venerdì 24 novembre 2017

SCHEMINI SUL LEGAME CHIMICO



Pubblico in questo post qualche schema dedicato al legame chimico: alcuni sono presi dal web, altri sono stati elaborati da me. Cominciamo con un'introduzione a carattere generale:


Riprendiamo brevemente la formazione di un legame ionico, che consiste nell'attrazione elettrostatica tra ioni di carica opposta: cationi (+) e anioni (-).

L'atomo di un elemento (a bassa energia di ionizzazione) può perdere uno o più elettroni per formare il catione (ione positivo) corrispondente (es. Na dà Na+), isoelettronico del gas nobile che lo precede nella tavola periodica; gli elettroni persi sono acquistati dall'atomo di un elemento (con un elevato valore assoluto di affinità elettronica) che dà un anione (ione negativo: es. Cl dà Cl-), isoelettronico del gas nobile che lo segue nella tavola periodica.


Na+ e Cl- si attraggono per formare il composto ionico NaCl.

Diverso è il caso del legame covalente, dove una coppia di elettroni è condivisa tra due atomi sempre allo scopo di completare il livello energetico più esterno e renderlo isoelettronico a quello del gas nobile più vicino.

Se i due atomi sono uguali, la coppia di elettroni sarà equidistante dai due nuclei; se i due atomi sono diversi, la coppia di elettroni sarà spostata verso l'atomo più elettronegativo.

L'elettronegatività è la capacità di un elemento di attirare a sé gli elettroni di legame: l'elemento più elettronegativo è il fluoro, quelli meno elettronegativi si trovano invece a sinistra, tra i metalli alcalini.


La differenza di elettronegatività tra due atomi impegnati in un legame permette di distinguere un legame covalente puro, un legame polare e un legame ionico

Il tipo di legami in gioco si riflette nelle proprietà macroscopiche della materia: consideriamo ad esempio solidi molecolari, solidi ionici e solidi metallici, confrontati nello schema sottostante.


Per concludere, ecco un breve riassunto di tutto quanto sopra accennato, da me riportato in una parte di una scheda nella quale approfondivo originariamente anche le teorie più complesse sulla natura del legame chimico che per ragioni di brevità quest'anno ometterò (o meglio: forse richiamerò più avanti).


Grazie per la lettura! MC

martedì 14 novembre 2017

La Tavola Periodica in breve...

Ho tentato di abbozzare un riassunto ad uso didattico di alcune idee sulla Tavola Periodica nella versione moderna, dividendo la descrizione di ciascun blocco e delle caratteristiche principali degli elementi che vi fanno parte. Qua e là ho regalato anche alcune sottolineature sugli elementi più importanti (del primo, del secondo e del quarto gruppo "A").










PS: i video non sono miei, ma linkati da youtube.



sabato 11 novembre 2017

BOHR


Niels Henrik David Bohr nasce a Copenaghen il 7 ottobre 1885 e compie gli studi presso l'università della sua città natale, dove il padre gestisce la cattedra di fisiologia (e dove in seguito il fratello Harald diventerà ordinario di Matematica). Si laurea nel 1909, quindi completa il dottorato con una tesi sulle teorie del passaggio delle particelle attraverso la materia.

Nello stesso anno si reca presso l'università di Cambridge per studiare fisica nucleare nel famoso Cavendish Laboratory, diretto da Thompson, ma a causa di forti divergenze con quest'ultimo, passa a Manchester dove inizia a lavorare con Rutherford, concentrandosi principalmente sull'attività degli elementi radioattivi.



Nel 1913 presenta la prima bozza del "suo" modello atomico, che si basa sulle scoperte di Max Planck per ciò che riguarda il "quanto d'azione", offrendo un contributo decisivo allo sviluppo della meccanica quantistica, il tutto spinto anche dalla scoperta del suo "mentore" Rutherford, il nucleo atomico.



Nel 1916 Bohr viene chiamato all'università di Copenaghen come professore di fisica, e nel 1921 diviene direttore dell'Istituto di Fisica Teorica (del quale rimarrà a capo fino alla sua morte), compiendo importanti studi sui fondamenti della meccanica quantistica, studiando la composizione dei nuclei, la loro aggregazione e la disintegrazione, riuscendo così a giustificare anche i processi di transizione.


