Ruysch e le sue mummie", bensì con il "coro dei porchi" di chi doveva andare a lavorare e ha trovato il portone del garage e il cancello di casa che non si aprivano.


venerdì 14 luglio 2017

UN ALTRO LIBRO ...

Ieri sera è uscito dalla legatoria un altro mio lavoro, dal titolo: "Uno sguardo sulla catalisi - Storia, industria, ambiente vita" (Momenti Aics Editore, Belluno, luglio 2017). 


Il testo nasce con l'intento di raccogliere e ordinare alcuni appunti per le lezioni divulgative a tema "chimico" che ho tenuto a partire dall'Anno Accademico 2013-2014 presso l'Università degli Adulti -Anziani di Belluno e presso i circoli Auser di Ponte nelle Alpi e Pieve d'Alpago (nella foto). 


Ne è scaturito un volumetto di 140 pagine, molto elegante, con una stampa di elevatissima qualità, ma non alieno di qualche imperfezione (apici, pedici, maiuscole, minuscole...) - refusi che per un perfezionista maniaco come me sono "pugni irlandesi".

Alcuni appunti sono stati pubblicati alla rinfusa anche in questo blog; altri costituiscono riflessioni originali che risalgono agli anni di studio e che hanno cominciato a prender forma in occasione di un Carnevale della Chimica da me curato qualche tempo fa QUI, sull'entusiasmo della tesi di laurea (che cito nel testo), di alcuni corsi che mi hanno davvero conquistato e di altre novità nel settore che mi hanno particolarmente affascinato, vuoi per l'aspetto speculativo vuoi per le possibilità applicative.


(dal finale: clikkate per ingrandire)

Non so che accoglienza potrà avere un testo simile: lo presenterò in autunno (lasciatemi il tempo di organizzare) e allora avrete altre notizie. Per ora non è in distribuzione, ma per eventuali interessati preciso che è possibile richiederlo direttamente alla casa editrice QUI oppure a me (meglio!), scrivendomi un'e-mail ponendo in oggetto la dicitura "libro catalisi". 


mercoledì 12 luglio 2017

IL GRAN BALLO DEGLI SCIENZIATI...

Quando furono diramati gli inviti per il Gran Ballo degli Scienziati:

Pierre e Marie Curie irradiarono entusiasmo;
Einstein pensò che sarebbe stato relativamente semplice parteciparvi;
Ampere ne fu messo al corrente;
Volta si sentì elettrizzato;
Boyle disse che era troppo sotto pressione e quindi non ci sarebbe stato;
Newton odiava i luoghi affollati ma avrebbe comunque partecipato facendosi forza;
Carnot sarebbe stato presente ma senza la moglie (quest'ultima aveva il ciclo...);
Ohm al principio oppose resistenza;
Nepero ebbe un'idea di base: Gauss avrebbe distribuito gli inviti;
Faraday decise di non venire perché si sarebbe sentito in gabbia;
Edison pensò che sarebbe stata un'esperienza illuminante;
anche Godel sarebbe andato volentieri, se solo avesse trovato un completo...;
Stephenson si mise a sbuffare;
i fratelli Wright si sentirono volare;
Schrodinger ci andò e restò anche a casa (a seconda se qualcuno lo osservava oppure no...);
Talete affermò che non aveva mai visto e sentito nulla di simile;
Galois rifiutò con queste poche parole: "Non ho tempo";
anche il dottor Jekyll declinò dicendo che ultimamente non era se stesso;
Franklin, invece, disse che sarebbe arrivato in un lampo;
Hilbert si occupò della sistemazione degli ospiti in albergo;
Maxwell accettò: avrebbe calamitato l'attenzione di tutti;
Riemann rifiutò perché temeva che non si sarebbe ben integrato con gli altri;
Morse avrebbe preso la linea 2 e sarebbe arrivato alle 8 in punto;
Fermi disse che era una notizia atomica;
Peano pensò che del resto non aveva altro da fare...;
Leibniz domandò il punto in cui dovesse convergere per ritrovarsi con gli altri;
Laplace avrebbe accettato solo a patto di trasformare la sala in una discoteca;
Meucci avrebbe telefonato per conferma;
Hertz si sentì sulla cresta dell'onda;
Von Braun si sarebbe precipitato come un missile;
Joule dovette rinunciare per problemi di lavoro;
la moglie di Coulomb si sentì carica;
Pascal decise di accettare: sapeva come creare l'atmosfera giusta;
Henry fu indotto a credere che la sua presenza sarebbe stata particolarmente gradita;
Fourier aveva già una serie di impegni importanti;
Kelvin disse che era in grado di partecipare;
Planck si chiese: "Ma in quanti saremo?";
Tolomeo voleva stare al centro della sala ma Copernico si oppose minacciando di fare una rivoluzione;
Heisenberg non ci poté andare: conosceva l'ora ma non il luogo;
Cantor rifiutò preferendo gli insiemi più compatti;
Abel, invece, accettò di buon grado trovandosi bene in gruppo...
...e Avogadro non fu avvisato: nessuno si ricordava il suo numero.

venerdì 7 luglio 2017

La ricerca di una vita, verso un futuro sostenibile

Gli idrocarburi e i loro prodotti sono essenziali per la crescita dell'economia globale, ma le risorse di combustibili fossili sono in esaurimento ed è dunque necessario cercare fonti di energia alternative. 

