lunedì 24 luglio 2017

Al di de le noze a Sospiròi...

La mostra "Al dì de le noze: abiti, oggetti, arredi, consuetudini e rituali del matrimonio tradizionale", che nel maggio 2015 fu allestita nella Casa Cadore di Sospirolo per ospitare le creazioni di fine sartoria per il giorno delle nozze, è ora pubblicata in un libro con dvd, che arricchisce il cartaceo con interviste e altri documenti multimediali.


Il libro, curato da Attilia Troian, edito da Momenti Aics e stampato dalla Tipografia Tiziano, riporta, in un catalogo fotografico, le numerose testimonianze materiali legate al giorno delle nozze: bomboniere, liste di dote, certificati, messali, foto ricordo degli sposi e del loro tradizionale viaggio di nozze. 

I vestiti, maschili e femminili, cuciti interamente a mano, sono dei veri e propri capolavori di sartoria: le donne, trovando nel cucito un’alternativa al faticoso lavoro nei campi, si dilettavano "gareggiando" a chi confezionava il vestito migliore.

La presentazione del libro, è avvenuta sabato 22 luglio alle ore 17 presso il Centro Civico di Sospirolo, con la proiezione di un interessato filmato di Doriano Dalla Piazza, edito da Video 90 e allegato al volume.



Dopo la presentazione del libro, alla presenza di Luigi Fant, maestro sartore di fama internazionale, i numerosi presenti si sono trasferiti nei locali della vecchia osteria Cadore per assaggiare il menù tipico che la gente della Val Belluna - e in particolare quella delle contrade sospirolesi - consumava in occasione della celebrazione delle nozze: patate lesse, erbe cotte, brodo di gallina, formaggi, salumi, dolci... e l'immancabile fisarmonica che accompagna l'esecuzione di un repertorio ad hoc!


venerdì 21 luglio 2017

Piccola storia di un amore tragico...


Stamattina vi auguro il buongiorno narrandovi la triste storia di due innamorati, novelli Paolo e Francesca, folgorati dall'amore. 

I due incauti amanti si sono appartati in un luogo decisamente poco opportuno - una cabina di distribuzione - e il resto lo fece l'elettricità.

Aggiungo che i due amanti non appartenevano alla specie umana, ma ai molluschi terrestri della famiglia dei Limacidi.

Come si è conclusa la vicenda? Non di certo con il "Coro dei morti di Federico Ruysch e le sue mummie", bensì con il "coro dei porchi" di chi doveva andare a lavorare e ha trovato il portone del garage e il cancello di casa che non si aprivano.


venerdì 14 luglio 2017

UN ALTRO LIBRO ...

Ieri sera è uscito dalla legatoria un altro mio lavoro, dal titolo: "Uno sguardo sulla catalisi - Storia, industria, ambiente vita" (Momenti Aics Editore, Belluno, luglio 2017). 


Il testo nasce con l'intento di raccogliere e ordinare alcuni appunti per le lezioni divulgative a tema "chimico" che ho tenuto a partire dall'Anno Accademico 2013-2014 presso l'Università degli Adulti -Anziani di Belluno e presso i circoli Auser di Ponte nelle Alpi e Pieve d'Alpago (nella foto). 


Ne è scaturito un volumetto di 140 pagine, molto elegante, con una stampa di elevatissima qualità, ma non alieno di qualche imperfezione (apici, pedici, maiuscole, minuscole...) - refusi che per un perfezionista maniaco come me sono "pugni irlandesi".

Alcuni appunti sono stati pubblicati alla rinfusa anche in questo blog; altri costituiscono riflessioni originali che risalgono agli anni di studio e che hanno cominciato a prender forma in occasione di un Carnevale della Chimica da me curato qualche tempo fa QUI, sull'entusiasmo della tesi di laurea (che cito nel testo), di alcuni corsi che mi hanno davvero conquistato e di altre novità nel settore che mi hanno particolarmente affascinato, vuoi per l'aspetto speculativo vuoi per le possibilità applicative.


(dal finale: clikkate per ingrandire)

Non so che accoglienza potrà avere un testo simile: lo presenterò in autunno (lasciatemi il tempo di organizzare) e allora avrete altre notizie. Per ora non è in distribuzione, ma per eventuali interessati preciso che è possibile richiederlo direttamente alla casa editrice QUI


mercoledì 12 luglio 2017

IL GRAN BALLO DEGLI SCIENZIATI...