Nel 1922 gli viene assegnato il premio Nobel per la fisica, in riconoscimento del lavoro compiuto nel campo della fisica quantistica; nello stesso periodo fornisce anche la sua rappresentazione del nucleo atomico, rappresentandolo con la forma di una goccia: da qui il nome della teoria della "Liquid droplet".

Dal web, un aneddoto che sa di leggenda...

Quando nel 1939 la Danimarca viene occupata dai nazisti, si rifugia in Svezia per evitare l'arresto dal parte della polizia tedesca (era ebreo per parte di madre), passando quindi in Inghilterra, per stabilirsi infine negli Stati Uniti, ove risiede per circa due anni, seguendo lo stesso iter di scienziati quali Fermi, Einstein ed altri. Qui collabora al Progetto Manhattan, finalizzato alla realizzazione della bomba atomica, fino all'esplosione del primo esemplare, nel 1945.

Terminata la guerra, Bohr torna a insegnare all'università di Copenaghen, dove si impegna per promuovere lo sfruttamento pacifico dell'energia atomica e la riduzione dell'uso di armi con potenziale atomico. È tra i fondatori del CERN, oltre ad essere il presidente della Reale accademia delle scienze danese.


Alla sua morte, avvenuta il 18 novembre 1962, il corpo viene sepolto nella Assistens Kirkegaard, nella zona di Norrebro, a Copenhagen.

A suo nome è presente un elemento della tabella chimica di Mendeleev, il Bohrium, presente tra gli elementi transuranici con il numero atomico 107.

martedì 7 novembre 2017

Radio, Polonio e la fisica del XX secolo.

Nel 1896, il fisico francese Henry Becquerel (1852-1908), studiando la fosforescenza dei sali di uranio, scoprì accidentalmente la radioattività naturale, un fenomeno per il quale un elemento emette spontaneamente radiazione, senza preventiva eccitazione.

Una sostanza fosforescente, esposta alla luce (o alla radiazione ultravioletta), emette radiazione per un certo periodo; l’emissione continua anche quando è cessata l’esposizione alla luce. 

Un esempio di sostanza fosforescente è il solfuro di bario, ottenuto riducendo il solfato di bario (barite) con carbone: per questa sua proprietà il solfuro di bario era noto agli alchimisti come fosforo di Bologna – così chiamato perché scoperto agli inizi del XVII secolo da un ciabattino di Bologna, Vincenzo Casciarolo, dilettante di alchimia.

Se l’effetto è immediato e cessa con l’eccitazione si parla invece di fluorescenza. Un esempio di sostanza fluorescente è dato dalla fluorite (fluoruro di calcio), cui deve nome il fenomeno.

I sali di uranio studiati da Becquerel invece erano, ad esempio, in grado di impressionare una lastra fotografica (e quindi di emettere una radiazione, pur non visibile – cioè non percepibile con la vista) anche senza essere prima esposti alla luce. Del fenomeno s’interessò Marie Sklodowska (1867-1934), moglie del fisico Pierre Curie (1859 -1906) e studentessa che cercava un argomento per la sua tesi di dottorato.


Marie cominciò a studiare un minerale dell’uranio, la pechblenda, proveniente dalle miniere di Joachimstahl in Boemia, rilevando che alcuni campioni di esso manifestavano il fenomeno dell’emissione spontanea in modo più intenso di altri: erano cioè più radioattivi di quanto lo sarebbero stati se costituiti di uranio puro e ciò implicava che nella pechblenda fossero presenti elementi in quantità minime non rilevate dalla normale analisi chimica, la cui radioattività fosse molto alta.

Nel 1898, dopo aver raffinato quattro tonnellate di pechblenda, Marie e Pierre ottennero pochi decigrammi di due nuovi elementi, il polonio e il radio - sottoforma di cloruro (RaCl2) e di bromuro (RaBr2).

Soltanto nel 1902 il radio fu isolato puro, nella sua forma metallica bianca lucente, dalla stessa Marie Curie e da André Louis Debierne (1874-1949): ciò valse a Marie Curie (e a Debierne) il premio Nobel per la chimica nel 1911.


Il radio trovò ben presto impiego in medicina; fu inoltre utilizzato per produrre vernici luminescenti da usare sulle lancette degli orologi subacquei (come il Radiomir, della Regia Marina Italiana) e degli altimetri degli aeroplani militari, sottoforma di solfato mescolato a carbonato di bario e solfuro di zinco in una matrice di olio di semi di lino.