La conversione dell'anidride carbonica prodotta dagli impianti industriali o presente nell'atmosfera in metanolo, utilizzabile a sua volta come carburante o come materia prima per la produzione di altri idrocarburi, rappresenta una soluzione perfetta e a portata di mano. 

Il premio Nobel per la Chimica George A. Olah (1927-2017) racconta queste tematiche di una vita dedicata alla ricerca e il corrispondente impegno per un ambiente più pulito in un futuro sostenibile nelle (poche) pagine di un libro, La ricerca di una vita (Di Renzo Editore).


Nato in Ungheria, Olah studiò a Budapest e lasciò il suo paese natale dopo la "primavera" del 1956 per riparare a Londra. 

Si interessò di idrocarburi fluorurati e Meerwein, professore a Marburgo, per incoraggiare i suoi studi, gli regalò una bombola di BF3.

Da Londra, ove rimase per un tempo assai breve, Olah emigrò in Canada e fu assunto da Dow Chemical: lavorò in Michigan e poi nel Massachussets, per approdare infine all'università di Cleveland.

Dal 1977 fu in California, in un laboratorio creato appositamente per lui a partire dall'anno precedente. Gli studi condotti sugli idrocarburi e sui carbocationi (QUI discutiamo della loro importanza), che gli valsero il Nobel, furono possibili grazie all'impiego dell'acido magico, un superacido ottenuto miscelando HSO3F e SbF5.

A Olah dobbiamo l'idea di una Methanol Economy, ossia di un'economia basata sul metanolo, ottenibile per idrogenazione catalitica di monossido di carbonio e anche di anidride carbonica. 

Dal metanolo si possono ricavare idrocarburi (processi MTG e MTO), additivi per carburanti (MTBE) e altre sostanze utili (formaldeide, alcooli superiori, etc).



martedì 4 luglio 2017

Nel cuore...


Questa sequenza di immagini è stata parafrasata in tanti modi. Ora dò anch'io il mio contributo per ricordare, con tanta nostalgia, la mia tesi di laurea e le conoscenze ad essa sottese, che tanta soddisfazione mi hanno dato qualche anno fa. QUI l'abstract pubblicato.


giovedì 22 giugno 2017

UN NUOVO LIBRO ...




Sabato prossimo sarà presentato il libro "Il consiglio racconta: 70 anni di storia della Cooperativa Agricola di Fiammoi", da me scritto su invito dell'attuale Presidente della Cooperativa, sig. Romano Fontana. 

La presentazione del volume è prevista dopo la Santa Messa, alle ore 10, nel contesto della cerimonia per l'importante anniversario, presso la sede della Cooperativa stessa in via Caduti 14 settembre 1944, civico 34 (nei pressi dell'Aeroporto di Belluno, ai capannoni che ospitano "La buona tavola" e l'adiacente macelleria).

La cooperativa fu fondata il 29 giugno 1947 per dare lavoro e provvedere al rilancio dell'agricoltura nella zona (a est di Belluno) dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Negli anni seguenti, la cooperativa provvederà allo sfalcio del campo di aviazione di Belluno e ad altri lavori simili; fieno e foraggio saranno destinati ai quadrupedi (in particolare ai muli) alloggiati presso le caserme degli alpini in città.

Grazie alla laboriosità dei membri e a coraggiosi investimenti, la Cooperativa edifica i due capannoni tuttora esistenti. Cessata l'attività di sfalcio, per mancato rinnovo del contratto, è tentata invano la strada dell'allevamento (di bovini da carne e di conigli). 

Pur di sopravvivere, la Cooperativa da agricola è divenuta "immobiliare": dopo gli opportuni aggiornamenti statutari, verso la fine degli anni Novanta riconverte la destinazione d'uso dei capannoni all'attuale impiego (servizi di macelleria e ristorazione), affittando i locali.


Con questo lavoro riprendo la mia attività di autore, iniziata nel lontano 2000 con "Passio Domini", continuata con "Bach e Mendelssohn" (2006) - note di libretto per un CD registrato da Dolomiti Symphonia - e con "Rinascite" (nel 2007, in collaborazione con Carla De Poli Casoni). 

Al 2008 risale invece il breve saggio dal titolo "Appunti per un'alfabetizzazione musicale" e l'elenco si conclude con "Etiche nei percorsi filosofici - un breve saggio per un pensiero forte sul rapporto paziente / personale sanitario" (scritto a più mani con Renzo Barbazza e Franco Pilotto e dato alle stampe nel 2012).

A breve seguiranno altri due lavori: uno interamente mio, dedicato alla Chimica, e un altro scritto a più mani, di argomento giuridico.

Nella foto, al termine della presentazione, ecco l'autore (io, a sx),
accanto a G. Lotto, R. Fontana e S. Cavallet.