Non posso non dedicare un post monografico agli Uffizi, che comincio col mostrarvi in una foto notturna, ove i vari volumi si mescolano alle luci artificiali su uno sfondo nero, un po' De Chirico, un po' Seicento olandese.
Tra gli Uffizi e Palazzo Vecchio, ecco il ponte coperto, l'ultimo tratto del corridoio vasariano:
Oltre a questo, voglio soffermarmi non tanto sulle opere d'arte che troviamo comodamente in qualsiasi libro di storia dell'arte quanto sulla loro capacità di attirare i visitatori - inglesi, americani, cinesi, giapponesi, arabi e qualche tedesco - armati di macchina fotografica o di smartphone che cercano di catturare la loro fotografia di qualche celebre capolavoro del Rinascimento: il Tondo Doni di Michelangelo, ad esempio.
Del ritratto di Agnolo Doni e della moglie Maddalena, dipinti da Raffaello, importava assai meno, anche se esposti nella stessa stanza.
Oltre alle opere esposte, meritava un po' di attenzione anche il paesaggio che si poteva ammirare dalle grandi finestre: peccato per la gru, ma una grande città è per sua natura un cantiere aperto.
Riprendiamo con la calca di fronte alle opere di Sandro Botticelli, come la celeberrima Primavera:
La Madonna del Magnificat incontrava meno le preferenze dei numerosissimi visitatori.
Anche Piero della Francesca, con i suoi ritratti dei duchi di Urbino, costituiva un'autentica attrazione:
Nessun commento:
Posta un commento