Quando furono diramati gli inviti per il Gran Ballo degli Scienziati:

Pierre e Marie Curie irradiarono entusiasmo;
Einstein pensò che sarebbe stato relativamente semplice parteciparvi;
Ampere ne fu messo al corrente;
Volta si sentì elettrizzato;
Boyle disse che era troppo sotto pressione e quindi non ci sarebbe stato;
Newton odiava i luoghi affollati ma avrebbe comunque partecipato facendosi forza;
Carnot sarebbe stato presente ma senza la moglie (quest'ultima aveva il ciclo...);
Ohm al principio oppose resistenza;
Nepero ebbe un'idea di base: Gauss avrebbe distribuito gli inviti;
Faraday decise di non venire perché si sarebbe sentito in gabbia;
Edison pensò che sarebbe stata un'esperienza illuminante;
anche Godel sarebbe andato volentieri, se solo avesse trovato un completo...;
Stephenson si mise a sbuffare;
i fratelli Wright si sentirono volare;
Schrodinger ci andò e restò anche a casa (a seconda se qualcuno lo osservava oppure no...);
Talete affermò che non aveva mai visto e sentito nulla di simile;
Galois rifiutò con queste poche parole: "Non ho tempo";
anche il dottor Jekyll declinò dicendo che ultimamente non era se stesso;
Franklin, invece, disse che sarebbe arrivato in un lampo;
Hilbert si occupò della sistemazione degli ospiti in albergo;
Maxwell accettò: avrebbe calamitato l'attenzione di tutti;
Riemann rifiutò perché temeva che non si sarebbe ben integrato con gli altri;
Morse avrebbe preso la linea 2 e sarebbe arrivato alle 8 in punto;
Fermi disse che era una notizia atomica;
Peano pensò che del resto non aveva altro da fare...;
Leibniz domandò il punto in cui dovesse convergere per ritrovarsi con gli altri;
Laplace avrebbe accettato solo a patto di trasformare la sala in una discoteca;
Meucci avrebbe telefonato per conferma;
Hertz si sentì sulla cresta dell'onda;
Von Braun si sarebbe precipitato come un missile;
Joule dovette rinunciare per problemi di lavoro;
la moglie di Coulomb si sentì carica;
Pascal decise di accettare: sapeva come creare l'atmosfera giusta;
Henry fu indotto a credere che la sua presenza sarebbe stata particolarmente gradita;
Fourier aveva già una serie di impegni importanti;
Kelvin disse che era in grado di partecipare;
Planck si chiese: "Ma in quanti saremo?";
Tolomeo voleva stare al centro della sala ma Copernico si oppose minacciando di fare una rivoluzione;
Heisenberg non ci poté andare: conosceva l'ora ma non il luogo;
Cantor rifiutò preferendo gli insiemi più compatti;
Abel, invece, accettò di buon grado trovandosi bene in gruppo...
...e Avogadro non fu avvisato: nessuno si ricordava il suo numero.

venerdì 7 luglio 2017

La ricerca di una vita, verso un futuro sostenibile

Gli idrocarburi e i loro prodotti sono essenziali per la crescita dell'economia globale, ma le risorse di combustibili fossili sono in esaurimento ed è dunque necessario cercare fonti di energia alternative. 

La conversione dell'anidride carbonica prodotta dagli impianti industriali o presente nell'atmosfera in metanolo, utilizzabile a sua volta come carburante o come materia prima per la produzione di altri idrocarburi, rappresenta una soluzione perfetta e a portata di mano. 

Il premio Nobel per la Chimica George A. Olah (1927-2017) racconta queste tematiche di una vita dedicata alla ricerca e il corrispondente impegno per un ambiente più pulito in un futuro sostenibile nelle (poche) pagine di un libro, La ricerca di una vita (Di Renzo Editore).


Nato in Ungheria, Olah studiò a Budapest e lasciò il suo paese natale dopo la "primavera" del 1956 per riparare a Londra. 

Si interessò di idrocarburi fluorurati e Meerwein, professore a Marburgo, per incoraggiare i suoi studi, gli regalò una bombola di BF3.

Da Londra, ove rimase per un tempo assai breve, Olah emigrò in Canada e fu assunto da Dow Chemical: lavorò in Michigan e poi nel Massachussets, per approdare infine all'università di Cleveland.

Dal 1977 fu in California, in un laboratorio creato appositamente per lui a partire dall'anno precedente. Gli studi condotti sugli idrocarburi e sui carbocationi (QUI discutiamo della loro importanza), che gli valsero il Nobel, furono possibili grazie all'impiego dell'acido magico, un superacido ottenuto miscelando HSO3F e SbF5.

A Olah dobbiamo l'idea di una Methanol Economy, ossia di un'economia basata sul metanolo, ottenibile per idrogenazione catalitica di monossido di carbonio e anche di anidride carbonica. 

Dal metanolo si possono ricavare idrocarburi (processi MTG e MTO), additivi per carburanti (MTBE) e altre sostanze utili (formaldeide, alcooli superiori, etc).



martedì 4 luglio 2017

Nel cuore...


Questa sequenza di immagini è stata parafrasata in tanti modi. Ora dò anch'io il mio contributo per ricordare, con tanta nostalgia, la mia tesi di laurea e le conoscenze ad essa sottese, che tanta soddisfazione mi hanno dato qualche anno fa. QUI l'abstract pubblicato.


giovedì 22 giugno 2017

UN NUOVO LIBRO ...




