venerdì 13 ottobre 2017

Il cielo in rassegna...

Presento in questo breve post una rassegna di immagini interessanti riguardanti il cielo. Alcune sono amatoriali, altre circolano in internet. Dedico la rassegna ai miei discenti e inizio con un classico: la Via Lattea, ripresa da un amico (Mattia Giacomello) e da me rielaborata in una post-produzione.


Proseguo con il diagramma H/R, che classifica le stelle in base alla magnitudo (da nane a giganti) e alla temperatura esterna, cui corrispondono i colori dal rosso al blu. Quasi tutte le stelle descrivono una sequenza principale che attraversano il diagramma in diagonale, da sinistra in alto a destra in basso.


Il diagramma permette di prevedere il destino di una stella, riassunto dallo schema seguente (clikkate per ingrandire).


Una foto affascinante mostra la costellazione di Orione, presa in Norvegia (dal web), con poco inquinamento luminoso: in alto, Betelgeuse (a sx, rossa), Bellatrix (a dx); le tre stelle della cintura e in basso Rigel (a sx, molto luminosa); tra le "gambe" si intravede la nebulosa brillare di luce gialla.


Per sentirci piccoli nell'universo, osserviamo la seguente sequenza che paragona la Terra agli altri pianeti interni; poi i pianeti interni ai pianeti esterni; poi i pianeti al sole; quindi il sole alle altre stelle di dimensioni crescenti:


Limitandoci alla famiglia del Sole, ecco un'immagine d'insieme:


Infine, ecco il mio unico scatto, in cui immortalo il "bacio" che Giove e Venere (i due puntini luminosi al centro della foto) si sono scambiati qualche anno fa nei nostri cieli: 


martedì 10 ottobre 2017

Dirac: un libro per una vita "segreta".



Paul Dirac (1902-1984), detto "il taciturno", era una figura dalle mille contraddizioni, che dovevano fare di lui l'uomo più strano del secolo: impacciato nella conversazione e mirabile nell'esposizione scientifica, timido con le donne e insieme capace di lasciarsi attrarre dal fascino femminile, rigoroso con colleghi e studenti e intanto appassionato di Topolino, freddo "come un ghiacciolo", ma anche pronto a battersi fino all'ultimo in difesa dei propri amici. 

Questo era "il fisico più bizzarro del mondo", colui che ha ricostruito l'intero edificio della meccanica quantistica, ha "inventato" l'antimateria prima di qualsiasi conferma sperimentale, ha ripensato insieme la fisica del molto grande e del molto piccolo aprendo nuovi orizzonti nella comprensione dell'Universo. E tutto ciò, come lui stesso amava ripetere, "lasciandomi prendere per mano dalla matematica".




sabato 7 ottobre 2017

Il piccolo Oliver e lo Zio W ...


Ieri, al termine della mia lezione pomeridiana all'Università degli Adulti-Anziani di Belluno, una signora del pubblico si è avvicinata alla cattedra e mi ha raccontato di aver visto in libreria un testo (tra i tanti) di cui avevo suggerito la lettura: "Zio Tungsteno - Ricordi di un'infanzia chimica", di Oliver Sacks (ed. Adelphi) - QUI. Era indecisa se acquistarlo o meno: temeva di trovarlo troppo difficile, visto che tra le righe si parla di chimica.



In realtà, con questo libro molto personale, il celebre psichiatra inglese - quello di "Risvegli" - ci apre le porte della grande casa edoardiana di Londra in cui viveva un ragazzino timido e introverso con la passione per la scienza di Lavoisier: di fronte al multiforme e al caotico, all'incomprensibile e al crudele, la purezza del metallo ha per il piccolo Oliver un valore simbolico, quasi la materializzazione di "idee chiare e distinte" e di un ordine stabile. 

Il tramite naturale verso questo mondo fantastico è Dave, lo zio Tungsteno, quello che fabbricava le lampadine. 



Guidati dai filamenti di luce, seguiamo l'evoluzione di quel ragazzino curioso e appassionato: e sarà come ricapitolare alcune tappe essenziali nella storia della scienza, fino a quando  - durante un viaggio in automobile - un rimprovero dei genitori di Oliver, ambedue medici, lo indirizzò agli studi di medicina. 

D'altronde, l'adolescente Sacks si era reso conto che "la chimica era finita": la chimica raccontata nel libro è quella romantica, dei grandi scienziati dell'Ottocento, che manipolavano forse incautamente cianuro e arsenico, cloro e fosforo senza cercare troppi dpi

Con la rivoluzione portata dalla meccanica quantistica, la chimica non era più la scienza degli elementi e dei composti, ma degli elettroni e dei legami: Sacks non ci si riconosceva e la scelta di continuare la tradizione di famiglia è parsa quasi ovvia, anche se udire da vecchio l'inconfondibile tintinnio di una barra di W che cade a terra ha risvegliato in lui la nostalgia per quell'infanzia così particolare - e a tratti invidiabile.

In realtà, "Zio Tungsteno" non è un libro di chimica, ma un monumento alla curiosità di un bambino che ha trovato negli esperimenti - e in uno zio intelligente - nutrimento per il suo intelletto (e, aggiungo, nella scuola del suo tempo, motivo di noia e di sofferenza).