Durante gli anni Trenta si scoprì che i lavoratori esposti al radio nelle fabbriche che usavano vernice luminescente si ammalavano gravemente, per lo più di anemia e cancro alle ossa: in seguito a queste evidenze cliniche l'impiego del radio declinò rapidamente.

Il radio è trattato dall'organismo alla stregua del calcio e depositato nel tessuto osseo, dove la radioattività provoca gravi danni, inducendo il cancro e la leucemia. L'aver maneggiato il radio per anni è ritenuta la causa della lunga malattia che ha portato Marie Curie alla morte.


Sulla via tracciata dai coniugi Curie proseguirono altri scienziati, come il neozelandese Ernst Rutherford (1871-1937), trasferitosi in Gran Bretagna. Egli indagò la natura della radiazione emessa spontaneamente dai minerali radioattivi e scoprì che consisteva in tre tipi di raggi, chiamati alfa (nuclei di elio, 4He), beta (elettroni) e gamma (radiazioni ad altissima energia).

Utilizzando i raggi alfa come proiettili per bombardare una sottilissima lamina d’oro, si accorse che la maggior parte di essi passava indenne, mentre altri erano respinti indietro, come se “una palla di cannone rimbalzasse contro un foglio di carta velina”. Da queste osservazioni sperimentali Rutherford dedusse che tutta la massa di un atomo dovesse essere concentrata al suo centro, in un nucleo carico positivamente che respingeva indietro i raggi alfa (anch’essi con carica positiva) che gli sbattevano contro. Attorno al nucleo, come pianeti attorno al sole, ruotavano gli elettroni, scoperti da John Joseph Thompson nel 1897 studiando la scarica elettrica nei gas rarefatti attraverso l’impiego di tubi a raggi catodici.

Nel 1919 Rutherford bombardò l’azoto purissimo con particelle alfa.  Analizzando il gas dopo il trattamento osservò che si era formato ossigeno:

4He + 14N 17O + 1H


Si trattava della prima trasmutazione (di un elemento in un altro) compiuta da uomo nella storia dell’umanità: un evento che aprì le porte alla fisica nucleare, la fisica del XX Secolo.

mercoledì 1 novembre 2017

Un brevissimo sguardo generale sulle fibre ...

Recentemente, parlando degli innumerevoli usi della cellulosa, ho avuto modo di offrire una digressione culturale sulle fibre tessili e in particolare sul loro uso per confezionare capi destinati agli sportivi.

Riporto uno schema, preso dal web, che riporta una buona sintesi dei contenuti da me proposti (clikkate per ingrandire) e ampliati a lezione con caratteristiche e impieghi delle varie fibre.



Ho completato la presentazione proponendo qualche filmato da youtube e un'osservazione al microscopio di alcune di esse (lana, seta, nylon, etc.). 


Il video sotto mostra la preparazione su piccola scala del Rayon Bemberg, ottenuto sciogliendo la cellulosa nel cuprammonio e riprecipitandola in un bagno acido.


Il secondo video, un cortometraggio dal titolo "Sette canne, un vestito" mostra invece la lavorazione del rayon su scala industriale, con il processo allo xantato, e porta la regia di Michelangelo Antonioni - che lo ha girato in buona parte nei capannoni di Torviscosa.


Lo schema sottostante, sempre preso da internet, riassume le sequenze principali della lavorazione del Rayon: al solito, clikkate per ingrandire.




domenica 29 ottobre 2017

Il tramonto di stasera ...

Mentre ho ammirato, in internet, le foto del tramonto di stasera, 29 ottobre 2017, nell'Italia Nord-Occidentale (da Milano verso Torino), mi sono accontentato di scattare questo (clikkate per ingrandire). 


Di certo non regge il confronto con quei cieli ammirati in quel di Milano - che sembrano dipinti da Van Gogh o forse da Munch...




domenica 22 ottobre 2017

Un allievo di Gay-Lussac...

Hector Berlioz (1803-1869), il musicista francese passato alla storia per un celebre trattato di orchestrazione e per la composizione di una serie di partiture con organici vocali e orchestrali imponenti (il suo "Te Deum" richiede diverse centinaia di esecutori e così il "Requiem", con le quattro orchestre di ottoni che annunciano il giudizio finale nel "Tuba mirum"), fu costretto in gioventù a tentare gli studi di medicina a Parigi. 

