lunedì 21 agosto 2017

La recensione di oggi...


Pubblico qui sotto la recensione dell'ultimo libro da me scritto, comparsa oggi sul Gazzettino di Belluno a firma di Daniele Collavino - che ringrazio per il bel articolo. Clikkate per ingrandire e buona lettura!


mercoledì 16 agosto 2017

120 anni di "acetilazioni speciali" ...

La storia dell’acido acetilsalicilico comincia nel 1853, quando il chimico francese Charles Frederic Gerhardt registrò il brevetto nel suo paese per la reazione dell’acido salicilico con il cloruro di acetile.

Il composto fu “re-inventato” dal tedesco Felix Hoffmann (allievo di Adolf von Baeyer) il 10 agosto 1897: egli lavorava presso i laboratori della Bayer, industria che produceva coloranti. 


Utilizzando il laboratorio dello stabilimento di Leverkusen, egli cercava il modo di trattare l’acido salicilico, assunto dal padre come antidolorifico, al fine di renderlo meno irritante per la mucosa gastrica. Ci riuscì facendo reagire l’acido salicilico con anidride acetica. 

Il 21 agosto 1897 ripeté la medesima reazione sulla morfina, ottenendo la diacetilmorfina, un antidolorifico ancora più potente che la Bayer commercerà con il nome di “eroina”.


Anche l’acido acetilsalicilico fu commerciato dalla Bayer, a partire dal 1899, con il nome di aspirina: “a” sta per “acetil”, “spir” sta per “spirea” (un genere di piante ricco di acido salicilico, un tempo coltivato nei giardini delle case contadine anche per i grappoli di fiorellini bianchi, tanto gradevoli alla vista) e “ina” era la desinenza data ai farmaci.

Il cespuglio di spirea nel mio giardino, coperto di brina.

L’acido salicilico deve il suo nome al fatto che si trova nella corteccia del salice: già Ippocrate aveva osservato i cervi strisciare le corna ferite - dopo le battaglie amorose - su quest’albero. Fu necessario attendere tuttavia i progressi della chimica nel XIX secolo per avere a disposizione la sostanza pura, ricavata da Leroux e da Piria (il chimico che gli diede il nome attuale).


Industrialmente, l’acido salicilico si ottiene per reazione del fenolo con anidride carbonica, sotto pressione e in ambiente alcalino: la sintesi fu perfezionata da Kolbe nel 1859. L’acido salicilico è poi trattato con anidride acetica per ottenere acido acetilsalicilico e acido acetico.

Esiste una disputa sul nome dell’ideatore di questo processo. Nel 1949, Arthur Eichengrun, direttore del laboratorio dove lavorava Hoffmann, pubblicò un articolo in cui sosteneva di essere colui che aveva pianificato e diretto la sintesi e di essere il responsabile dei primi test clinici. Infine dichiarò che il ruolo di Hoffmann sarebbe stato ristretto all'iniziale sintesi di laboratorio, basandosi sul progetto da lui ideato.


La versione di Eichengrün fu ignorata dagli storici e dai chimici fino al 1999, quando Walter Sneader, del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche della Università di Strathclyde a Glasgow, esaminò il caso, arrivando alla conclusione che ad Eichengrün andasse il merito della scoperta. La Bayer riconfermò la paternità della scoperta ad Hoffmann.

Perché l'aspirina "funziona"? Fu scoperto in tempi assai recenti dal chimico londinese John Vane, che per questo vinse il premio Nobel per la medicina nel 1982. Questa molecola blocca la produzione di prostaglandine e trombossani inibendo le ciclossigenasi (COX), due enzimi coinvolti nel metabolismo dell'acido arachidonico.

martedì 8 agosto 2017

Arcobaleno... elettrico!


Uno scatto buono (forse) per far pubblicità all'ENEL !!!

Cadola di Ponte nelle Alpi, 6 agosto 2017


domenica 6 agosto 2017

Ludwigshafen in cartolina...

Ludwighafen am Rhein è oggi una delle più importanti città industriali del mondo, sede della BASF, nota multinazionale della chimica.

Questo insediamento urbano nacque nel 1843 per iniziativa di Ludwig I di Baviera - il sovrano al quale dobbiamo l'Oktoberfest, festeggiata per la prima volta in occasione delle sue nozze. 