Sabato prossimo sarà presentato il libro "Il consiglio racconta: 70 anni di storia della Cooperativa Agricola di Fiammoi", da me scritto su invito dell'attuale Presidente della Cooperativa, sig. Romano Fontana. 

La presentazione del volume è prevista dopo la Santa Messa, alle ore 10, nel contesto della cerimonia per l'importante anniversario, presso la sede della Cooperativa stessa in via Caduti 14 settembre 1944, civico 34 (nei pressi dell'Aeroporto di Belluno, ai capannoni che ospitano "La buona tavola" e l'adiacente macelleria).

La cooperativa fu fondata il 29 giugno 1947 per dare lavoro e provvedere al rilancio dell'agricoltura nella zona (a est di Belluno) dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Negli anni seguenti, la cooperativa provvederà allo sfalcio del campo di aviazione di Belluno e ad altri lavori simili; fieno e foraggio saranno destinati ai quadrupedi (in particolare ai muli) alloggiati presso le caserme degli alpini in città.

Grazie alla laboriosità dei membri e a coraggiosi investimenti, la Cooperativa edifica i due capannoni tuttora esistenti. Cessata l'attività di sfalcio, per mancato rinnovo del contratto, è tentata invano la strada dell'allevamento (di bovini da carne e di conigli). 

Pur di sopravvivere, la Cooperativa da agricola è divenuta "immobiliare": dopo gli opportuni aggiornamenti statutari, verso la fine degli anni Novanta riconverte la destinazione d'uso dei capannoni all'attuale impiego (servizi di macelleria e ristorazione), affittando i locali.


Con questo lavoro riprendo la mia attività di autore, iniziata nel lontano 2000 con "Passio Domini", continuata con "Bach e Mendelssohn" (2006) - note di libretto per un CD registrato da Dolomiti Symphonia - e con "Rinascite" (nel 2007, in collaborazione con Carla De Poli Casoni). 

Al 2008 risale invece il breve saggio dal titolo "Appunti per un'alfabetizzazione musicale" e l'elenco si conclude con "Etiche nei percorsi filosofici - un breve saggio per un pensiero forte sul rapporto paziente / personale sanitario" (scritto a più mani con Renzo Barbazza e Franco Pilotto e dato alle stampe nel 2012).

A breve seguiranno altri due lavori: uno interamente mio, dedicato alla Chimica, e un altro scritto a più mani, di argomento giuridico.

Nella foto, al termine della presentazione, ecco l'autore (io, a sx),
accanto a G. Lotto, R. Fontana e S. Cavallet.

sabato 10 giugno 2017

Friedrich Wohler

Immaginate un nobiluomo tedesco piuttosto irascibile che cede spesso a scatti d'ira anche violenti nei confronti dei suoi servitori.

Immaginate ora il suo maniscalco, fisicamente assai prestante, che stanco delle angherie del padrone (il nobiluomo di cui sopra), si ribella e, pigliata una frusta, lo mena a tal punto di farlo cadere, intontito, nel fango e nel letame. 

Dopo aver placato la furia, il maniscalco, resosi conto che, nella migliore delle ipotesi, avrebbe perso il lavoro, corre a casa dalla moglie incinta e presala con sé ripara presso la casa canonica di un parroco suo parente, a Escherscheim. 

Dopo qualche tempo, presso la casa canonica, la moglie diede alla luce un bambino. Era il 31 luglio 1800: in quel giorno nacque Friedrich Wohler.


Il piccolo Friedrich crebbe in un ambiente semplice e paesano. Lo zio parroco gli instillò la passione per le Scienze Naturali e per lo studio dei minerali; un amico del padre lo accolse nella sua biblioteca e gli permise di fare qualche esperienza di chimica. Costruì una pila voltaica con monete di rame che aveva collezionato; edificò un rudimentale forno a riverbero con l'aiuto della sorella.

I primi tentativi non furono alieni da incidenti: Friedrich si ustionò le dita con il fosforo bianco e per poco non fu ucciso dallo scoppio di un pallone contenente cloro gassoso. Sembra che la morte di un coetaneo, avvenuta durante questi giochi chimici, lo amareggiò talmente da indurlo a iscriversi a medicina.

La passione per la chimica non venne meno e fu ripreso dai suoi insegnanti i quali gli dissero che perdeva troppo tempo con inutili esperimenti.

Egli si laureò in medicina ad Heidelberg sotto la guida di Leopold Gmelin che gli consigliò benevolmente di lasciar stare la pratica clinica e di dedicarsi invece alla ricerca.

Gmelin scrisse una lettera di presentazione indirizzandola a Berzelius, il più celebre chimico del tempo e incoraggiò Friedrich a recarsi a Stoccolma - cosa che il giovane neo-dottore fece.

