sabato 30 aprile 2016

Composti azotati: ammine, ammidi, amminoacidi...

Molti composti organici contengono anche azoto - oltre a carbonio, idrogeno e ossigeno. Tra i composti organici azotati, voglio ricordare le ammine, le ammidi, gli amminoacidi, le proteine, gli alcaloidi.

Le ammine contengono il gruppo funzionale -NH2, derivato dall'ammoniaca per sostituzione di un atomo di idrogeno con un atomo di carbonio. Analogamente all'ammoniaca, anche le ammine si comportano da basi: reagiscono con gli acidi formando sali di ammonio.

Il vecchio saggio della carta da giornale è tuttora utile per evidenziare il gruppo funzionale amminico. Lo raccontiamo, Thomas (dr. Scattolin) ed io, in questo breve video.


Altra reazione caratteristica è quella con l'acido nitroso:


Si distinguono:
  • ammine alifatiche, se l'atomo di carbonio appartiene a una catena alifatica (di un alcano o di un cicloalcano);
  • ammine aromatiche, se l'atomo di carbonio appartiene a un anello aromatico (come quello del benzene) e sono dette anche aniline dal nome del termine più semplice (anilina, un composto dal quale si preparano farmaci, pesticidi e soprattutto coloranti sintetici, come accenniamo sempre Thomas ed io nel seguente video); 


  • ammine eterocicliche, se l'atomo di azoto appartiene a un anello, ossia concorre a definire un sistema ciclico come quello del pirrolo e della piridina.

Le ammidi contengono il gruppo funzionale -CONH2. A questa classe di composti appartengono, ad esempio:
  • l'Autàn (il noto repellente per le zanzare);
  • l'allucinogeno LSD (dietim-ammide dell'acido lisergico);
  • l'urea (diammine dell'acido carbonico), presente nell'urina dei mammiferi, importante fertilizzante azotato (N46%) e intermedio nella preparazione di pesticidi, di resine ureiche e di farmaci (barbiturici).

Gli alfa-amminoacidi sono composti che contengono un gruppo amminico -NH2 e un gruppo carbossilico -COOH legati a uno stesso atomo di carbonio (C alfa). Sono i principali costituenti delle proteine, macromolecole chiamate così perché ritenute essere i principi primi della materia vivente.
Gli aminoacidi costituenti le proteine sono venti; alcuni sono sintetizzati dal nostro corpo, mentre altri (detti "essenziali") devono essere introdotti con una corretta alimentazione.

Le proteine
  • risultano dalla condensazione di più amminoacidi legati tra loro attraverso il legame peptidico;
  • svolgono svariate funzioni fisiologiche;
  • si denaturano con il calore, coagulando;
  • si evidenziano, ad esempio, mediante il saggio del biureto: la soluzione azzurra basica di Cu (II) vira al viola se riscaldata in presenza di due o più legami peptidici.

Anche gli alcaloidi contengono atomi di azoto che conferiscono a queste molecole proprietà "simili agli alcali" (da cui il nome): reagiscono con gli acidi per formare sali. 

Agli alcaloidi appartengono molte molecole ricavate dalle angiosperme, dotate di particolare azione fisiologica sul sistema nervoso. Si classificano in base all'effetto conseguente alla loro assunzione in: 
  • stimolanti (caffeina, teobromina);
  • rilassanti (morfina, codeina, eroina); 
  • allucinogeni (psilocibina, mescalina). 
Alcuni alcaloidi sono spiccatamente tossici (curarina, fisostigmina) mentre altri sono sfruttati per la loro azione farmacologica (chinino per la cura della malaria; alcaloidi della vinca in chemioterapia).
Tutti si caratterizzano per un gusto amaro: la stricnina è conosciuta come la sostanza più amara nota all'uomo.
Il loro impiego criminale ha costretto la Tossicologia a mettere a punto metodi analitici sempre più sensibili per determinare la presenza di queste molecole e dei loro metaboliti nei tessuti e nei liquidi biologici, a partire dalla metà del XIX secolo fino alle tecniche strumentali dei giorni nostri.


venerdì 29 aprile 2016

Esteri e lipidi: uno sguardo generale.

Come accennato al termine del post precedente, gli esteri sono composti ottenibili per condensazione di un acido con un alcol:

ACIDO + ALCOL = ESTERE + ACQUA

  • Gli esteri si riconoscono attraverso il saggio di Angeli e Rimini: si forma prima l'acido idrossamico corrispondente per transesterificazione con idrossilammina; l'acido idrossamico poi, in ambiente acido, dà un complesso con Fe(III) dal caratteristico colore rosso.

