mercoledì 20 aprile 2016

Ossido di propilene e suoi derivati

L’ossido di propilene è uno dei cinquanta prodotti chimici con il più alto volume di produzione al mondo. 

Si ottiene per ossidazione del propilene: un processo recente (2008) e green, denominato HPPO, impiega come ossidante acqua ossigenata e opportuni catalizzatori, con la formazione di acqua come unico sottoprodotto.


A temperatura e pressione ambiente appare come un liquido incolore, estremamente volatile, con basso punto di ebollizione e un odore simile a quello dell’etere. 

E’ altamente infiammabile, reattivo ed estremamente versatile e per questo impiegato nella fabbricazione di una vasta gamma di prodotti industriali e commerciali.

La quota maggiore è impiegata nella produzione di polioli di polietere (70%), di propilenglicoli (20%) e di eteri di propilenglicole (5%).

I polioli di polietere, ottenuti dalla polimerizzazione dell’ossido di propilene, si adoperano nelle schiume, nella produzione di tensioattivi per detergenti e di prodotti per altre applicazioni.

I polipropilenglicoli, ottenuti per reazione dell’ossido di propilene con acqua, sono usati come agenti umettanti nell’industria farmaceutica, nella cosmetica e nell’industria alimentare; come fluidi refrigeranti e anticongelanti (antigelo delle automobili, in luogo del più tossico glicol etilenico).

Gli eteri di propilenglicole si ottengono per reazione dell’ossido di propilene con alcoli e fenoli. Sono impiegati come solventi in vernici, inchiostri, resine e agenti pulenti.

Altri usi comprendono prodotti ottenuti per reazione dell’ossido di propilene con:
- derivati fosforici (agenti ignifughi);
- ammoniaca (isopropanolammine per lavaggio di gas acidi);
- acido acrilico (idrossipropilacrilati);

- carboidrati (composti come amido o cellulosa propossilati sono usati come eccipienti nell’industria farmaceutica).