Cara Signora, buona lettura! 

giovedì 5 ottobre 2017

Ci sono premi e ... premi.

Mercoledì 4 ottobre è stato dato l'annuncio dei nomi dei vincitori del Premio Nobel per la Chimica di quest'anno: Dubochet, Frank e Henderson

Si è deciso di premiare ancora una volta il contributo che la Chimica dà allo studio delle biomolecole, alla base della vita nella sua materialità. 

I tre scienziati, infatti, e i gruppi di ricerca da loro coordinati hanno perfezionato la crio-microscopia elettronica, "un nuovo metodo per visualizzare le molecole della vita" - metodo che opera a basse temperature.


L'unico crio-microscopio elettronico sul suolo italiano si trova a Milano, presso i laboratori dell'Università Statale: molti giornali, oggi, hanno dato più risalto a questo dato anziché alle figure dei tre premiati, che si divideranno equamente la modica somma di 9.000.000 corone svedesi (più o meno 950 mila euro). 

Dei tre, mi ha colpito la biografia di Dubochet e il modo in cui racconta il suo curriculum vitae. Egli si presenta quale "figlio di genitori ottimisti" e "primo dislessico ufficiale del cantone di Vaud": potete leggerlo integralmente QUI.

sabato 30 settembre 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (V)

Nel post precedente ho accennato all'importante scoperta di Giulio Natta: il polipropilene isotattico. La produzione di questa sostanza fu realizzata per la prima volta su scala industriale dalla Montecatini nello stabilimento di Ferrara, a partire dal 1957.

Propongo qui due filmati d'epoca, tra i tanti conservati dall'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa, che mostrano le immagini degli impianti, imponenti, attraversati da tubazioni, strade e 40 km di ferrovie interne.


Sulle note dei "Quadri di un'esposizione" di Mussorgsky, nella versione orchestrale di Ravel, il primo film illustra la chimica degli idrocarburi che impiega come materie prime il petrolio e il metano, l'acqua e l'aria.

L'azoto, tratto proprio dall'aria, combinandosi con l'idrogeno, tratto dal metano, è trasformato in ammoniaca e successivamente in acido nitrico, con brevetti originali Fauser - Montecatini.

In tal modo vengono prodotti nitrato ammonico e urea agricola per le (al tempo) sempre crescenti esigenze nazionali ed estere.


Con la lavorazione del petrolio grezzo si avevano gas di elevata purezza: etilene, propilene e buteni - che davano origine, attraverso una serie di sintesi e di trasformazioni, al fertene (polietilene di Ferrara) e al polistirolo.

Oltre a questi prodotti, nello stabilimento petrolchimico di Ferrara si producevano cloroetano, bromoetano, dicloroetano, acetone, plastificanti, ecc.

Dall'ossido di etilene, si otteneva il terital, una fibra sintetica di grande interesse.

Questo documentario è prodotto dal Gruppo Cinema Montecatini per la regia di Sandro Giusti e Giovanni Ventimiglia. Il seguente invece ha la firma di Alessandro Blasetti, con la voce narrante di Giorgio Albertazzi e le musiche originali di Roman Vlad. I temi sono gli stessi e le immagini simili: peccato per l'audio.


Ah, per concludere: ecco una foto dello stabilimento oggi...


... alla prossima! MC

giovedì 28 settembre 2017

Immagini e animazioni per raccontare la Chimica (IV)

Stamani, a scuola, ho mostrato il seguente video, dedicato a Giulio Natta e alla sua scoperta: la polimerizzazione stereospecifica del propilene per dare il polipropilene isotattico (PP), che il sorriso di Gino Bramieri ci ha insegnato a chiamare moplen - e di cui avevo detto qualcosa QUI.


L'importanza del moplen è celebrata in diversi video, facilmente ritrovabili su youtube o siti analoghi, come questo.


Altro video d'epoca che ricorda la realizzazione delle molecole isotattiche è quello presentato qua sotto, che evidenzia come esse si ottengono dal petrolio per distillazione e poi cracking a propilene, il quale è polimerizzato in polvere e in granuli e successivamente estruso e stampato negli oggetti più svariati.


Altri video ancora raccolgono preziose testimonianze dalla viva voce dei collaboratori di Natta: il professor Italo Pasquon, il professor Lido Porri e altri. Accanto a questi documenti, troviamo quelli che esaltano il progresso industriale e gli insediamenti di Ferrara, di Brindisi e in altre località italiane. 

Son pagine di storia, di sociologia, di tecnica che oggi abbiamo girato assai frettolosamente lasciandole dimenticate nell'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa. Per fortuna che esiste internet.

martedì 26 settembre 2017

Allegria...

Cosa succederebbe se lanciassero una bomba atomica da 800 kilotoni su Belluno

Ecco l'estensione dell'area colpita calcolata con un software liberamente consultabile QUI, messo a punto da Alex Wellerstein.

La sfera di fuoco avrebbe un raggio di 880 m; il colpo d'aria di circa 6,5 km e l'onda termica provocherebbe ustioni di terzo grado a chiunque si trovi in un raggio di 11 km.


Sono solo stime e congetture per fortuna, ma di questi tempi non si sa mai...