  • Gli esteri a basso peso molecolare (acidi e alcoli possiedono una corta catena di atomi di carbonio) sono assai volatili e costituiscono gli aromi della frutta matura. 
  • Gli esteri di acidi grassi con alcoli grassi formano invece le cere, che svolgono un'importante funzione protettiva (cuticola delle foglie, superficie esterna dei frutti, etc.). Con il termine grasso si intende una molecola costituita da una lunga catena di atomi di carbonio.
  • Gli esteri di acidi grassi con il glicerolo formano i trigliceridi, costituenti dei grassi animali (saturi e solidi) e degli oli vegetali (insaturi e liquidi). 

  • Per idrogenazione degli oli vegetali si ottengono i grassi idrogenati, come le margarine. Tale operazione fu introdotta per prevenire il naturale irrancidimento degli oli, dovuto all'ossidazione dei doppi legami presenti sulla catena di atomi di carbonio. L'addizione di idrogeno al doppio legame C=C avviene in presenza di nichel.
  • Per idrolisi alcalina dei trigliceridi si ottengono il glicerolo (separabile per distillazione) e i sali degli acidi grassi. In particolare, i sali di sodio o di potassio degli acidi grassi (palmitico, stearico) costituiscono i saponi e l'idrolisi alcalina si chiama saponificazione.
  • I sali di calcio degli acidi grassi sono insolubili in acqua e precipitano. I precipitati sono responsabili, ad esempio, della formazione degli aloni nelle vasche da bagno e sui sanitari. Per questo ai saponi possono essere aggiunti additivi che impediscono la precipitazione degli ioni calcio oppure possono essere sostituiti con i detergenti sintetici, definiti da una lunga catena lineare e satura di atomi di carbonio la cui estremità presenta un gruppo solfonico, fortemente polare. La linearità della catena è indispensabile per garantire la biodegradabilità del detergente e questo ha costretto a mettere a punto delle opportune tecniche di sintesi che massimizzino questo importante parametro.
Cere e trigliceridi appartengono all'importante gruppo dei lipidi, una classe che accomuna molecole insolubili in acqua. Ai lipidi appartengono anche molecole non saponificabili quali:
  • gli steroidi, che comprendono il colesterolo, gli acidi biliari (ac. taurocolico e ac. glicocolico) e molti ormoni secreti dalla corteccia surrenale (aldosterone) e dalle gonadi (testosterone, estrogeni);
  • i terpeni che costituiscono gli oli essenziali - ottenibili dai vegetali per spremitura, distillazione in corrente di vapore o estrazione con solvente e usati in profumeria;
  • gli eicosanoidi o leucotrieni, derivati dell'acido arachidonico: prostaglandine, prostaciclina e trombossani (con varie funzioni fisiologiche);
  • le vitamine liposolubili A, D, E e K.

martedì 26 aprile 2016

Alcoli, aldeidi, acidi carbossilici, esteri.

In queste ultime settimane di scuola, continuo felicemente la mia breve rassegna di molecole organiche durante le lezioni di Chimica per gli aspiranti operatori del benessere - che mi riprendono a tradimento mentre disegno schemi alla lavagna (... grazie, cmq!).


Dopo aver passato in rassegna idrocarburi e derivati, ho dedicato un po' di tempo agli alcoli, composti organici che contengono un gruppo -OH (ossidrile) legato a un atomo di carbonio. La desinenza caratteristica del loro nome è -olo


Il metanolo è l'alcol più semplice, ma nella descrizione in classe ho dato più spazio all'etanolo, l'alcol delle bevande, del sabato sera e dei morti sulle strade; ma anche di una cultura plurimillenaria, testimoniata dai dipinti e dai reperti che risalgono almeno all'Antico Egitto e ai popoli della Mesopotamia. 


Sono importanti anche i composti che contengono due o più ossidrili, come i glicol e la glicerina, usati in cosmetica come agenti umettanti.

Da un alcol, per ossidazione, derivano le aldeidi, molecole che si caratterizzano per la presenza del gruppo funzionale -CHO e per l'odore gradevole (benzaldeide, cinammale, vanillina, etc.) e per questo sfruttate in profumeria.