Berzelius lo accolse e rimproverò il giovane Friedrich nella scarsa cura profusa nell'esecuzione di un'analisi [nella foto sotto, dal web, qualche strumento usato da Berzelius nel suo laboratorio].


Friedrich rimase presso Berzelius per un anno e poi ritornò in Germania, dove cominciò la sua carriera di docente universitario. Nel 1836 fu professore a Gottinga: ivi rimase fino alla morte, avvenuta il 23 settembre 1882.

Strinse amicizia con vari colleghi, tra i quali Liebig, con il quale compì importanti studi sull'acido cianico e sull'acido fulminico, due composti con la stessa formula bruta ma diverse proprietà dovute alla diversa struttura della molecola. Per questi composti, Berzelius introdusse il termine "isomeri": formati dagli "stessi frammenti" legati tra loro in modo diverso.

I sali dell'acido cianico sono detti cianati; riscaldando il cianato di ammonio, Friedrich ottenne l'urea, il suo isomero. Il cianato di ammonio è un sale inorganico; l'urea è un composto organico, presente nell'urina dei mammiferi. Il nostro era riuscito a produrre una sostanza del mondo vivente senza bisogno di cellule e tessuti: inconsapevolmente, aveva dato una spallata al vitalismo, una teoria secondo per la quale le sostanze della vita possono essere prodotte solamente da esseri viventi.


Kolbe, suo allievo, produrrà l'acido acetico e poi l'acido salicilico, partendo dal carbone; Berthelot produrrà l'acetilene e poi il benzene e altri composti ancora.

Di fronte a queste scoperte, Friedrich - anzi, il professor Wohler - esclamò: "La chimica organica mi fa quasi ammattire, mi pare come una spaventosa foresta equatoriale, piena degli oggetti più misteriosi, nella quale si ha paura di entrare per il timore di non poterne più uscire".

Lasciò il mondo del carbonio e delle sue combinazioni per tornare a occuparsi di chimica minerale. Fu il primo ad isolare l'alluminio metallico (1827), il berillio e l'ittrio. La cecità gli impedì di isolare il vanadio. Le sue memorie furono raccolte da una delle quattro figlie.

Tra i suoi numerosi allievi, ricordiamo l'italiano Giorgio Spezia , Albert Niemann (che si laureò purificando la cocaina e sintetizzò per primo l'iprite) e Hugo Schiff, che spesso ripeteva ai suoi allievi: "Ricordatevi che voi discendete da Berzelius, perché Berzelius insegnava la chimica a Wohler e il vecchio Wohler la insegnava a me". Un sogno, avere insegnanti così!

sabato 20 maggio 2017

STRUMENTO DI BARBARIE...

"Non so con che armi verrà combattuta la Terza Guerra Mondiale, so che la quarta verrà combattuta con le pietre". 

Questo noto aforisma attribuito ad Albert Einstein conosce parecchie varianti: al posto delle pietre alcuni mettono le cerbottane, altri le fionde, altri bastoni di legno. 

Non importa: molti (incluso il sottoscritto) hanno ragione di credere che se mai ci sarà una Terza Guerra Mondiale "globale" (non "a pezzi", come è di fatto combattuta ora), alla fine pochi saranno i sopravvissuti per vederne una quarta e sapere se Einstein avesse ragione o torto.

Scorrendo i media, molti invocano come imminente la guerra nucleare: politici, economisti, complottisti e millenaristi (che citano profezie di città distrutte da colonne di fuoco).


Io ricordo e rimugino spesso invece il tristissimo contributo dato dalla Chimica (divenuta "strumento di barbarie", come diceva Ettore Molinari nella prefazione alla quarta edizione del suo Trattato) alle attività belliche, con nuovi esplodenti e con aggressivi chimici sempre più letali ed efficaci.

I primi ad usare la chimica sui campi di battaglia nella Prima Guerra Mondiale furono i francesi, che lanciarono contro i tedeschi cloroacetato di etile e bromoacetone (agenti lacrimogeni): lo scopo era rallentare il nemico e non annientarlo (perlomeno non per via chimica: c'erano sempre cannoni e mitragliatrici...).


Nella Seconda Battaglia di Ypres, il 22 aprile 1915, i tedeschi, sotto la magistrale direzione di Fritz Haber, avevano usato il cloro, un asfissiante. Sul fronte italiano useranno invece il fosgene, ottenuto combinando cloro e monossido di carbonio, dal tenue odore di fieno e dagli effetti terribili.


Tra poche settimane ricorrerà il centenario della Terza Battaglia di Ypres (o battaglia di Passchendaele), che vide schierati i tedeschi da una parte e gli alleati aglo-americani dall'altra; alla fine trionfarono i soldati canadesi.


In questo contesto, i tedeschi usarono per la prima volta il gas mostarda (per il suo odore, chiamato anche iprite dal nome della località belga dove fu impiegato come vescicante), scoperto da Albert Niemann a Gottinga nel 1860 e poi perfezionato successivamente.