Il nome della città, che significa "porto di Ludwig", evidenzia da un lato l'importanza strategica (poi accresciuta con l'intensificarsi dei commerci lungo il Reno e con la realizzazione di una fitta rete di strade e ferrovie) e dall'altra ricorda il nome del fondatore - da non confondere con quello di Ludwig II, il costruttore dei fiabeschi castelli e del teatro di Bayreuth.

Nel 1848 la città fu devastata dai moti rivoluzionari e rimase un villaggio di pescatori fino al 1865, quando si insediò la BASF. Da allora il volto della città mutò. Sede dei più importanti complessi chimici della Germania (ove nacquero i primi impianti per la sintesi catalitica dell'acido solforico, dell'acido nitrico, dell'indaco, dell'ammoniaca, del metanolo, dello stirene, di molte materie plastiche, etc), fu bombardata durante la Prima Guerra Mondiale; nel 1921 il sobborgo di Oppau fu teatro di uno spaventoso incidente (l'esplosione di un deposito di nitrato di ammonio rase al suolo lo stabilimento e il botto fu udito a Monaco di Baviera). 

Rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, Ludwigshafen è stata ricostruita secondo gusti estetici in vigore negli anni Cinquanta e Sessanta. Anche gli stabilimenti industriali hanno conosciuto una modernizzazione: dalla lavorazione del carbone fossile si è passati alla raffinazione del petrolio, alla produzione di materie plastiche e di innumerevoli altri composti.

Una serie di cartoline d'epoca mostra la skyline con il Reno e le ciminiere dai neri fumi catramosi: non che la situazione "ambientale" sia ideale anche oggi... ma quei fumi avevano un fascino forse degno di un romanzo distopico di Verne (a me personalmente evoca certe descrizioni degne de "i 500 milioni della vecchia Begùm").







giovedì 3 agosto 2017

DOBEREINER, CHI ERA COSTUI ?


Johann Wolfgang Dobereiner fu un celebre chimico tedesco, nato il 13 dicembre 1780 a  Bug bei Hof, in Baviera.

Figlio di un cocchiere, Döbereiner ebbe poche opportunità di istruzione formale; egli fu apprendista di un farmacista, lesse molto, e assistette a lezioni di scienze naturali.

Nel 1810 diventò docente presso l'Università di Jena, ove rimase fino alla morte, avvenuta il 24 marzo 1849.

Notevoli furono i suoi lavori in chimica quantitativa: stabilì i pesi equivalenti di molti elementi (zinco, manganese, nichel, ecc.) e fu tra i precursori dell'uso dei metodi elettrogravimetrici nelle determinazioni analitiche.

Durante le sue ricerche, a partire dal 1817, Döbereiner scoprì degli andamenti ricorrenti in alcune proprietà di gruppi selezionati di elementi. Tali andamenti osservati lo condussero alla formulazione della legge delle triadi (triadi di Dobereiner), uno dei primi tentativi moderni di classificazione chimica - tentativo ripreso poi da Mendeleev e da altri autori.

(clikkate per ingrandire)

Secondo questa legge gli elementi chimicamente simili sono raggruppati in gruppi di tre (per es., zolfo, selenio, tellurio) e il peso equivalente di uno dei tre risulta uguale alla media aritmetica degli altri due. Dobereiner considerava i pesi equivalenti, ma simili considerazioni possono essere formulate tenendo conto della densità oppure del numero atomico.

Fu attivo anche nel campo della chimica organica in cui scoprì la composizione dell'acido ossalico e isolò il furfurolo.


Compì importanti studî pionieristici di catalisi; in particolare, le ricerche sull'azione catalitica del platino nelle reazioni tra gas (l’osservazione più importante porta la data del 3 agosto 1823 e concerne l’accensione spontanea di una miscela di idrogeno e ossigeno assorbiti sul platino) lo portarono, tra l'altro, alla ideazione della lampada che porta il suo nome. 


Fu autorevole e battagliero fautore dell'insegnamento della chimica sperimentale: le sue lezioni erano seguite assiduamente dall’amico Goethe, che si ispirò alla teoria delle affinità per redigere il celebre romanzo “Le affinità elettive”.


lunedì 31 luglio 2017

LEVI

Il 31 luglio 1919 nacque, a Torino, il chimico e scrittore Primo Levi, figlio di Cesare e di Ester Luzzatti. 