Per ossidazione spinta di alcoli e aldeidi si ricavano invece gli acidi carbossilici, composti sgradevoli al naso che presentano nella loro molecola il gruppo funzionale -COOH


Gli acidi carbossilici reagiscono con le basi per formare sali. Il nome dell'acido (-ico) muta in (-ato) nel sale. Così dall'acido acetico deriva l'anione acetato; dall'acido lattico deriva il lattato; dall'acido citrico deriva l'anione citrato; dall'acido benzoico deriva il benzoato; etc. I sali di sodio o di potassio di acidi grassi a catena lunga (acido palmitico, acido stearico) costituiscono i saponi.



Acidi carbossilici e alcoli condensano per formare gli esteri, composti corresponsabili degli aromi di molti frutti maturi. 

ACIDO + ALCOL = ESTERE + ACQUA


domenica 24 aprile 2016

Chimici veneziani d'altri tempi...

Gli alchimisti: è il titolo di questo dipinto di Pietro Longhi (1702-1785), risalente al 1757 e conservato a Ca' Rezzonico (Venezia).


Le figure sono tre: un gesuita, un francescano, un nobiluomo - riconoscibili dagli abiti. Il gesuita, dal caratteristico abito nero, è chino sul forno. Il francescano, dall'abito bruno regge un volume che raccoglie le opere di R. Lullo (Raimondo Lullo, alchimista del XIII secolo, del quale il 29 giugno ricorreranno i settecento anni della morte) mentre in basso a sinistra, ai piedi del nobile dall'abito chiaro, il libro aperto mostra le doti del ricercatore: intelligenza, virtù, sapienza, pazienza, frequenza, tempo.
Nero, bruno (rosso) e chiaro (bianco): nigrédo, rubédo, albedo. Le tre fasi dell'opera alchemica sembrano essere richiamate nei colori dei personaggi.


Il laboratorio presenta vari strumenti disposti in modo abbastanza ordinato (rispetto alle rappresentazioni di Stradano e di Brueghel, di due secoli prima): le bottiglie sui ripiani, il camino (oggi parliamo di "cappa aspirante"), il forno con l'athanor (a destra), la storta per le distillazioni.

Evidentemente, la pratica della chimica a Venezia ha origini più antiche di quanto si possa pensare: l'arte del vetro, le botteghe di tintori e pittori, etc. hanno permesso per secoli la manipolazione di molte sostanze provenienti da luoghi lontani e condotte a Venezia attraverso le rotte commerciali. 


Oggi, dalla vecchia città, hanno "sfrattato" pure gli studi scientifici, trasferiti a Mestre, in un nuovo edificio dal quale, volgendosi a sud, si gode la vista di quel che rimane della raffineria e del vecchio petrolchimico di Marghera. A nord, invece, si ammirano le (mie) montagne - tra le quali Paracelso diceva trovarsi il luogo migliore per condurre gli esperimenti e realizzare l'opera alchemica.


In effetti, a Valdenogher, è stata riscoperta quella che sembra essere stata la casa di un alchimista (QUI il link al sito), presentata in questo video.


BUONA VISIONE !!!


mercoledì 20 aprile 2016

Ossido di propilene e suoi derivati

L’ossido di propilene è uno dei cinquanta prodotti chimici con il più alto volume di produzione al mondo. 

Si ottiene per ossidazione del propilene: un processo recente (2008) e green, denominato HPPO, impiega come ossidante acqua ossigenata e opportuni catalizzatori, con la formazione di acqua come unico sottoprodotto.


A temperatura e pressione ambiente appare come un liquido incolore, estremamente volatile, con basso punto di ebollizione e un odore simile a quello dell’etere. 

E’ altamente infiammabile, reattivo ed estremamente versatile e per questo impiegato nella fabbricazione di una vasta gamma di prodotti industriali e commerciali.

La quota maggiore è impiegata nella produzione di polioli di polietere (70%), di propilenglicoli (20%) e di eteri di propilenglicole (5%).

I polioli di polietere, ottenuti dalla polimerizzazione dell’ossido di propilene, si adoperano nelle schiume, nella produzione di tensioattivi per detergenti e di prodotti per altre applicazioni.

I polipropilenglicoli, ottenuti per reazione dell’ossido di propilene con acqua, sono usati come agenti umettanti nell’industria farmaceutica, nella cosmetica e nell’industria alimentare; come fluidi refrigeranti e anticongelanti (antigelo delle automobili, in luogo del più tossico glicol etilenico).

Gli eteri di propilenglicole si ottengono per reazione dell’ossido di propilene con alcoli e fenoli. Sono impiegati come solventi in vernici, inchiostri, resine e agenti pulenti.

