lunedì 10 gennaio 2022

Y come Yellowstone e Yersinia, tra studi e documentari

Ogni mercoledì sera alle 21:15, su Focus TV - canale 35, Bill Pullman ci accompagna alla scoperta del Parco di Yellowstone, una sterminata riserva brulicante di fauna e di meraviglie naturali. 

Migliaia di geyser, sorgenti termali e caldere, 800.000 ettari di foreste, praterie e corsi d'acqua - il fiume Yellowstone è il principale e le sue acque finiscono nel Missouri e da là nel Mississippi - in cui vivono centinaia di specie animali: è il parco più antico del mondo, voluto dal presidente Ulysses Grant (1822-1885) e inaugurato il 1° marzo 1872 - un secolo e mezzo fa.

Nella prima puntata è stata messa a tema la rigidità dell'inverno, focalizzando l'attenzione su come le varie specie cerchino di fronteggiare l'assenza di cibo

Ecco che la lince che si accontenta di qualche piccolo roditore, quando non riesce a catturare le anatre che nuotano nelle acque mantenute allo stato liquido dal calore delle fonti geotermiche, mentre un giovane lupo solitario si contende con orso e coyote la carcassa di un alce o di un bisonte, suscitando la vendetta di altri lupi del branco a cui apparteneva - che lo inseguono fino a farlo cadere in un torrentello che scorre in fondo a una ripida scarpata.

La ricca fauna avicola comprende falchi pescatori, merli acquaioli, cigni, anatre, aironi - questi ultimi protagonisti di un breve cartoon sulle note del Clair de lune di Debussy, che nulla ha a che vedere con Yellowstone ma che mi piace richiamare qua sotto, prima di introdurre la drammatica seconda parte del post.

Nelle pozze idrotermali prosperano dei microrganismi resistenti a condizioni severe di temperatura, pH e salinità, come messo in evidenza dalle ricerche di Thomas Brock (scopritore del Thermus acquaticus) e di autori successivi, che ho recentemente ripreso nelle slide di una presentazione.


In tempi più recenti, un altro microrganismo è stato oggetto di approfondite ricerche da parte degli studiosi, i cui risultati, ottenuti dopo nove anni di osservazioni, sono stati resi noti in Plague, pumas and potential zoonotic exposure in the Greater Yellowstone Ecosystem”, pubblicato il 2 marzo 2020 su Environmental Conservation da L. Mark Elbroch e Howard Quigley di Panthera e da T. Winston Vickers del Karen C. Drayer Wildlife Healthcenter dell’Università della California – Davis


In particolare, i ricercatori hanno esaminato la presenza e la diffusione del bacillo della peste (Yersinia pestis) nei puma (Puma concolor): nel 47% degli animali testati è stata riscontrata la presenza del bacillo di Yersin, che causa proprio la temutissima peste (nell'uomo come in altre 200 specie animali, soprattutto roditori, che costituiscono la riserva naturale del microrganismo).


Anticorpi anti-Y. pestis sono stati rilevati in 8 puma su 17 esemplari sottoposti al test di immunoassorbimento enzimatico del complemento; il microrganismo stesso è stato rilevato in 4 puma su 11 (36%) dopo l'autopsia. 

Né il sesso né l'età del puma erano significativamente associati all'esposizione o alla mortalità da Y. pestis, sebbene la dimensione del campione considerato fosse piccola. 

La prevalenza complessiva dell'esposizione è stata valutata come simile a quella riscontrata lungo il versante occidentale del Colorado, adiacente alla regione di Four Corners, un noto focolaio di peste negli Stati Uniti. Ciò, per i ricercatori, sembra suggerire che: 
  • (1) Y. pestis può essere presente a livelli più elevati nel GYE (Greater Yellowstone Ecosystem) rispetto a quanto precedentemente ipotizzato; 
  • (2) la peste è una fonte significativa di mortalità per i puma locali (6,6% della mortalità subadulta e adulta);
  • (3) i puma potrebbero costituire un'utile sentinella per il potenziale rischio di esposizione alla peste per gli esseri umani in tutto l'Occidente. I cacciatori e altri che si interessano ai puma in questa regione dovrebbero essere informati della possibilità di esposizione.

Il bacillo della peste è noto per aver ucciso decine di milioni di esseri umani nel corso della storia, ma questo nuovo studio ha rivelato che i batteri mortali ora infettano un ospite completamente diverso da quelli finora noti: il puma che vive nella GYE. 

I ricercatori hanno scoperto che quasi la metà dei soggetti considerati era stata esposta alla peste. Tuttavia, poiché i puma di solito non si avvicinano agli umani, è improbabile che questi grandi felini facciano ammalare qualcuno.

"La persona media non ha quasi alcuna possibilità di contrarre la peste di un leone di montagna", ha affermato Mark Elbroch, direttore del programma puma per Panthera, un'organizzazione globale per la conservazione dei felini selvatici, scrivendo a Live Science in una e-mail.

Così qualche temerario amante degli sport estremi in aree selvagge potrà continuare a fare surf sulle rapide del fiume Yellowstone. Io mi limito a vederlo in TV, anche se qualche escursione tra Montana, Idaho e Wyoming la farei volentieri, in un futuro sempre più incerto.

Per approfondire ulteriormente, leggete QUI e QUI.

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