I genitori gli spedivano un cospicuo assegno mensile che il nostro spendeva in opere e concerti, anziché per frequentare l'università. 

In realtà, nei suoi diari ricordava di detestare gli studi di anatomia e di clinica, mentre provava un certo fascino per le lezioni di Thenard (chimica), di Biot e di Gay-Lussac (fisica).




Anche questi sono "episodi della vita di un'artista" - come quelli evocati nella sua Sinfonia Fantastica op. 14, dove il giovane autore si racconta innamorato, non corrisposto e, avendo esagerato con una dose di oppio, "fantastica" - appunto - di vedere l'amata prima ad un ballo, poi tra le Alpi svizzere (si odono in lontananza i suoni che ricordano i ranz des vachez), quindi al suo stesso supplizio sulla ghigliottina e infine al funerale - con le campane a morto, il Dies Irae gregoriano e il sabba delle streghe compiaciute della sua morte, tra cui compare nuovamente l'amata.


giovedì 19 ottobre 2017

ELIO E GEO IN UN GRAFICO CONFRONTO


Questa splendida GIF mette a confronto due concezioni del cosmo differenti: la teoria eliocentrica descritta da Copernico (a sinistra) e la teoria geocentrica di Tolomeo (a destra).

La teoria eliocentrica, per altro già intuita da Aristarco di Samo (310-230 a.C.) e riproposta da Niccolò Copernico nel XVI secolo, considera il sole al centro del sistema solare (intuizione corretta), attorno al quale ruotano i pianeti in orbite circolari (errore!). 

Solo successivamente Keplero sostituirà le orbite circolari con le orbite ellittiche, di cui il sole occupa uno dei due fuochi. Pertanto, ciascun pianeta non è equidistante dal sole in ogni punto della sua orbita e la sua velocità di rivoluzione varia e risulta massima in perielio (punto di massima vicinanza al sole) e minima in afelio (massima distanza dal sole). Ciò sarà spiegato poi da Newton, che sostituì agli spiritelli di Keplero la più scientifica forza di gravità.


La teoria eliocentrica ha sostituito la teoria geocentrica ipotizzata da Tolomeo e descritta da lui nell'Almagesto: la terra è al centro del cosmo e attorno ad essa ruotano gli oggetti celesti compiendo un moto assai complesso, ben rappresentato nella figura. 

La teoria di Tolomeo, pur nei suoi limiti, ebbe una grande influenza sulla cultura e sugli autori successivi, da Dionigi l'Aeropagita a Dante Alighieri

Leggendo la Divina Commedia emerge infatti una descrizione del cosmo in piena sintonia con la concezione geocentrica: la terra, sferica, al centro, nel cui ventre si apre l'inferno, e attorno i cieli traboccanti dell'Amor che move il sole e le altre stelle.


... buono studio!

venerdì 13 ottobre 2017

Il cielo in rassegna...

Presento in questo breve post una rassegna di immagini interessanti riguardanti il cielo. Alcune sono amatoriali, altre circolano in internet. Dedico la rassegna ai miei discenti e inizio con un classico: la Via Lattea, ripresa da un amico (Mattia Giacomello) e da me rielaborata in una post-produzione.


Proseguo con il diagramma H/R, che classifica le stelle in base alla magnitudo (da nane a giganti) e alla temperatura esterna, cui corrispondono i colori dal rosso al blu. Quasi tutte le stelle descrivono una sequenza principale che attraversano il diagramma in diagonale, da sinistra in alto a destra in basso.


Il diagramma permette di prevedere il destino di una stella, riassunto dallo schema seguente (clikkate per ingrandire).


Una foto affascinante mostra la costellazione di Orione, presa in Norvegia (dal web), con poco inquinamento luminoso: in alto, Betelgeuse (a sx, rossa), Bellatrix (a dx); le tre stelle della cintura e in basso Rigel (a sx, molto luminosa); tra le "gambe" si intravede la nebulosa brillare di luce gialla.


Per sentirci piccoli nell'universo, osserviamo la seguente sequenza che paragona la Terra agli altri pianeti interni; poi i pianeti interni ai pianeti esterni; poi i pianeti al sole; quindi il sole alle altre stelle di dimensioni crescenti:


Limitandoci alla famiglia del Sole, ecco un'immagine d'insieme:


Infine, ecco il mio unico scatto, in cui immortalo il "bacio" che Giove e Venere (i due puntini luminosi al centro della foto) si sono scambiati qualche anno fa nei nostri cieli: 


martedì 10 ottobre 2017

Dirac: un libro per una vita "segreta".