Nel frattempo, in un laboratorio al di là dell'oceano, Nieuwland, un sacerdote americano di origine belga, scoprirà la lewisite, trattando il cloruro di arsenico con l'acetilene; il celebre chimico Roger Adams scoprirà invece l'adamsite, un agente irritante dall'effetto starnutatorio.

La Grande Guerra volgeva al termine, ma le armi messe a punto e sperimentate sui campi di battaglia ai danni di milioni di giovani vite stroncate inutilmente, furono perfezionate e usate anche in seguito in altri contesti.


Lo studio degli insetticidi ha permesso ai chimici di trovare nuovi composti e nuovi formulati tremendi da mettere a disposizione della macchina bellica.

Fritz Haber guidò gli studi sull'acido cianidrico che assorbito su terra di diatomee dà un preparato noto come Zyklon B - utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale nelle camere a gas dei campi di sterminio nazisti.

Gerhard Schrader e collaboratori scopriranno il tabun, il sarin e il soman: composti appartenenti alla classe degli esteri fosforici che agiscono come inibitori dell'acetilcolinesterasi (intervengono cioé bloccando in modo irreversibile la trasmissione dell'impulso nervoso e per questo sono detti agenti nervini).  

Nel Secondo Dopoguerra, gli studi condotti dallo svedese Lars Erik Tammelin su questi composti hanno permesso di chiarire il ruolo dell'acetilcolina come neurotrasmettitore e, purtroppo, hanno portato allo sviluppo di nuovi agenti nervini (che penetrano all'interno dell'organismo attraverso la cute e non attraverso le vie respiratorie: pertanto la maschera antigas non è sufficiente a bloccarne l'azione). 

Tra gli anni Settanta e Ottanta, i chimici russi perfezionano i novichok, agenti nervini di nuova concezione (per altro non pienamente nota) che consistono in una coppia di precursori "innocui" e di facile trasporto da mescolare al momento dell'uso per ottenere molecole estremamente aggressive ed efficaci, capaci di passare attraverso i normali indumenti protettivi in dotazione ai militari della NATO.

Oltre agli aggressivi chimici, durante le guerre sono stati usati agenti incendiari: soluzioni di fosforo bianco in solfuro di carbonio oppure il celebre NAPALM che profumava di vittoria e rallegrava le mattine del capitano Kilgore in Apocalypse Now.


Nei laboratori segreti nazisti, Otto Ruff e Herbert Krugg avevano messo a punto invece la sintesi del trifluoruro di cloro, un composto interalogenico molto più aggressivo del fluoro e del cloro presi singolarmente. Il composto fu prodotto nel bunker di Falkenhagen in quantità troppo basse per un impiego bellico diretto.

Il trifluoruro di cloro reagisce in modo violento con quasi tutte le sostanze organiche ed inorganiche: incendia spontaneamente metalli (a meno che non si formi uno strato di fluoruro protettivo), leghe metalliche, materie plastiche, silicati, acqua e sali. Incendia persino il vetro. Nonostante questo, trova impiego nella purificazione dei materiali fissili e nell'industria dei semiconduttori.

Carbonizza i tessuti e la sua idrolisi dà HF + HCl: è nota l'estrema pericolosità del primo (non che il secondo sia innocente, ben s'intenda) il quale, oltre alle ustioni, danneggia irrimediabilmente il tessuto osseo trasformando il fosfato di calcio in un fluorofosfato solubile. 

Per fortuna sui campi di battaglia non è mai stato impiegato (o meglio: non si ha notizia certa che finora sia stato impiegato). Potrebbe esserlo nello scenario di un Terzo Conflitto Mondiale? Che le nubi gialle descritte dai "veggenti" (o sedicenti tali) insieme alla carne carbonizzata che cadeva dalle ossa dei soldati siano proprio di ClF3 ? Francamente spero di non scoprirlo mai.


PS: dimenticavo di citare nel post le armi biologiche... magari ci tornerò su più avanti. Magari no. 


martedì 16 maggio 2017

CIMELI SCOLASTICI...

Tra le sudate carte del liceo (poche, quelle che ho conservato) ho ritrovato la brutta copia di un "microsaggio" di letteratura latina, dedicato a Lucrezio e al suo "De rerum natura". 
Trascrivo di seguito traccia e svolgimento: non credo sia questa la forma definitiva in cui lo consegnai al professore, 18 anni or sono, ma questo mi è rimasto.

F. Hayez, Lucrezio (part.)

TRACCIA. Ragioni della poesia e poesia della ragione. Appunti sul "caso Lucrezio" alla luce della seguente affermazione di Traglia: "E' impossibile scindere in Lucrezio il poeta dal filosofo. Egli è il poeta della filosofia. E non sembri temerario parlare di poesia a proposito di un'opera filosofica, giacché si proclama che "esistenza di un problema concettuale (morale, politico o altro) non solo non è esistenza, ma anzi è esclusione di poesia" (cfr. Croce, "Poesia antica e moderna")".


