martedì 5 settembre 2017

AMPERE

Rileggendo biografie di scienziati illustri (attività assai più edificante che stare a sentire, non troppo pazientemente, gli autocompiacimenti dei sedicenti tali), ho avuto modo di riscoprire il grande André Marie Ampére

Questo nome, fino a qualche tempo fa, era sinonimo di incubi - dovuti al fatto che l'unità di misura dell'intensità di corrente elettrica si chiama ampere (simbolo: A) in onore di questo scienziato e costituisce una delle sette unità di misura del Sistema Internazionale delle misure.

André Marie Ampere nacque nel 1775. Figlio di un mercante, fu educato dal padre secondo i criteri dell'Emilio di Rousseau. Apprese il latino e lesse gli scritti di Eulero; studiò tutta l'Enciclopedia di Diderot e D'Alembert. 

Nel 1793, il padre fu ghigliottinato durante il Terrore; André Marie sprofondò in una forte apatia dalla quale si riprese dopo un anno applicandosi alla botanica e riscoprendo la fede cattolica. 

Si guadagnava da vivere insegnando matematica come precettore o in qualche liceo di provincia: si fece notare con alcuni scritti e fu chiamato a Parigi, presso il Politecnico, come docente di matematica e di chimica.

Come chimico diffuse la teoria atomica di Dalton; chiamò "cloro" il vecchio acido ossomuriatico (quel gas dal colore giallo verdognolo - in greco: chloros - che Scheele ottenne trattando l'acido muriatico, HCl, con la pirolusite); in una lettera a Berthollet, datata 1814, enunciò indipendentemente le stesse conclusioni di Avogadro in merito al fatto che volumi uguali di gas diversi, alle stesse condizioni di pressione e di temperatura, contengono lo stesso numero di molecole.

Si appassionò poi allo studio dell'elettricità: riprese l'esperienza di Oersted ed osservò come un filo percorso da corrente generi un campo magnetico; come due fili percorsi da correnti equiverse si attraggano e come due fili percorsi da correnti di verso opposto si respingano. Dopo essersi chiuso in casa per alcuni giorni a osservare e sperimentare, ne uscì con una memoria scritta in cui aveva posto le basi dell'elettrodinamica.

Al termine delle lezioni si ritirava a pregare il Santo Rosario nella penombra delle chiese parigine: la devozione e il raccoglimento colpirono particolarmente un suo allievo (e ospite), Federico Ozanam (1813-1853), che si convertì e fondò la Società San Vincenzo de' Paoli.

Ampere morì nel 1836 in povertà: aveva speso tutto ciò che possedeva in libri e strumenti scientifici.
Fu sepolto nel cimitero di Montmartre, dove riposa accanto al figlio Jean Jacques (1800-1864), filologo e glottologo.