Paul Dirac (1902-1984), detto "il taciturno", era una figura dalle mille contraddizioni, che dovevano fare di lui l'uomo più strano del secolo: impacciato nella conversazione e mirabile nell'esposizione scientifica, timido con le donne e insieme capace di lasciarsi attrarre dal fascino femminile, rigoroso con colleghi e studenti e intanto appassionato di Topolino, freddo "come un ghiacciolo", ma anche pronto a battersi fino all'ultimo in difesa dei propri amici. 

Questo era "il fisico più bizzarro del mondo", colui che ha ricostruito l'intero edificio della meccanica quantistica, ha "inventato" l'antimateria prima di qualsiasi conferma sperimentale, ha ripensato insieme la fisica del molto grande e del molto piccolo aprendo nuovi orizzonti nella comprensione dell'Universo. E tutto ciò, come lui stesso amava ripetere, "lasciandomi prendere per mano dalla matematica".




sabato 7 ottobre 2017

Il piccolo Oliver e lo Zio W ...


Ieri, al termine della mia lezione pomeridiana all'Università degli Adulti-Anziani di Belluno, una signora del pubblico si è avvicinata alla cattedra e mi ha raccontato di aver visto in libreria un testo (tra i tanti) di cui avevo suggerito la lettura: "Zio Tungsteno - Ricordi di un'infanzia chimica", di Oliver Sacks (ed. Adelphi) - QUI. Era indecisa se acquistarlo o meno: temeva di trovarlo troppo difficile, visto che tra le righe si parla di chimica.



In realtà, con questo libro molto personale, il celebre psichiatra inglese - quello di "Risvegli" - ci apre le porte della grande casa edoardiana di Londra in cui viveva un ragazzino timido e introverso con la passione per la scienza di Lavoisier: di fronte al multiforme e al caotico, all'incomprensibile e al crudele, la purezza del metallo ha per il piccolo Oliver un valore simbolico, quasi la materializzazione di "idee chiare e distinte" e di un ordine stabile. 

Il tramite naturale verso questo mondo fantastico è Dave, lo zio Tungsteno, quello che fabbricava le lampadine. 



Guidati dai filamenti di luce, seguiamo l'evoluzione di quel ragazzino curioso e appassionato: e sarà come ricapitolare alcune tappe essenziali nella storia della scienza, fino a quando  - durante un viaggio in automobile - un rimprovero dei genitori di Oliver, ambedue medici, lo indirizzò agli studi di medicina. 

D'altronde, l'adolescente Sacks si era reso conto che "la chimica era finita": la chimica raccontata nel libro è quella romantica, dei grandi scienziati dell'Ottocento, che manipolavano forse incautamente cianuro e arsenico, cloro e fosforo senza cercare troppi dpi

Con la rivoluzione portata dalla meccanica quantistica, la chimica non era più la scienza degli elementi e dei composti, ma degli elettroni e dei legami: Sacks non ci si riconosceva e la scelta di continuare la tradizione di famiglia è parsa quasi ovvia, anche se udire da vecchio l'inconfondibile tintinnio di una barra di W che cade a terra ha risvegliato in lui la nostalgia per quell'infanzia così particolare - e a tratti invidiabile.

In realtà, "Zio Tungsteno" non è un libro di chimica, ma un monumento alla curiosità di un bambino che ha trovato negli esperimenti - e in uno zio intelligente - nutrimento per il suo intelletto (e, aggiungo, nella scuola del suo tempo, motivo di noia e di sofferenza).

Cara Signora, buona lettura! 

giovedì 5 ottobre 2017

Ci sono premi e ... premi.

Mercoledì 4 ottobre è stato dato l'annuncio dei nomi dei vincitori del Premio Nobel per la Chimica di quest'anno: Dubochet, Frank e Henderson

Si è deciso di premiare ancora una volta il contributo che la Chimica dà allo studio delle biomolecole, alla base della vita nella sua materialità. 

I tre scienziati, infatti, e i gruppi di ricerca da loro coordinati hanno perfezionato la crio-microscopia elettronica, "un nuovo metodo per visualizzare le molecole della vita" - metodo che opera a basse temperature.