Allievo del liceo classico "Massimo D'Azeglio" dal 1934, si diplomò nel 1937 per iscriversi al corso di laurea in Chimica nell'università della sua città natale. Si laureò nel 1941 e sul diploma di laurea è precisata la sua appartenenza: "di razza ebraica".

Il padre, con il quale Levi ebbe un rapporto non sempre sereno, si era ammalato di tumore. Per aiutare la famiglia, Primo accettò un impiego semiclandestino presso una cava, con l'incarico di analizzare i minerali e gli scarti di lavorazione per individuare la possibilità di estrarre del nichel - come ricorda nell'omonimo capitolo de "Il sistema periodico". Nel medesimo periodo compone i primi tentativi letterari, due novelle confluite sempre nella medesima pubblicazione.

Nel 1942, Levi fu a Milano, al lavoro presso una ditta farmaceutica. Si avvicinò agli ambienti antifascisti e si impegnò nella lotta partigiana, trasferendosi in Val d'Aosta. 

Alla fine del 1943 è arrestato e riconosciuto come ebreo. Alla fine di febbraio dell'anno successivo è inviato al campo di Auschwitz III, dove fu impiegato, assieme ai compagni di prigionia, per costruire un nuovo stabilimento della IG-Farben, che avrebbe dovuto produrre gomma e carburanti.


"Non un solo chilogrammo di gomma uscì dalla Buna", ricordò Levi in "Se questo è un uomo", il celeberrimo testo che testimonia la sua esperienza di internato. Grazie alle competenze di chimico e a un severissimo esame, brillantemente superato, egli trascorse il rigido inverno 1944-1945 lavorando al caldo nel laboratorio dello stabilimento.

Il campo di Auschwitz fu liberato il 27 gennaio 1945: per Levi inizia il viaggio di ritorno attraverso l'Europa orientale, raccontato poi ne "La tregua". 

Rientrò a Torino, riabbracciò familiari e amici, cercò un impiego e, dopo varie esperienze, lo trovò presso una fabbrica di vernici, ove rimase fino al pensionamento. 


Scrisse nel frattempo il suo "libro liberatore" che diede alle stampe presso l'editore De Silva, con poca fortuna. Il successo come scrittore arriverà dieci anni dopo, nel 1956, e da allora sarà un crescendo continuo di successi.

Levi morì l'11 aprile di trent'anni fa, cadendo nella tromba delle scale del palazzo ove abitava. Suicidio? Incidente? Non si può dire. 

Di Levi rimane la testimonianza e rimangono i libri, quelli scritti da lui, quelli da lui amati e quelli detestati, specie da liceale (basta leggere le prime pagine de "Il sistema periodico"...). Tra tutti, il Gattermann: un trattato di Chimica Organica pratica, una sorta di libro di "cucina" con le "ricette" per nitrare il benzene o produrre il violetto di metile, che Levi studiò in tedesco e ritrovò al di là della recinzione del campo di Auschwitz. Un libro che gli salvò la vita due volte: prima, perché per studiarlo dovette imparare il tedesco; poi perché gli argomenti di quel libro costituirono l'oggetto dell'esame a cui fu sottoposto per essere associato al laboratorio della Buna. 

(Nota: foto dal web)

venerdì 28 luglio 2017

Mr. Tupper e gli happy parties ...

110 anni fa, il 28 luglio 1907, nacque Earl Tupper, l'inventore dei contenitori Tupperware. Impiegato presso la Du Pont, nota azienda chimica, egli scroccava il polietilene di scarto, lo lavorava e modellava tazze, piatti e stoviglie. 

(foto dal web)

Più tardi, nel 1938, fondò la Tupperware Plastics Company e cominciò la distribuzione dei suoi prodotti, introducendo il metodo di vendita noto come "home party" per mostrare i prodotti ai suoi (meglio sarebbe dire: alle sue) clienti, con le (fantozzianamente famigerate) dimostrazioni organizzate dalla padrona di casa alla quale ella invita le amiche per gustare un buffet tra un oggetto e l'altro.


Venduta l'azienda nel 1958 per 16 milioni di dollari, Tupper divorziò dalla moglie, rinunciò alla cittadinanza a stelle e strisce (per non pagare le tasse) e si trasferì in Costa Rica, dove morì il 5 ottobre 1983, all'età di 76 anni.

Fonti: QUI.