SVOLGIMENTO. Il "De rerum natura" è uno dei più grandiosi canti elevati alla potenza della vita. Seguendo la strada indicata da Epicuro, il maestro tanto osannato in toccanti elogi, Lucrezio dipinge un'immagine dell'universo pulsante e luminosa.
Nell'immensità del cosmo vibrano incessantemente gli atomi, "semina" della materia, che nel loro perenne coagularsi e disgregarsi edificano la vita ovunque.
Una forza incoercibile fa si che gli atomi si aggreghino; e una potenza altrettanto grande li stacca, avviando le cose verso un disfacimento, che altro non è se non trasformazione, perenne divenire.
Consapevole di queste verità, l'uomo saggio non avrà timore della morte (che è solo l'inizio di molti altri cicli vitali) e sarà libero dal timore degli dei, supremi modelli di serenità indifferente.
Sono questi i concetti fondamentali, esposti da Lucrezio nel suo poema, di una dottrina fondata sullo studio razionale dei fenomeni celesti e terrestri e sui meccanismi che concernono lo spirito umano.
Di tale dottrina l'autore si fa divulgatore, consapevole delle difficoltà ma stimolato dall'entusiasmo di un'impresa che lo condurrà alla serenità e alla gioia dello studio e del sodalizio amichevole predicati da Epicuro.
Il poema è quindi anche un messaggio sul ruolo stesso della filosofia: non astratta elucubrazione della mente ma unica guida (attraverso l'ascesi più severa) a una felicità fatta di rinunce, di scienza, di armonia con il tutto.
L'entusiasmo con cui Lucrezio si è immerso nello studio filosofico coincide con quello legato al tentativo di esporre in versi "luminosi" l'oscura dottrina epicurea (I, 933): "obscura de re tam lucida pango carmina".
Il "miele delle muse" (I, 936 e segg.) non deve adulterare la realtà ma addolcire l'amaro farmaco dell'umanità che la guarisce da una malattia mortale - la superstizione.
Il paragone tra la poesia e il "miele" lo si ritrova già in Platone (nelle "Leggi"): "come a chi è malato e ha il fisico indebolito si tenta di dare una medicina vantaggiosa, porgendola loro in qualche dolce bevanda [...]".
Per Lucrezio, la poesia è il miele, così come "l'amara medicina" è la dottrina epicurea. Il fatto che per Lucrezio assuma un'importanza tale da equipararsi alla filosofia ha indotto alcuni critici ad affermare che egli avesse preso le distanze dall'epicureismo ufficiale, che voleva vedere nella poesia un divertimento e non certo un'ancilla philosophiae.
Già Platone riteneva imperfetta la poesia, perché copia del mondo sensibile, a sua volta copia del mondo delle idee; d'altro canto, essa era anche giudicata pericolosa per l'anima nelle passioni che suscita.
Epicuro accetta la poesia quando è un divertimento dell'anima, ma la condanna quando suscita turbamento.
In Lucrezio la ripresa di "topoi" letterari classici, l'accentuazione della priorità della sua poesia scientifica (per cui Lucrezio è debitore a Parmenide e a Empedocle), l'insistenza sul tema dell'ispirazione delle muse (ciò che Paratore ha chiamato "il topos tipicamente ellenistico dell'orgoglio dell'inventor") conferiscono ai suoi versi taluni vigorosi accenti che sembrano tradire gli ideali epicurei di equilibrio e atarassia.
La poesia di Lucrezio non "altera" però la realtà ma contribuisce alla funzione didattica della sua trattazione.
Considerata in questo senso, la poesia di Lucrezio non implica dunque quei pericoli e quelle lusinghe che spingevano Platone o lo stesso Epicuro ad ammonire contro aberrazioni e mistificazioni artistiche.
Ogni elemento del linguaggio è "calcolato", non tanto per fini estetici, quanto di comunicazione e immediatezza concettuale.
Lucrezio avverte la "novitas" della materia che tratta: come Omero in Grecia, come Ennio a Roma (al quale Lucrezio s'ispira, sebbene gli rimproveri il fatto di credere "ne li dei falsi e bugiardi" - com suggerisce Waszink), anche egli introduce per primo un genere letterario (quello del poema didascalico) fra i Latini, dando un nuovo linguaggio e nuovi contenuti al popolo romano, rappresentato dalla figura di Memnio, dedicatario della composizione.
A causa della materia trattata, il linguaggio è "duro" (anche se, in piccola parte, ciò è dovuto allo stato di opera non-finita e non-corretta), ricco di arcaismi, di volgarismi, di grecismi.
L'esametro lucreziano non regge il confronto con l'eleganza dei poeti augustei: questi ultimi curavano però l'aspetto artistico, mentre Lucrezio era più attento al fine educativo dei suoi versi. Procedendo in questa direzione, è possibile giustificare l'uso di alcuni elementi, i quali sono stati precedentemente utilizzati dalla critica di stampo romantico per evidenziare l'impoeticità del poema lucreziano, come i frequenti nessi coordinativi (praeterea, quapropter, quod superest, etc.) e le ripetizioni di versi o di gruppi di versi - che invece sottolineano la volontà didascalica di ribadire con energia i principali concetti. 
Secondo l'opinione di non pochi critici odierni, Lucrezio è innanzitutto poeta prima che filosofo e quindi è necessariamente portato a tradurre i concetti teorici in forme artistiche nate dalla fusione di libera inventiva e "topoi" tramandati dalla memoria letteraria. 
La sua Venere, invocata nei primi versi della composizione, è una creazione fantastica carica di molti valori: contemplazione razionale della natura, principio vitale che anima e popola il mondo, essa personifica il piacere -l 'edoné greca - meta ultima indicata dalla filosofia epicurea.
Non bisogna dimenticare lo scopo che infiamma l'autore del "De rerum natura": "obscura de re tam lucida pango carmine" (I, 933). Alla luce di ciò è infatti possibile non solo cogliere ma anche apprezzare la logica del discorso lucreziano.
mc, marzo 1999