Altri usi comprendono prodotti ottenuti per reazione dell’ossido di propilene con:
- derivati fosforici (agenti ignifughi);
- ammoniaca (isopropanolammine per lavaggio di gas acidi);
- acido acrilico (idrossipropilacrilati);

- carboidrati (composti come amido o cellulosa propossilati sono usati come eccipienti nell’industria farmaceutica).

lunedì 18 aprile 2016

Dal petrolio al salone...

Il petrolio è la fonte di molti materiali di uso quotidiano. In un post pubblicato QUI qualche settimana fa avevo illustrato brevemente come da esso si ricavino carburanti e combustibili

Dalla distillazione primaria, a pressione atmosferica, si ricavano una serie di tagli che poi sono lavorati per ottenere i prodotti finiti.

Tagli petroliferi dalla distillazione primaria del greggio.

La prima operazione che i vari tagli subiscono è l'idrodesolforazione, la quale permette di eliminare i composti solforati sotto forma di acido solfidrico e di recuperare da esso lo zolfo - destinato infine alla produzione dell'acido solforico.

A differenza degli altri tagli, usati come carburanti e combustibili, la nafta è impiegata come carica per il processo di steam cracking, il quale permette di ottenere intermedi petrolchimici: etilene, propilene, butadiene, benzene, necessari alla sintesi dei prodotti di chimica fine.

Il processo di Steam Cracking, interpretato graficamente da Riccardo Rudatis.

La nafta, mista a vapor d'acqua (steam), è portata per un tempo brevissimo alla temperatura di 750-900 °C e quindi raffreddata bruscamente (quenching). Le grosse molecole degli idrocarburi saturi si spezzano in frammenti più piccoli, contenenti legami doppi o tripli, con contemporanea formazione di idrogeno. I vari idrocarburi sono successivamente separati gli uni dagli altri e ulteriormente lavorati, in vari modi, a seconda dei prodotti voluti.

Dall'etilene si ricavano:
  • etanolo;
  • ossido di etilene e quindi glicol etilenico e PEG;
  • alfa-olefine per la sintesi di tensioattivi (attraverso la successione delle reazioni di idroformilazione, idrogenazione, solfonazione e neutralizzazione con soda);
  • polimeri quali polietilene (PE), polistirene (PS), PET e PVC.
Dal propilene si ricavano:
  • alcol isopropilico e acetone;
  • ossido di propilene e quindi glicol propilenico e PPG;
  • glicerina;
  • polipropilene (il Moplen che i più anziani associano al sorriso di Gino Bramieri e delle vecchie pubblicità di Carosello).

Dall'isobutilene e dal butadiene si ricavano elastomeri.

L'inquadratura delle colonne del butadiene a Ravenna
in un fotogramma di "Deserto rosso" di M. Antonioni (1964).

Dal benzene, estratto dalla benzina di cracking, si ricavano, oltre ai prodotti ricordati QUI, anche:
  • acido salicilico e aspirina;
  • acido p-idrossibenzoico e parabeni;
  • fenoli e aniline per preparare coloranti e tinture;
  • alchilbenzensolfonati di sodio (tensioattivi anionici).
Dal toluene si preparano: 
  • alcol benzìlico;
  • benzaldeide;
  • acido benzoico e benzoati;
  • saccarina.
Oltre al petrolio, anche il metano è fonte di importanti materie prime: ma di esso avevo già detto QUI quel che serve sapere in ordine ai nostri scopi.









sabato 16 aprile 2016

Un'ossidazione con Co(II) e acqua ossigenata...


Molte reazioni impiegano acqua ossigenata e opportuni catalizzatori per ossidare specie organiche. 

Forse la più nota è la reazione di Fenton, messa a punto nel 1890 e usata nella distruzione di contaminanti organici nelle acque di scarico, inclusi trielina e percloroetilene.

Il video mostra la reazione tra tartrato di sodio - potassio e acqua ossigenata in presenza di cloruro di cobalto, che funge da catalizzatore. 

Il cloruro di cobalto è un sale che dà una soluzione di un bel colore rosa; il metallo è in stato di ossidazione +2. 

Durante la reazione, la soluzione che lo contiene cambia progressivamente di colore, fino a diventare verde (colore del cobalto +3), per poi ritornare al colore iniziale. 

Colori a confronto: la miscela di reazione (in primo piano) e la soluzione di catalizzatore (dietro).