L'unico crio-microscopio elettronico sul suolo italiano si trova a Milano, presso i laboratori dell'Università Statale: molti giornali, oggi, hanno dato più risalto a questo dato anziché alle figure dei tre premiati, che si divideranno equamente la modica somma di 9.000.000 corone svedesi (più o meno 950 mila euro). 

Dei tre, mi ha colpito la biografia di Dubochet e il modo in cui racconta il suo curriculum vitae. Egli si presenta quale "figlio di genitori ottimisti" e "primo dislessico ufficiale del cantone di Vaud": potete leggerlo integralmente QUI.

sabato 30 settembre 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (V)

Nel post precedente ho accennato all'importante scoperta di Giulio Natta: il polipropilene isotattico. La produzione di questa sostanza fu realizzata per la prima volta su scala industriale dalla Montecatini nello stabilimento di Ferrara, a partire dal 1957.

Propongo qui due filmati d'epoca, tra i tanti conservati dall'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa, che mostrano le immagini degli impianti, imponenti, attraversati da tubazioni, strade e 40 km di ferrovie interne.


Sulle note dei "Quadri di un'esposizione" di Mussorgsky, nella versione orchestrale di Ravel, il primo film illustra la chimica degli idrocarburi che impiega come materie prime il petrolio e il metano, l'acqua e l'aria.

L'azoto, tratto proprio dall'aria, combinandosi con l'idrogeno, tratto dal metano, è trasformato in ammoniaca e successivamente in acido nitrico, con brevetti originali Fauser - Montecatini.

In tal modo vengono prodotti nitrato ammonico e urea agricola per le (al tempo) sempre crescenti esigenze nazionali ed estere.


Con la lavorazione del petrolio grezzo si avevano gas di elevata purezza: etilene, propilene e buteni - che davano origine, attraverso una serie di sintesi e di trasformazioni, al fertene (polietilene di Ferrara) e al polistirolo.

Oltre a questi prodotti, nello stabilimento petrolchimico di Ferrara si producevano cloroetano, bromoetano, dicloroetano, acetone, plastificanti, ecc.

Dall'ossido di etilene, si otteneva il terital, una fibra sintetica di grande interesse.

Questo documentario è prodotto dal Gruppo Cinema Montecatini per la regia di Sandro Giusti e Giovanni Ventimiglia. Il seguente invece ha la firma di Alessandro Blasetti, con la voce narrante di Giorgio Albertazzi e le musiche originali di Roman Vlad. I temi sono gli stessi e le immagini simili: peccato per l'audio.


Ah, per concludere: ecco una foto dello stabilimento oggi...


... alla prossima! MC

giovedì 28 settembre 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (IV)

Stamani, a scuola, ho mostrato il seguente video, dedicato a Giulio Natta e alla sua scoperta: la polimerizzazione stereospecifica del propilene per dare il polipropilene isotattico (PP), che il sorriso di Gino Bramieri ci ha insegnato a chiamare moplen - e di cui avevo detto qualcosa QUI.


L'importanza del moplen è celebrata in diversi video, facilmente ritrovabili su youtube o siti analoghi, come questo.


Altro video d'epoca che ricorda la realizzazione delle molecole isotattiche è quello presentato qua sotto, che evidenzia come esse si ottengono dal petrolio per distillazione e poi cracking a propilene, il quale è polimerizzato in polvere e in granuli e successivamente estruso e stampato negli oggetti più svariati.


Altri video ancora raccolgono preziose testimonianze dalla viva voce dei collaboratori di Natta: il professor Italo Pasquon, il professor Lido Porri e altri. Accanto a questi documenti, troviamo quelli che esaltano il progresso industriale e gli insediamenti di Ferrara, di Brindisi e in altre località italiane. 

Son pagine di storia, di sociologia, di tecnica che oggi abbiamo girato assai frettolosamente lasciandole dimenticate nell'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa. Per fortuna che esiste internet.

martedì 26 settembre 2017

Allegria...

Cosa succederebbe se lanciassero una bomba atomica da 800 kilotoni su Belluno

Ecco l'estensione dell'area colpita calcolata con un software liberamente consultabile QUI, messo a punto da Alex Wellerstein.

La sfera di fuoco avrebbe un raggio di 880 m; il colpo d'aria di circa 6,5 km e l'onda termica provocherebbe ustioni di terzo grado a chiunque si trovi in un raggio di 11 km.


Sono solo stime e congetture per fortuna, ma di questi tempi non si sa mai...



venerdì 22 settembre 2017

Un altro ancora...