lunedì 15 maggio 2017

LEGO... LEGO... LEGO...

L'altro giorno sono andato in libreria per acquistare un volume monografico sugli insetti. Il testo che cercavo non era disponibile, tuttavia non sono uscito a mani vuote: in un angolo ho notato il volume che reggo tra le mani nella seguente fotografia: "Architetto con il Lego". Una folgorazione.


Insomma, dopo aver fatto un buco nell'acqua cercando un'improbabile carriera come chimico (meglio se organico o farmaceutico), ho realizzato di potermi consolare ritornando a un gioco che mi appassionava da bambino e che ancora mi affascina.

Tempo fa avevo realizzato una "macchina" con il Technic che trasforma il moto circolare uniforme in moto armonico, tracciando la sinusoide (grafico della funzione y = sen x ).


Sempre con il Lego ho costruito un piccolo agitatore magnetico di cui mi sono servito in una certa fase di una sintesi organica (ben riuscita, tra l'altro: ho preparato un colorante azoico dalla vanillina: magari ve ne racconterò in futuro, intanto "godetevi" il video).


Qualcuno spiega anche la stechiometria con i Lego: io non sono ancora arrivato a tanto.


Per non parlare della doppia elica del DNA !!!



Buona settimana! 
mc



domenica 30 aprile 2017

Al Primo Maggio...


Sul colle di Canevoi (Ponte nelle Alpi, BL), su di un terreno privato, sorge il monumento provinciale ai caduti delle guerre e sul lavoro, presso il quale ogni anno si svolge la cerimonia commemorativa in occasione del Primo Maggio
Il monumento fu progettato dall'Arch. Marsangino De Castello e realizzato nel 1954. 
Il video, mediante immagini di repertorio e foto originali, cerca di intepretare il significato della costruzione e la sua diretta ispirazione alla cosmologia dantesca. Musica di S. Barber.

giovedì 27 aprile 2017

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO (IL CLIMA)

Ecco qualche semplice schema sul clima, trovato in rete e pubblicato ad uso dei miei "discepoli di buona volontà" (clikkate sull'immagine per ingrandire, leggere ed eventualmente stampare, se non volete ricopiare a mano).







... buono studio!
mc

domenica 23 aprile 2017

RIVOLUZIONI...

Nella seconda metà del Settecento ebbe inizio un nuovo sistema di produzione grazie a una serie d’innovazioni tecnologiche: al posto del semplice lavoro manuale furono introdotte le macchine.

Il nuovo sistema di produzione trasformò completamente i rapporti economici e sociali dell’Inghilterra (dove nacque) e poi di tutta l’Europa.


Il telaio meccanico, inventato da John Kay, diede inizio alla meccanizzazione del lavoro nel campo della tessitura. Molti telai, azionati da ruote idrauliche o da macchine a vapore, furono installati in capannoni costruiti appositamente: nacquero le prime fabbriche.

Gli studi di Newcomen e Watt, che permisero lo sviluppo della macchina a vapore, alimentata principalmente a carbone, portarono alla nascita di una nuova scienza: la termodinamica.

La macchina a vapore, oltre che per i telai, fu perfezionata anche per altri scopi: fu ad esempio largamente usata nel campo delle comunicazioni, sia per via d’acqua (battelli a vapore – Robert Fulton) che terrestri (prime locomotive – George e Robert Stephenson). Gli scambi commerciali si fecero più intensi, provocando di conseguenza il sorgere di nuove fabbriche.

Il diffondersi degli insediamenti produttivi richiese una presenza sempre più massiccia di manodopera: i contadini e le loro famiglie abbandonavano il duro lavoro nei campi per trasferirsi in prossimità delle fabbriche in cerca di un salario sicuro. Nacquero agglomerati urbani, dove le persone vivevano in condizioni inizialmente molto miserevoli, dopo una giornata lavorativa massacrante.