Al di là dell'aspetto affascinante legato al cambiamento cromatico, lo studio di questa ossidazione riveste una sua importanza dovuta ad aspetti didattici (è spesso proposta come esempio di catalisi) e pratici: sali di cobalto (II) sono impiegati, ad esempio, come catalizzatori nell'ossidazione di p-xilene per la  produzione di acido tereftalico - importante intermedio nella sintesi del PET.



martedì 12 aprile 2016

L'ACQUA OSSIGENATA


Louis Jacques Thenard (1777-1857), collaboratore di Gay-Lussac, era professore di chimica al Collegio di Francia ed è passato alla storia per aver scoperto l’acqua ossigenata, H2O2, nel 1818. Si preparava un tempo facendo reagire il perossido di bario con l’acido solforico:

BaO2 + H2SO4 -> BaSO4 + H2O2

Industrialmente era ottenuta per distillazione dell’acido persolforico, H2S2O8, in soluzione acquosa, anche se adesso la si preferisce ricavare dall’etilantrachinolo, ossidato all’aria ad etilantrachinone e acqua ossigenata. L’etilantrachinone è ridotto nuovamente ad etilantrachinolo per idrogenazione, pronto per ricominciare un nuovo ciclo.

Gocciolando acqua ossigenata per ossidare Co(II) a Co(III). Venezia, 2010.

L’acqua ossigenata si trova in tracce libera in natura nell’atmosfera; è un forte agente ossidante (l'ho usata ad esempio per ossidare l'acido bromidrico a bromo oppure il cobalto dallo stato di ossidazione +2 a +3, nella foto sopra) ma agisce anche da riducente. L’ossido di argento ad esempio è ridotto ad argento metallico:

Ag2O + H2O2 -> H2O + O2 + 2Ag

Analogamente, anche nella reazione con il permanganato essa agisce da riducente:

2MnO4- + 5H2O2 + 6H+ -> 2Mn2+ + 5O2 + 8H2O

Si impiega nel candeggio dei tessuti, delle piume di struzzo, dell’avorio, delle perle. Noto è l’uso nell'acconciatura.

Si usa nel restauro delle pitture antiche. Il bianco di piombo (biacca), reagendo con i solfuri presenti nell’aria, dà solfuro di piombo nero. Trattando il solfuro di piombo nero con una soluzione ammoniacale di acqua ossigenata il solfuro viene ossidato a solfato di piombo bianco. 

In soluzione al 3% l’acqua ossigenata viene impiegata come disinfettante per uso esterno. A questa concentrazione essa è in grado di sviluppare 10 volte il suo volume di ossigeno: per questo sull’etichetta della bottiglia spesso si legge  la concentrazione espressa in volumi di ossigeno sviluppabili.

L’acqua ossigenata infatti si decompone spontaneamente in acqua e ossigeno e la reazione è catalizzata da composti come lo ioduro di potassio, gli ossidi metallici (es. biossido di manganese) o negli esseri viventi da opportuni enzimi (perossidasi, catalasi, etc).



In tempi recenti si sono sviluppati processi industriali che impiegano l’acqua ossigenata come agente ossidante in luogo dei classici cromo esavalente e sali di manganese (che generano scomodi sottoprodotti da smaltire).
Questi processi utilizzano, come catalizzatore, titanio-silicalite e sono sfruttati per produrre: 
  • epossidi da alcheni (es. l’ossido di propilene dal propilene e da qui glicole propilenico e polipropilenglicoli); 
  • aldeidi da alcoli primari;
  • chetoni da alcoli secondari;  
  • catecolo e idrochinone dal fenolo.

Un importante processo industriale permette la sintesi del caprolattame, fondamentale intermedio nella sintesi del nylon, trattando il cicloesanone con ammoniaca e acqua ossigenata per formare l’ossima corrispondente (anziché usare l’idrossilammina solfato che generava tonnellate di solfato di ammonio come scarto). Nello step successivo un catalizzatore acido (in luogo dell’oleum) induce la trasposizione di Beckmann dell’ossima a caprolattame, dal quale si ricava poi il nylon-6.
L’impianto pilota è stato realizzato ad Acquisgrana (Aachen), sotto la guida di Wolfgang Holderlich, docente presso la locale università tecnica.

Con l’acqua ossigenata e opportuni catalizzatori (acidi di Lewis) è possibile realizzare anche la reazione di Bayer-Villiger - che da chetoni porta alla formazione di esteri, e da chetoni ciclici porta alla formazione di lattoni (esteri ciclici). La sintesi tradizionale usa peracidi come agenti ossidanti.