E qui, che cosa ho in mano? 
La bozza di un nuovo lavoro editoriale, 
scritto a più mani questa volta. 
Opportune notizie a tempo debito!

mercoledì 20 settembre 2017

LE "AVVENTURE MOLECOLARI" DI P. MUSTO


Da una molecola può dipendere la nostra vita. Una molecola può guarirci o ucciderci; può regalarci la felicità o condurci alla pazzia. 

Grazie agli eccezionali progressi compiuti negli ultimi duecento anni dalla ricerca chimica e farmaceutica, la conoscenza di questi minuscoli mattoncini di cui è fatta la materia, invisibili all'uomo ma regolati in modo ferreo dalle leggi della geometria euclidea, si è legata in maniera sempre più intima alla nostra esistenza quotidiana e al nostro benessere. 

Partendo dalla sua storia di "cacciatore di molecole" (esperto delle tecniche spettroscopiche che ci permettono di identificare le diverse sostanze) l'autore ci guida in un viaggio nel mondo della chimica. 

Ci parla della struttura delle molecole, delle loro proprietà, degli effetti straordinari, in bene e in male, che possono avere su di noi. 

E racconta: racconta storie di grandi scienziati e grandi avvelenatori, di intuizioni geniali e colpi di fortuna, di commovente umanità e cieca avidità, di enormi sforzi collettivi che hanno salvato milioni di vite e di colpevoli negligenze che hanno provocato terribili tragedie.

martedì 12 settembre 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (III)

Moltissimi sono i documentari e le biografie, in varie lingue, dedicati a Marie Curie (1867-1934), la grande scienziata polacca - naturalizzata francese - passata alla storia per aver scoperto il polonio e il radio e per aver isolato quest'ultimo allo stato elementare. Ella vinse per la prima scoperta il Nobel per la fisica nel 1902 - ex aequo con il marito Pierre Curie e con Henry Becquerel - e per la seconda il Nobel per la chimica nel 1911.

Tormentata fu la vita privata: dagli studi clandestini in gioventù, nella Polonia occupata dai russi al lavoro come domestica per mantenere la sorella; dagli studi a Parigi, vivendo in una soffitta, al matrimonio, interrotto troppo presto da un incidente.

Qualche gioia fu regalata, oltre che dai successi scientifici, dalla nascita delle due figlie. Il 12 settembre 1897 nacque Irene che divenne scienziata a sua volta e con il marito, Federico Joliot, scoprì la radioattività artificiale e vinse il Nobel nel 1935. La secondogenita Eva fu invece biografa della famiglia.

Ecco uno dei tanti documentari dedicati alla scienziata e alle sue scoperte ...


... che continua qui:


L'anno scorso è uscito un nuovo film: Marie Curie - the courage of knowledge di cui riporto il trailer in inglese, in attesa di vederlo intero in italiano.


In questo film è sottolineato un altro aspetto importante della vita privata della vedova Curie: la sua relazione adulterina con il matematico Paul Langevin che scatenò uno scandalo alimentato dai giornali antisemiti francesi (erano gli anni dell'Affaire Dreyfus). L'assegnazione del secondo Nobel mise tuttavia a tacere il tutto.

martedì 5 settembre 2017

AMPERE

Rileggendo biografie di scienziati illustri (attività assai più edificante che stare a sentire, non troppo pazientemente, gli autocompiacimenti dei sedicenti tali), ho avuto modo di riscoprire il grande André Marie Ampére

Questo nome, fino a qualche tempo fa, era sinonimo di incubi - dovuti al fatto che l'unità di misura dell'intensità di corrente elettrica si chiama ampere (simbolo: A) in onore di questo scienziato e costituisce una delle sette unità di misura del Sistema Internazionale delle misure.

André Marie Ampere nacque nel 1775. Figlio di un mercante, fu educato dal padre secondo i criteri dell'Emilio di Rousseau. Apprese il latino e lesse gli scritti di Eulero; studiò tutta l'Enciclopedia di Diderot e D'Alembert. 

Nel 1793, il padre fu ghigliottinato durante il Terrore; André Marie sprofondò in una forte apatia dalla quale si riprese dopo un anno applicandosi alla botanica e riscoprendo la fede cattolica. 

Si guadagnava da vivere insegnando matematica come precettore o in qualche liceo di provincia: si fece notare con alcuni scritti e fu chiamato a Parigi, presso il Politecnico, come docente di matematica e di chimica.