L’illuminazione pubblica era realizzata per mezzo di lampioni alimentati dal gas illuminante - una miscela di idrogeno, monossido di carbonio, metano e altri composti, usata anche per alimentare le prime cucine a gas.

Il gas illuminante era ottenuto per distillazione secca del carbone fossile entro speciali storte, nelle quali alla fine dell’operazione rimaneva coke

Una volta ottenuto, il gas illuminante era purificato, prima di essere raccolto in appositi gasometri e da lì mandato alla rete di distribuzione.


Tra i sottoprodotti della distillazione del carbone c’era il catrame: nero, vischioso e maleodorante.

I chimici, studiando il catrame, trovarono cosa farne, sviluppando al contempo le conoscenze in ambito scientifico con la scoperta di numerosi composti e delle reazioni che li coinvolgono. Tali scoperte favorirono lo sviluppo della Chimica.

Dal catrame, Michael Faraday isolò il benzene (1825); Ferdinand Runge l'anilina (1834) e successivamente il fenolo, usato in soluzione acquosa dal dottor Joseph Lister, medico e chirurgo, come primo antisettico.


Dal catrame furono estratti la naftalina e l'antracene, importanti composti di partenza per l'industria dei coloranti, che si sviluppò nella seconda metà dell'Ottocento: aziende come Bayer, BASF, AGFA e Ciba nacquero in questa fase storica.

Dall’industria dei coloranti nacque poi la moderna industria farmaceutica.


martedì 18 aprile 2017

... qualche semplice esperimento di Ch. Org.

Propongo in questo post una breve rassegna di qualche esperienza di Chimica Organica che mi piacerebbe proporre in un contesto scolastico o in un ciclo di lezioni divulgative. Chiaramente bisogna scegliere attività che comportino l'uso di composti poco nocivi, in piccole quantità, con solventi adatti e materiali facilmente smaltibili.

Un primo esperimento può essere l'estrazione con etanolo della clorofilla dalle foglie (di ortica, di spinacio) e la successiva separazione del pigmento verde (per estrazione con etere di petrolio) da quello giallo (che rimane in etanolo).


Altro esperimento consiste nell'estrazione con etanolo degli antociani dai petali dei fiori o dalle foglie del cavolo rosso (nel becher al centro della foto) e lo studio delle proprietà come indicatori di pH: l'antociano del cavolo rosso (viola) diventa rosa in ambiente acido (con HCl o acido acetico) oppure azzurro, verde o giallo in ambiente di basicità crescente (se testato, ad esempio, con carbonato di sodio, NaOH 0.1M e NaOH 1 M).


Un'altra serie di esperimenti può mettere in risalto la reattività dei gruppi funzionali. Per riconoscere il doppio legame, anziché l'addizione di bromo (puzzolente, corrosivo e velenoso), è possibile accennare al saggio di Baeyer: trattando un composto insaturo, contenente un doppio legame C=C, con permanganato di potassio (viola) in ambiente alcalino, si osserva la formazione di biossido di manganese (giallo-marroncino) e del diolo corrispondente. Lo stesso viraggio non si osserva con un composto saturo (contenente legami semplici C-C).


Interessanti sono anche i saggi per gli alcoli, da operare tuttavia in situazioni di sicurezza, visto che coinvolgono l'impiego di una soluzione di cloruro di zinco in HCl conc. (reattivo di Lucas) o di bicromato potassico e acido solforico (reattivo di Jones, mostrato nella foto sotto).


Più interessante è il saggio per i fenoli con il cloruro ferrico: come esempi di fenoli da saggiare possono essere usati il paracetamolo, l'acido salicilico o la vanillina (che contiene anche un gruppo -OH, oltre al gruppo aldeidico -CHO), opportunamente diluiti in etanolo.


Per gli esteri, propongo il saggio di Angeli-Rimini (formazione dell'idrossamato e complessazione con cloruro ferrico: la positività del saggio è attestata dalla formazione del composto rosso, al centro della foto).


Per le ammine alifatiche primarie (uso l'aspartame come composto contenente un gruppo -NH2) propongo invece la reazione di Piria:


R-NH2 + NaNO2 + HCl -> R-OH + N2 + NaCl + H2O

Potrebbe essere interessante provare anche il saggio della carta da giornale (foto sotto), già descritto altrove in questo blog - come altrove in questo blog sono stati descritti i saggi per gli zuccheri riducenti, interessanti per studiare la reattività del formile.


Qualche semplice sintesi potrebbe completare il percorso: un colorante azoico (il classico arancio II), la iodurazione della fluoresceina a eritrosina, il cinnamato di etile (per condensazione secondo Claisen dell'acetato di etile con la benzaldeide), il salicilato di etile (via esterificazione di Fischer)... uhm, tutte idee da provare.


... buona giornata!