Impianto per la produzione di acqua ossigenata.
Arkema, Leuna (Germania).

In tutte queste reazioni il catalizzatore può essere rigenerato e riciclato; l’unico sottoprodotto è acqua. In questo modo si cerca di minimizzare l’impatto ambientale dovuto a importanti sintesi industriali.

venerdì 1 aprile 2016

Una traccia per lo studio di qualche elemento e dei composti...

La valenza esprime la capacità di un elemento di combinarsi con altri elementi (uno o più elementi diversi) per formare composti (binari, ternari, quaternari, etc. a seconda del numero di elementi coinvolti):
  • Idrogeno, fluoro e cloro hanno valenza = 1.
  • Ossigeno e zolfo hanno valenza = 2.
  • L'azoto ha valenza = 3.
  • Il carbonio ha valenza = 4.

Immagine dal web... ingrandite con un click su di essa!

Tenuto conto di queste semplici regole (un po' approssimate, ma per i nostri scopi va bene così, inutile complicare le cose), è possibile tentare ora la descrizione di alcuni composti di importanza pratica. Ad esempio, combinandosi tra loro, idrogeno (H) e ossigeno (O) formano:
  • acqua, H2O, indispensabile per ogni forma di vita;
  • acqua ossigenata, H2O2: tossica per gli organismi, ossidante, usata come sbiancante. 
  • L'acqua ossigenata si decompone in acqua e ossigeno e la decomposizione è accelerata da opportuni catalizzatori, quali ossidi metallici, ioduro di potassio, enzimi, alcali, etc.
  • Per descrivere questo fenomeno, il chimico svedese Berzelius introdusse, nel 1836, il termine catalisi - poi esteso a un campo di studio estremamente vasto e di notevole importanza scientifica, tecnologica ed economica.
  • Per rallentare la reazione, le soluzioni commerciali di H2O2 sono stabilizzate con inibitori
  • Riassumendo:
    • un catalizzatore accelera una reazione chimica; 
    • un inibitore rallenta una reazione chimica.
Classi di composti inorganici - dal mio libro di Chimica del Liceo...
Lo zolfo (S) si combina con l’ossigeno per dare:
  • anidride solforosa, SO2  acido solforoso H2SO3 e solfiti;
  • anidride solforica, SO3 acido solforico H2SO4 e solfati.
  • L’acido solforico si impiega, in particolare, per preparare tensioattivi anionici, usati come detergenti.
Il carbonio (C) si combina con l’ossigeno per dare:
  • monossido di carbonio, CO, tossico (morti per malfunzionamento delle stufe) e di uso industriale (sintesi del metanolo, dell'acido acetico, delle aldeidi da olefine, etc.);
  • anidride carbonica, CO2  acido carbonico H2CO3 e carbonati

L’azoto (N) si combina con l’ossigeno per formare vari ossidi di azoto (N2O, NO, NO2); combinato con l’idrogeno in grandi impianti industriali forma invece l’ammoniaca.

Petrolchimico di Ferrara, impianto per la sintesi dell'ammoniaca.

L’ammoniaca, NH3, si comporta da base: reagisce con gli acidi per dare sali di ammonio (catione NH4+), usati principalmente come fertilizzanti:
  • solfato di ammonio, (NH4)2SO4, oggetto di un esperimento descritto nel video sottostante (di L. Chiesura e A. Trevisan);
  • nitrato di ammonio, NH4NO3.



Altro importante composto che l'azoto forma combinandosi con idrogeno e ossigeno è l'acido nitrico, HNO3. Tra i suoi sali, detti nitrati, ricordiamo: nitrato di potassio, KNO3, e nitrato di sodio, NaNO3.


Fluoro (F) e cloro (Cl) si combinano con l’idrogeno per formare rispettivamente:
  • acido fluoridrico, HF;
  • acido cloridrico, HCl.
  • I sali dell’acido fluoridrico sono detti fluoruri.
  • I sali dell’acido cloridrico sono detti cloruri.
  • Il cloruro di sodio, NaCl, costituisce il comune sale da cucina e da esso si ricavano:
    •  il cloro elementare, Cl2;
    • l’idrossido di sodio, NaOH, o soda caustica, usata nella fabbricazione dei saponi;
    • il carbonato di sodio, Na2CO3, o soda solvay, che trova impiego nella fabbricazione dei detergenti;
    • l’ipoclorito di sodio, NaClO, commerciato in soluzioni al 5% con il nome di candeggina o varecchina.


(continua)