Come chimico diffuse la teoria atomica di Dalton; chiamò "cloro" il vecchio acido ossomuriatico (quel gas dal colore giallo verdognolo - in greco: chloros - che Scheele ottenne trattando l'acido muriatico, HCl, con la pirolusite); in una lettera a Berthollet, datata 1814, enunciò indipendentemente le stesse conclusioni di Avogadro in merito al fatto che volumi uguali di gas diversi, alle stesse condizioni di pressione e di temperatura, contengono lo stesso numero di molecole.

Si appassionò poi allo studio dell'elettricità: riprese l'esperienza di Oersted ed osservò come un filo percorso da corrente generi un campo magnetico; come due fili percorsi da correnti equiverse si attraggano e come due fili percorsi da correnti di verso opposto si respingano. Dopo essersi chiuso in casa per alcuni giorni a osservare e sperimentare, ne uscì con una memoria scritta in cui aveva posto le basi dell'elettrodinamica.

Al termine delle lezioni si ritirava a pregare il Santo Rosario nella penombra delle chiese parigine: la devozione e il raccoglimento colpirono particolarmente un suo allievo (e ospite), Federico Ozanam (1813-1853), che si convertì e fondò la Società San Vincenzo de' Paoli.

Ampere morì nel 1836 in povertà: aveva speso tutto ciò che possedeva in libri e strumenti scientifici.
Fu sepolto nel cimitero di Montmartre, dove riposa accanto al figlio Jean Jacques (1800-1864), filologo e glottologo.




sabato 2 settembre 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (II)

Studiando la storia della Chimica del 1700, per preparare una lezione da proporre fra qualche settimana, ho "scoperto" (nel senso che prima, personalmente, io lo ignoravo) che anche Marat (1743-1793), il rivoluzionario, fu in realtà uno scienziato (tutt'altro che rivoluzionario). Trovate la sua biografia completa QUI.

Figlio di un frate di origine sarda, che lasciò la tonaca e la religione cattolica per scappare a Ginevra e diventare calvinista, Jean Paul Marat era medico: studiò a Bordeaux e a Parigi, esercitò in Gran Bretagna e poi di nuovo in Francia.

Nella sua casa di Parigi allestì un laboratorio, dove compiva esperimenti di fisiologia e di ottica, che descrisse in un'opera del 1778: Scoperte sul fuoco, sull'elettricità e sulla luce

Marat sosteneva che il calore emesso dai corpi incandescenti, chiamato fluido igneo, fosse costituito da corpuscoli pesanti e trasparenti in movimento e il movimento era causa del calore stesso.

In scritti successivi difese la teoria del flogisto, polemizzando ai danni di Lavoisier, pur senza nominarlo esplicitamente.

Il contrasto tra i due è evidenziato in una scena di questo sceneggiato che cerca di ricostruire la vita del chimico francese: ma, si sa, una sceneggiatura non è una biografia, anche se le ambientazioni sono sbalorditive.



giovedì 31 agosto 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (I)



Dopo la "Storia della Chimica a fumetti" (opera anni '80 di Ghigliano - Novelli per i tipi di Milano Libri Edizioni) e le "Brutte scienze" di Nick Arnold con la "Caotica chimica" (ed. Salani: sotto, l'immagine di copertina), mi sono imbattuto stamani in un vecchio cartone animato che ha per protagonista Lavoisier, inserito in una serie dedicata ai grandi della scienza: "invenzioni e inventori".


La grafica ricorda i personaggi che Albert Barillé ha disegnato per "Esplorando il corpo umano", e anche le musiche. La sceneggiatura riprende, riadattandoli, alcuni aspetti della vita del chimico francese: gli studi sull'illuminazione pubblica, sulla combustione, sulla polvere da sparo, etc.


Mi piacerebbe sfogliare invece un libro, che non sono stato capace di trovare in versione italiana, dedicato sempre alla chimica da Ann Newmark e pubblicato nella collana Eyewitness Book da Dorling Kindersley.


Mi colpiscono le immagini, molto d'impatto (chissà perché la collana si chiama eyewitness, testimone oculare):


Belle anche le pagine dedicate a Lavoisier, da me riscoperte in questi giorni nei quali sto preparando il ciclo di lezioni divulgative per l'Università degli Adulti Anziani di Belluno: